A Napoli c’è un teatro che lo Stato ignora

Va avanti da anni nel rione Sanità, coinvolgendo decine di bambini e ragazzi. È un’eccellenza italiana. Ma il ministero taglia i finanziamenti

“Fare teatro" significa allenarsi alla vita, quella vera, non solo quella da palcoscenico. Il teatro insegna a rispettare ruoli e spazi, i propri e quelli di chi ti sta accanto. Su un palco non devi mai coprire chi si trova con te. Tutto dalla platea deve essere chiaro, tutti gli attori visibili. Nessuna voce sovrasta l’altra. Ci si fida dei colleghi e si rispettano i loro ruoli perché solo così il tuo avrà senso. Regole semplici, che chiunque abbia fatto anche il più banale dei corsi di teatro conosce. Regole che però non valgono solo a teatro ma diventano regole di vita. Il teatro andrebbe introdotto a scuola come materia d’insegnamento a partire dagli ultimi anni delle scuole materne. Perché il teatro è equilibrio e ascolto, e ciò che più manca spesso è proprio la capacità di ascoltare chi abbiamo accanto o anche il territorio in cui viviamo.

Il Nuovo Teatro Sanità è una realtà teatrale necessaria che ha sede in una bellissima chiesa sconsacrata, in uno dei quartieri più difficili di Napoli e si mantiene grazie al sostegno di chi crede che al Sud ciò che manca sia soprattutto ascolto, equilibrio e opportunità. Questo sostegno non arriva dallo Stato che ha deciso, tramite il giudizio insindacabile di una commissione di esperti, che la proposta del Teatro non meriti gli “aiuti” statali destinati alle compagnie under 35.

E così alla Sanità, mentre il governo risponde all’escalation di violenza con l’invio di 50 poliziotti, mentre Vincenzo De Luca promette più telecamere, mentre il sindaco di Napoli rilancia con i dati del turismo dicendo che Napoli non è Baghdad, succede che un luogo fondamentale come il Nuovo Teatro Sanità, che ospita decine di bambini e adolescenti, che da anni fa progetti fondamentali per quel territorio, non come opera di carità o di assistenza, ma proponendo percorsi validi che potrebbero competere con le migliori strutture europee, ebbene lì, dove più ci sarebbe bisogno, lo Stato chiude ogni porta. Il teatro alla Sanità non serve solo a togliere ragazzi dalla strada o non funge da “tempo pieno”, non serve a portare un po’ di trascendenza, non è soltanto una sorta di attività anticamorra. Alla Sanità il teatro si fa vita, una vita che va avanti senza alcun sostegno. E il motivo quel è? La qualità dell’offerta artistica, valutata su carta e considerata non all’altezza dei finanziamenti. E allora è inutile che la politica parli di progetti al Sud, di piani per rilanciare il Mezzogiorno. Il Mezzogiorno oggi più che mai è dalle stanze del potere escluso, è trattato come uno sconosciuto, con disarmante superficialità.

Ora, non mi si dia del campanilista perché non lo sono, e del resto le compagnie meridionali che hanno avuto accesso al fondo sono molte; è però naturale pensare che quella insufficienza nella qualità del progetto, attribuita al Nuovo Teatro Sanità, sia piuttosto insufficienza di legami politici e incapacità di influenzare la commissione. O forse la commissione ha valutato frettolosamente una realtà teatrale che deve essere sostenuta non come opera di beneficenza, ma perché è una eccellenza italiana da ripetere ovunque ci sia bisogno di riportare equilibrio e ascolto.

Istituti culturali e teatri sparsi per l’Italia e per il mondo spesso sono stati semplicemente delle tangenti che la politica pagava a un mondo intellettuale un tempo influente. Ma la crisi economica, che rende superfluo tutto ciò che non è pane, ha penalizzato di fatto solo le esperienze minori, quelle che nascono perché di loro si avvertiva la necessità e non per convogliare fondi, non come scatole vuote da riempire di denaro.

Esperienze da emulare, piuttosto, e non da far morire. Del resto proprio a questo dovrebbe servire la politica: a discriminare, a decidere cosa sostenere in tempo di crisi e cosa tagliare. Il Nuovo Teatro Sanità è la Sanità: è un luogo che si relaziona al quartiere e da questo viene migliorato. Non sottrae al quartiere giovani per promettere loro una vita migliore, ma dà al quartiere formazione e risorse, pagando ad esempio corsi di teatro e iscrizioni all’università. Il Nuovo Teatro Sanità è la speranza dove ormai tutti credono che non ce ne sia più, anche e soprattutto chi ci vive. E mentre io dovrei raccontare le bellezze della città, la politica e le sue commissioni ne fanno strame. In questo momento voglio dare voce e vicinanza a Mario Gelardi, direttore del Nuovo Teatro Sanità, e a tutte le persone che ne fanno parte. Voi siete il rinnovamento costante del quartiere Sanità, altro che invio di poliziotti e telecamere. E questo, chi dice di amare Napoli, non l’ha ancora capito.

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