Mobilità
13 marzo, 2026Le aziende rilanciano a sorpresa i motori a gasolio. Con nuovi filtri e catalizzatori. E tante domande sulla lotta all’inquinamento
Il mercato più pazzo del mondo? Quello dell’automobile dove le regole vengono scritte (male) per poi essere cambiate. Dove le strategie cambiano come fossero i colori di un vestito. Sempre più difficile capirci qualcosa, soprattutto aggrapparsi a una pur minima certezza.
Prendete l’auto a gasolio. Sembrava seppellita dallo scandalo Dieselgate e dalle vendite in continua discesa. Guai solo a parlarne, veleno puro per l’umanità, peste per le città. Poi, improvvisamente, eccole ritornare. A riscoprirle è il gruppo Stellantis (ma non è il solo) fino a pochi mesi fa solidamente incastonato nel futuro “tutto elettrico”, secondo la strategia dell’ex ad, Carlos Tavares. Qualcuno l’ha addirittura chiamata “controrivoluzione”. Comunque, sia quel che sia, i motori a gasolio sono tornati su Peugeot 308, Opel Astra e DS N°4 e sulle Alfa Romeo Tonale, Giulia e Stelvio. Il motivo di questo ritorno? «Le insite doti d'efficienza e di riduzione delle emissioni di anidride carbonica rispetto ai motori a benzina». Certo, è vero che sono stati migliorati con nuovi filtri antiparticolato, catalizzatori e sistemi di trattamento dei gas di scarico, ma rimane difficile da comprendere dove sia andato a finire l’obiettivo ambientale. E soprattutto il destino dell’auto elettrica.
E qui arriviamo nella sempre più incomprensibile transizione energetica. Ieri era una religione per quasi tutti i costruttori, oggi sta diventando la prima responsabile della deindustrializzazione del comparto europeo dell’auto. Almeno così l’ha definita il presidente dell’Anfia, Roberto Vavassori, durante l’audizione sul Pacchetto Automotive di Bruxelles. Ecco le sue parole: «Oggi otto consumatori su dieci in Europa non scelgono un’auto elettrica: è giusto dare loro la possibilità di libera scelta. Il Vecchio Continente è l’unica regione al mondo ad aver perso tre milioni di veicoli rispetto al periodo pre‑Covid, presi dalla Cina, che esporta in Europa quasi solo vetture termiche: l’85%».
Attenzione, però, agli Usa di Trump. Secondo il Financial Times, la recente svolta nelle strategie di elettrificazione ha provocato perdite per almeno 65 miliardi di dollari nel settore nell'ultimo anno, dovute principalmente alla conseguente revisione dei piani di prodotto e investimento e all’abbandono di molti obiettivi legati proprio alla crescita delle auto elettriche. Le nuove stime prevedono che queste rappresenteranno solo il 5% delle nuove vendite negli Stati Uniti nei prossimi anni, circa la metà del livello attuale. Contrordine: tutto torna come prima. O quasi. Se questo non è il mercato più pazzo del mondo, qualcuno dica cos’è…
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Guerra: chi paga il conto? - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 13 marzo, è disponibile in edicola e in app



