Le elezioni in Germania di domenica 23 febbraio hanno avuto un esito politico preoccupante, con il successo dei neonazisti della Afd che ha spopolato nelle regioni dell’Est e con il crollo dei socialdemocratici, dimezzati rispetto a venti anni fa. Per non cedere allo sconforto non basta l’affermazione sopra le previsioni della Linke e la resistenza dei Verdi. C’è però un dato davvero straordinario, ed è quello della partecipazione al voto: ben l’82,5 per cento degli elettori si è recato alle urne. Senza dubbio si è verificata una vasta mobilitazione con la speranza di contrastare l’onda nera. Qualche osservatore sostiene che un merito va riconosciuto al sistema elettorale proporzionale, che favorisce l’appartenenza e l’identità.
Ciò che, comunque, emerge è che l’astensionismo non è un dato ineluttabile, ma è un fenomeno che ha radici nella crisi della politica e della democrazia rappresentativa. Per l’Italia la causa è legata anche all’imposizione di leggi elettorali incostituzionali, che stravolgono la volontà popolare con premi di maggioranza assurdi e con la limitazione della scelta dei cittadini, condizionata dal potere dei segretari dei partiti. L’alibi è rappresentato dall’esigenza della governabilità, per coprire l’incapacità di governo e avere mano libera nelle spartizioni senza controllo.
Il sistema elettorale tedesco riesce a combinare la rappresentanza proporzionale – pur con uno sbarramento molto alto – e il metodo uninominale; risulta così valorizzato il rapporto del cittadino con il rappresentante del territorio ed è salvaguardata la centralità delle idee e dei programmi delle forze politiche. Anche la differenza tra i due rami del Parlamento rappresenta una soluzione efficace al bicameralismo paritario. Per altro, in Italia si afferma sempre più un monocameralismo alternato, che riduce il Parlamento a camera di registrazione di scelte prese altrove, a Palazzo Chigi; una prassi aggravata dall’abuso spudorato dei voti di fiducia. Si è arrivati a questa situazione perché, invece di scegliere una via di riforma istituzionale convincente, si buttò a mare l’esperienza positiva del Mattarellum per precipitare nel Porcellum, nell’Italicum e nel Rosatellum. Ora viviamo l’incubo del premierato e come minaccia, in alternativa, il ritorno alla legge Acerbo, che consolidò il fascismo e oggi farebbe prevalere una minoranza assoluta per imporre un regime autoritario. Altro che legge truffa!
Se è vero che l’astensione non è una maledizione inevitabile, ci sarà nei prossimi mesi un’occasione per rovesciare il senso comune e offrire una prova di partecipazione consapevole: quella del referendum, in cui i cittadini decidono in prima persona, senza delega. I nemici della democrazia giocano allo sfascio, contando sul fallimento dei quesiti di civiltà e di umanità proposti, attraverso il mancato raggiungimento del quorum, previsto solo per questa prova giacché le elezioni politiche e amministrative sortiscono il risultato qualunque sia il numero dei votanti. È un vulnus che andrebbe sanato, ma ora bisogna convincere tutte e tutti a ripetere il miracolo della raccolta delle firme per il referendum sulla cittadinanza. Sarà un sì alla convivenza, alla bellezza, alla felicità, a una società che respinge l’odio. La vittoria dei sì darà anche forza alla costruzione di un’alternativa al governo della paura e della negazione dei diritti civili e umani.