Opinioni
24 febbraio, 2026Il divorzio riapre i giochi sugli spazi di potere della componente regional-nordista
Adieu Vannacci, adieu… Con tanto, tantissimo rancore e anatemi che rimbalzano fra i duellanti. È stata una traiettoria molto chiara quella dell’ex comandante della Folgore dentro la Lega per quel poco che ci è rimasto. E una parabola – in tutti i sensi – assai accelerata. Era sembrato un “innamoramento” fulmineo, mentre si trattava esclusivamente di un matrimonio di interesse, duro e puro. Così, quando uno dei due contraenti non ha ci ha più visto l’utilità, lo ha sciolto in quattro e quattr’otto. Anche se, a dirla tutta, le avvisaglie dell’amore interessato in via di dissoluzione c’erano già tutte e da tempo. Tanto che l’approccio dell’ex parà era divenuto in men che non si dica quello dell’incursore animato dall’obiettivo di occupare la casamatta leghista col suo manipolo di fedelissimi “legionari” dell’associazione Il mondo al contrario, nome mutuato dal best-seller e manifesto programmatico dell’ideologia neoreazionaria vannacciana, uscito nell’estate del 2023.
E dire che l’attivismo dell’ipercinetico generale – tra iniziative provocatorie, gruppi di supporto, spasmodica ricerca di finanziamenti in proprio (e mancati versamenti nelle casse del partito nelle cui file era stato eletto a Strasburgo) – avrebbe dovuto suonare come un (rumoroso) campanello di allarme. Nelle interviste a caldo dopo la (micro)scissione, il Vannacci anti-Ucraina ha rigettato sdegnosamente l’accusa di tradimento – un topos molto sentito a destra, come risaputo – e quella di avere usato la Lega come un taxi, rovesciando la responsabilità della rottura sulle incoerenze di Salvini. Infatti, per scomodare i padri fondatori delle scienze politiche fra Otto e Novecento, l’ha utilizzata piuttosto come un “omnibus”, tentando di scalarla dall’interno e, come sostenevano i suoi avversari, lanciando un’opa ostile dal punto di vista degli assetti di potere, sebbene totalmente consonante sotto quello politico con l’idea salviniana della Lega nazionalpopulista e di destra-destra.
Un progetto che si è improvvisamente incrinato dopo il flop nelle elezioni regionali toscane dell’ottobre 2025, gestite da Vannacci in totale solitudine da plenipotenziario assoluto, con l’effetto boomerang di avere ridato voce ai suoi oppositori, a partire da Luca Zaia, l’antagonista n. 1 – pur all’insegna del suo noto equilibrismo – della concezione della Lega di estrema destra e il custode di quella regional-nordista. Il “partito dei governatori” stava lavorando da qualche tempo all’ipotesi di una federazione sul modello Cdu-Csu quale piano di riserva di fronte all’avanzata di Vannacci; e adesso invece la fuoriuscita del “corpo estraneo” – come lo chiamavano nelle loro conversazioni – ribalta la prospettiva e apre la possibilità se non di un regolamento di conti quanto meno di una richiesta forte di riequilibrio della linea (e dei posti), cosa che costituisce l’ennesimo problema per il “Capitano” abbandonato dal “Generalissimo”.
Quanto spazio potrà esserci per un partit(in)o fondato su «tradizione e identità» (e Decima Mas), e collocato a livello internazionale fra trumputinismo ed estremismo di destra tedesco, è tutto da vedere. Di sicuro, questa sortita impensierisce FdI oltre ai salviniani, mentre la Lega ha scoperto (suo malgrado, vien da dire) un vaccino per non vannaccizzarsi troppo...
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