La ragazza rom espulsa da Parigi è il simbolo di una sinistra che insegue la destra sulla sicurezza. In vista del voto europeo

Leonarda, la studentessa di 15 anni, rom del Kosovo, espulsa dalla Francia assieme alla sua famiglia, è il simbolo della vera partita che si giocherà la prossima primavera nel Vecchio Continente alle elezioni europee. Quando il tema dominante, in pressoché tutti i Paesi, saranno le politiche sull’immigrazione. E la Francia è la cartina di tornasole di una corsa a destra sul tema, tanto più significativa perché avviene dove è più forte la tradizione di accoglienza e asilo e dove c’è la sinistra al governo. Il caso Leonarda, che a Parigi si associa al caso Khachik, un ragazzo armeno che ha avuto la stessa sorte, allora si spiega col 24 per cento dei consensi che un sondaggio-choc d’inizio ottobre (Ifop-Nouvel Observateur) attribuisce allo xenofobo Front National di Marine Le Pen (primo partito). E col favore con cui i francesi hanno approvato l’iniziativa del ministro dell’Interno Manuel Valls, 51 anni, socialista: tre su quattro si dichiarano favorevoli.

A Valls va riconosciuta la coerenza. Non ha fato mistero, fin da quando si è insediato nel maggio 2012, che avrebbe usato il pugno duro contro i sans papiers. La sua intransigenza gli è valsa la palma di politico più popolare con un gradimento che supera il 70 per cento e comprende molti sostenitori dello schieramento avversario. Un filo niente affatto sottile lo lega alla figura di Nicolas Sarkozy. Entrambi sono un emblema di come funzionava, fino a una generazione fa, l’integrazione. Valls è figlio di un pittore catalano e di una madre svizzera italiana. L’ex presidente è di padre ungherese. Come trampolino di lancio per la carriera hanno usato l’hotel de Beauvau, il palazzo che ospita il ministero dell’Interno, e scelto come cifra distintiva l’intransigenza. Pescando nel vocabolario dell’estrema destra termini che solleticano l’attenzione di quell’elettorato diventati proverbiali.Sarkozy definì «racaille», feccia, da ripulire col «kärcher», un noto aspirapolvere, i rivoltosi delle banlieue. Valls ha sostenuto che i rom andrebbero espulsi «perché i loro stili di vita sono diversi dai nostri e in evidente conflitto». Una difesa nazionale oltranzista ad opera di due non-francesi d’origine (e del resto il campione storico della Francia, Napoleone, era còrso). Come non-francese è Leonarda che però parla quella lingua, è nata in Italia, non conosce l’albanese della terra d’origine della famiglia. Una cittadina europea, si definirebbe, se la costruzione di quell’identità sovrannazionale fosse un cammino condiviso.

La polizia ha agito correttamente, nel rispetto delle leggi, cacciando la ragazza kosovara, è l’alibi sbandierato. Fragile e non completamente esatto. Perché se è stata rispettata una procedura standard dopo che la richiesta d’asilo era stata respinta, è stato però violato lo spirito delle norme, che concedono la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario per problemi privati. L’educazione rientra nella casistica, tantopiù nella patria dei diritti dove una parte della popolazione, seppur minoritaria, si è sentita offesa perché è stato violato un simbolo oltre che per il modo. Leonarda è stata prelevata dagli agenti mentre si trovava sull’autobus in gita coi compagni di classe. E i suoi coetanei sono scesi in piazza in nome della “sanctuarisation de l’école” (slogan che in italiano suona cacofonico “santuarizzazione della scuola”), un principio risalente al 1215 quando gli studenti dell’università di Parigi reclamarono il riconoscimento delle loro aule come “zona franca”. Alla pari delle chiese per i fuggiaschi.

Questo è il dilemma a cui ci si trova davanti. Andare a scuola è un buon motivo per ottenere il permesso di soggiorno? Nella semplificazione della destra, lepenista o sarkozysta che sia, la risposta è scontata: no. Per la sinistra, al solito, la questione diventa più complessa e si articola su varie posizioni. Da quella securitaria di Valls a quella dubbia del presidente-tentenna François Hollande («Leonarda sì, i suoi parenti no») fino al sì convinto di quella parte radicale che non vorrebbe svendere, in nome di un velleitario inseguimento del consenso, alcuni valori storici ispiratori della gauche, e in definitiva della stessa République, come fratellanza e solidarietà.

Oggi è la sinistra francese a dover fare i conti con le sue contraddizioni. Ma attenzione, saremo tutti nelle condizioni di Parigi, che ha solo anticipato un tema decisivo. Le elezioni europee si avvicinano, i partiti eurofobi, razzisti e xenofobi crescono nei consensi perché si fanno impresari della paura degli immigrati, diffusa soprattutto in questa fase di recessione. E la sinistra si gioca l’anima. Perché deve pur esistere una terza via tra il sacrosanto desiderio di sicurezza e l’espulsione di una ragazza che vorrebbe studiare. E diventare europea.

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