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9 marzo, 2026A Bogotà si rinnova il Congresso: il partito d'opposizione resta indietro al Senato, ma si prende la Camera. Intanto rimangono alte le tensioni, con 2.400 persone che avrebbero cercato di entrare nel Paese per votare nonostante la chiusura delle frontiere, secondo i leader della maggioranza
In Colombia il Patto Storico è a un passo dal rinnovo al Senato. Con oltre il 96% delle schede scrutinate, le elezioni parlamentari nel Paese sudamericano vanno verso la conferma, alla camera alta, della coalizione di sinistra che sostiene il presidente Gustavo Petro, tra le principali forze insieme al Centro Democratico, il partito conservatore legato all’ex presidente Álvaro Uribe. I due schieramenti risultano i più votati al Senato, con il Centro Democratico che rimarrebbe all’opposizione, mentre alla Camera emergerebbe come il partito con più voti, seguito dalle forze tradizionali liberali e conservatrici. Al quinto posto la coalizione di Petro.
Quella colombiana è una tornata elettorale che rinnova un Congresso di oltre 280 seggi, ma soprattutto un test politico in vista delle presidenziali del prossimo 31 maggio. A cui concorrerà anche Paloma Valencia, che nello stesso weekend ha vinto le primarie per rappresentare il Centro Democratico alle prossime elezioni: "Sono nata uribista e morirò uribista", ha dichiarato durante i festeggiamenti. Per poi scoccare una freccia verso il prossimo avversario, Petro, e verso un'amministrazione considerata "una bomba a tempo, arrivata agli ultimi secondi del countdown prima di esplodere".
Il voto si è svolto ieri, domenica 8 marzo. Formalmente in un clima relativamente ordinato, ma con forti misure di sicurezza e diverse tensioni. Le autorità hanno dispiegato decine di migliaia di agenti per proteggere i seggi e monitorare possibili irregolarità, mentre il governo ha denunciato un tentativo di voto illegale al confine con il Venezuela, dove circa 2.400 persone avrebbero cercato di entrare nel Paese per votare nonostante la chiusura delle frontiere. Il presidente Petro ha parlato di una possibile “valanga di voti illegali” e ha chiesto un’indagine sul trasporto di elettori oltreconfine.
Alla vigilia delle elezioni, tuttavia, il clima politico era stato segnato da episodi di violenza contro candidati e attivisti. Negli ultimi mesi si sono registrati omicidi, rapimenti e minacce contro figure politiche, mentre le Nazioni Unite hanno documentato decine di attacchi e oltre cento minacce contro leader locali. Tra gli episodi più gravi c’è stato il sequestro temporaneo della senatrice indigena Aída Quilcué, fermata da uomini armati e costretta a inginocchiarsi sotto la minaccia delle armi, come riporta il New York Times. In altre regioni gruppi armati hanno sparato contro veicoli di candidati o imposto restrizioni alle campagne elettorali: molti osservatori definiscono il clima come il più teso dalla firma dell’accordo di pace con le Forze armate rivoluzionarie della Colombia nel 2016.
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