Una delle passioni della mia vita è stata ed è tuttora la musica. Eppure io non so leggere le note musicali e non so suonare alcuno strumento salvo il pianoforte cosiddetto a “orecchio”.
Oggi ho pensato di occuparmi di musica perché su un giornale di qualche giorno fa (forse sul Corriere della Sera o sulla Stampa) ho letto un articolo che riguarda un fatto strano della musica: dalla fine del Settecento fino ad oggi l’Italia si è occupata soltanto di musica operistica mentre la Germania ha prodotto soprattutto musica sinfonica.
L’articolo non spiega le ragioni di questa differenza, ma pone il tema. Osservo di passata che oltre alla musica operistica e a quella sinfonica esistono altri tipi di musiche, sia come genere e sia come ritmo e strumentazione.
Faccio un solo esempio: il Jazz, che di solito in queste dotte ricerche non viene mai nominato. Nacque in America sul finire dell’Ottocento e soprattutto in Louisiana e inizialmente fu il canto a sfondo religioso dei coltivatori di cotone, quasi sempre donne e uomini di colore e quindi schiavi o loro figli. Poi cambiò ma quella fu l’origine. Il Jazz deriva dunque da una musica sacra e abbina il ritmo con la melodia, mentre il Rock ha quasi abolito la melodia e si appoggia quasi esclusivamente sul ritmo.
Torno alla musica e alla sua storia e alla vocazione della Germania (ma non soltanto) verso la Sinfonia e dell’Italia verso l’Operistica. Ebbene non concordo con questa bipartizione. C’è stato, è vero, un periodo in cui questa differenza avvenne in modo vistoso, con l’eccezione di uno dei maggiori compositori, Mozart, che scrisse splendide sinfonie e musica religiosa, tra cui il bellissimo “Requiem”, ma al tempo stesso opere liriche di prima qualità tra le quali “Le Nozze di Figaro” e soprattutto il “Don Giovanni”.
Se volessimo ricordare la musica del millennio che abbiamo alle spalle dovremmo parlare dei Trovatori e dei Menestrelli che suonavano su strumenti a corda accompagnandoli con il loro canto nei castelli e nelle strade della Provenza. Da lì molti di loro arrivarono in Sicilia e altri a Bologna, attratti in quella città dalla prima Università nata in Europa.
In Sicilia stava nascendo in quello stesso periodo la poesia che poi si diffuse in tutta Italia e principalmente in Toscana e fu chiamata “Il Dolce Stil Novo”; lo Stil Novo parlava soprattutto dell’amore e spesso come sfondo alla poesia si cantava ancora con lo stile dei Menestrelli. Quella però non era musica vera e propria, ma soltanto accompagnamento. La vera musica nasce, per quanto riguarda l’Italia, tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento e tra i tanti nomi che contribuiscono a quella nascita il vero maestro è Pierluigi da Palestrina. È da lì che la musica in Italia prende il volo: nuovi strumenti, nuovi generi, nuove tematiche e compositori che sono entrati nella storia: Monteverdi, Scarlatti, Frescobaldi, Vivaldi.
Le città dove esistono scuole musicali e luoghi di rappresentazione sono soprattutto Napoli, Roma, Firenze, Venezia. In Germania grandeggia Bach nella musica strumentale e nella musica religiosa. “L’Arte della Fuga”, il suo grande lascito alla storia musicale, è stato il testo che è riuscito a “sentire” insieme il Barocco e in qualche modo anche il Romanticismo di là da venire.
Mozart è un personaggio eccezionale e vorrei dire che sente soltanto se stesso. Nel frattempo (e siamo agli inizi dell’Ottocento) si diffonde il Romanticismo in tutti i generi d’arte: romanzi, saggi letterari, e naturalmente musica. Dopo Mozart c’è un altro gigante, Beethoven. Lui il Romanticismo lo sente, ma la sua potenza musicale è tale che riesce ad unire il Romanticismo con la Classicità specie in alcune sinfonie come la Quinta e la Settima e in gran parte delle Sonate.
Ma i compositori interamente romantici sono Schubert, Mendelssohn, Schumann e Chopin. Quest’ultimo è del tutto particolare: scrive e suona quasi soltanto il pianoforte, alternando brani di musica romantica con mazurke che sono quasi canti di guerra ritmati e da lui connessi con gli eventi rivoluzionari che avvenivano in Polonia, suo paese d’origine.
Scrisse poi alcune Sonate che si mettono fuori dal suo tempo ed ebbero una strana funzione: riprendevano il suggerimento dell’Arte della Fuga e fecero da premessa, nientemeno, che alla musica sinfonica di Debussy e di Stravinsky.
Ma in Italia cosa era avvenuto nel frattempo? Anche da noi il Romanticismo ebbe una forte presa, soprattutto nei romanzi, nella letteratura, nella poesia e ovviamente nella musica. C’è uno scritto di Mazzini sulla musica, polemico nei confronti di Rossini. Il suo musicista che incarnava ai suoi occhi il Risorgimento fu Donizetti.
Naturalmente il pensiero mazziniano va giudicato sui suoi interessi e valori ideali di altro genere, ma quest’uscita musicale ha pur essa un senso.
Il vero e grandioso operista che incise fortemente anche sul moto politico risorgimentale è stato Giuseppe Verdi. Tra i giovani che andavano ad ascoltare le sue opere e occupavano solitamente le gallerie dei teatri si intonava spesso il “Va’ pensiero” quando si rappresentava il “Nabucco” oppure si gridava “Viva Verdi”, un grido che andava di moda perché le cinque lettere del cognome Verdi sono le iniziali della frase “Vittorio Emanuele Re d’Italia” e questo quei giovani volevano significare.
Su Verdi non mi trattengo: è conosciutissimo e continuamente rappresentato in tutto il mondo. Dopo di lui l’operistica italiana ha ancora qualche autore ma non di grande importanza, tranne uno che raggiunge quasi lo stesso livello verdiano, Giacomo Puccini.
Dopo la rivoluzione dodecafonica tutto è cambiato, l’operistica è in crisi ma continua ad essere largamente rappresentata e la sinfonica classica altrettanto, ma la nuova produzione si distacca ampiamente in tutta Europa ed in America da quella tradizionale: è uno dei cavalli di battaglia di Pollini come solista mentre abbiamo avuto come grande promotore e maestro Abbado che purtroppo non c’è più e Riccardo Muti che tiene il campo in tutti i vari generi, dall’operistica alla sinfonica e perfino alla nuovissima. Questa situazione non è soltanto italiana ma è mondiale. Per non parlare della Germania e in generale la Mitteleuropa, in passato e tuttora terre d’origine di grandi maestri e grandi solisti.