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Politica
maggio, 2007

Sindrome Milano

Sono ricchi ma vivono peggio. Temono la violenza e gli immigrati. Soffrono traffico, inquinamento e degrado. Eppure i milanesi non tolgono la fiducia al loro sindaco. Il sondaggio de L'espresso

Idiota! Deficiente! La mammina ha perso la testa. Insulta il vigile urbano, un perdente della vita che si è azzardato a chiederle la patente. Questa mammina griffata che sbraita dal Suv in seconda fila ("Dove la metto? Dove la metto? Ma che coglione!") davanti alla scuola elementare Ariberto per non affaticare il figliolo incarna, senza saperlo, due trend politico-sociali: il centrodestra che sfonda al Nord e la nuova infelicità dei milanesi.

Soffrono, i milanesi. Sono incattiviti. Hanno sguardi assassini già la mattina alle 8, in coda sui Bastioni, in Tangenziale, ovunque. Ognuno rabbioso, fumante nella sua scatola di latta imprigionata in un traffico caricaturale ("La città è un videogioco impazzito", osserva il sociologo inglese John Foot nel suo 'Milano dopo il miracolo'). Letizia Moratti, il sindaco ricco, internazionale e accentratore, che parla l'inglese e assume dirigenti a raffica riciclando i non eletti del suo schieramento, governa da un anno. Ma non ha tolto ai milanesi le loro paure e frustrazioni. Sei cittadini su dieci dichiarano che si vive peggio di dieci anni fa, così il sondaggio 'L'espresso'-Swg in queste pagine. Il 36 per cento dà la responsabilità della crisi agli amministratori, il 28 agli immigrati. Ma alla domanda 'Chi comanda a Milano', la risposta è nell'ordine: i partiti, la criminalità, solo al terzo posto il sindaco. E al quesito su come il sindaco abbia operato in questo primo anno, prevalgono (47 per cento) i giudizi positivi. La metà dei cittadini continua ad avere fiducia in Letizia Moratti. Un paradosso?

Al primo posto delle urgenze sono sicurezza e criminalità. È un frutto della "strategia della paura" che l'opposizione addebita alla Moratti, quel soffiare sul fuoco dell'allarme sociale, droga, immigrati, scippi, stupri? È presto per dirlo. La Moratti a fine maggio ha negoziato con successo con il ministro dell'Interno Giuliano Amato il patto di sicurezza che porterà in città ben 600 uomini in più tra Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza. Ha convinto la maggior parte dei rom accampati nei quartieri esterni ad accettare i patti di legalità: accoglienza contro buona condotta, sennò sanzioni. Moratti, in questi mesi, è stata una gran patteggiatrice. Resta il fatto, però, che la violenza percepita, in città, è superiore alla violenza reale.

In attesa dei dati dell'ultimo anno, la Prefettura ci segnala che nel primo semestre 2006 tutti i delitti denunciati a Milano e provincia erano in calo sul 2005, tranne due: violenze sessuali e danneggiamenti. Cinquemila furti in meno, meno lesioni, estorsioni, rapine, truffe, droga, prostituzione. Appena 21 gli omicidi; a Napoli sono stati 120 nel 2006, e 42 solo tra gennaio e aprile di quest'anno. La criminalità organizzata, come la 'ndrangheta calabrese, si è indebolita. Certo suscita inquietudine il dato sugli extracomunitari: 4.351 arrestati nel semestre 2006, contro 1.903 italiani. Gli immigrati fanno paura, sì. Le comunità, però, sono assai diverse tra loro. Egiziani e filippini sono bene integrati. La comunità cinese (tra le più antiche d'Europa, risale al 1920), dopo i recenti disordini ha accettato a larga maggioranza la proposta della giunta di trasferire il commercio all'ingrosso da Chinatown in un'area ex industriale esterna: bene. Male invece le diffuse attività borderline (accattonaggio, prostituzione, furti) tra la recente ondata di romeni, oggi non più extracomunitari: qui l'amministrazione non ha ancora la questione in pugno.

A leggere il sondaggio, al problema più sentito, la sicurezza, si accompagna l'allarme dei cittadini per il traffico, il degrado, l'inquinamento, i trasporti. La peggiorata qualità della vita. Milano non è solo una città di nevrotici assatanati di denaro che fuggono il weekend. "C'è una borghesia implosa", dice Philippe Daverio, ex assessore alla Cultura, "votata ai tre santi, Santa Margherita, St. Moritz e San Siro. Una città di sudditi più che cittadini, depressa e gerontocratica, dove le uniche lobby positive sono i giovani, il volontariato, e chi arriva da fuori per studio e lavoro".

Milano è una città di popolazioni parallele con richieste diverse, sostiene il sociologo urbano Guido Martinotti, residenti legali, pendolari, city users e business users: "Con un nucleo sempre più ristretto di vecchi e inattivi che sta in centro, con buoni collegamenti, immerso in un'area esterna crescente abitata dalla popolazione attiva, giovani con figli, dove il trasporto pubblico non riesce a soddisfare la domanda in modo economico". La città è fortemente consumata da chi la usa senza abitarci. Sono 630 mila gli autoveicoli in entrata e uscita ogni giorno, guidati per tre quarti da singoli. La sola provincia di Milano ha il 10 per cento del mercato italiano di due vetture-simbolo: la Porsche Cayenne, il Suv dei neo ricchi (costa tra 53 e 110 mila euro) e la Smart, la minivettura urbana per eccellenza.

L'aria inquinata è un'emergenza permanente: secondo un'elaborazione di Legambiente, nel 2006 si sono sorpassati i limiti di legge sulla presenza di inquinanti nell'aria per 152 giorni. La giunta, denuncia l'opposizione, non si comporta diversamente dalla gestione Albertini: sull'argomento è reticente e poco trasparente. E come creatività non si va oltre la logora riproposta delle domeniche a piedi.

Milano è uno spazio compresso, sottoposto a pressioni di ogni genere. I giapponesi di passaggio, per affari o per turismo, sono 300 mila ogni anno. In occasione delle settimane della moda o del design viaggiare in metrò o conquistare un taxi diventa un'impresa. La città dispone di attrattori potentissimi per gli affari e il tempo libero: Fiera Milano ha registrato nell'esercizio 2005-06 ben 4,5 milioni di visitatori; San Siro, tra calcio e concerti, 5,3 milioni: entrambi superano due bestseller mondiali come i Musei Vaticani (4,2 milioni) e Pompei (2,5). Nelle sette università milanesi studiano 175 mila studenti, di cui oltre 40 mila sono fuori sede con seri problemi di casa e di accesso. Una popolazione importante, poco considerata dai media e dalla politica, che ha gli stessi numeri degli stranieri residenti, 183 mila nel 2005, di cui invece si parla di continuo.

Il problema-casa è consistente. "Spendiamo grandi somme per la Scala e San Siro, ma non per l'offerta casa", denuncia il consigliere di opposizione Carlo Montalbetti: "Dovremmo copiare Vicenza, dove l'Associazione industriali si è fatta imprenditrice e costruisce alloggi per i lavoratori". L'esosità del mercato contribuisce a modificare la struttura demografica, come ricorda il libro 'Milano da morire' di Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa: tasso di fecondità a 1,2 per coppia, 230 mila milanesi trasferitisi fuori città negli ultimi dieci anni, con un saldo negativo tra partenze e arrivi. Nel frattempo si è assistito a una deregulation edilizia su cui la giunta Moratti non mostra alcuna intenzione di voler intervenire con provvedimenti regolatori. Si tratta spesso di microinterventi, ma la loro frequenza ha prodotto una vera massa critica. Negli ultimi anni, per fare un esempio, sono stati trasformati o realizzati in allegria oltre 5 mila sottotetti, un fenomeno pressoché unico in Italia. Ora si assiste al trend dei negozi trasformati in appartamenti, spesso con procedure irregolari. Commenta l'architetto e urbanista Stefano Boeri: "Sono modalità di cambiamento che riflettono una società urbana individualista e dinamica ma frammentata. Tanti piccoli soggetti che si muovono indipendenti gli uni dagli altri".

Come risponde la giunta Moratti a questa enorme pressione, a queste trasformazioni grandi e piccole? Debolmente, finora. Il ticket antitraffico per l'accesso al centro, o congestion charge (secondo il modello londinese) è stato strombazzato prima in campagna elettorale, poi nei primi mesi di governo, in seguito boicottato dalla stessa Casa delle libertà che sostiene il sindaco, e si ridurrà infine a un modesto 'ticket antismog' privo di un'incidenza reale. Le linee 4 e 5 del metrò, in parte finanziate, hanno i cantieri ancora al palo, mentre dovrebbero essere sull'agenda del sindaco tutte le mattine insieme al caffè. E in giunta la Moratti si è fatta imporre dall'ala formigoniana di Forza Italia un assessore allo Sviluppo del territorio, Carlo Masseroli, a detta dei più abbastanza digiuno del mestiere.

L'unica idea strategica maturata finora è l'Expo 2015, che ha avuto l'appoggio del governo Prodi ed è stata in effetti un successo politico. Ma molti temono che sarà una scorpacciata per costruttori e developer (i gruppi Ligresti, Zunino, Cabassi, Hines sono i nuovi padroni della città) più che un beneficio duraturo alla comunità. Critico l'economista bocconiano Severino Salvemini: "È assurdo pensare che tutta l'innovazione della città debba ruotare intorno all'Expo: è una meta poco coinvolgente, non certo una molla per mobilitare il ceto professionale milanese".

La città post-fordista soffre, ma non cede. Nei giorni scorsi il gruppo Hines ha presentato il progetto unificato per l'area Garibaldi-Repubblica, un master plan ambizioso su cui lavorano oltre venti architetti internazionali e che solleva l'interesse dei media europei. Il grattacielo della Regione Lombardia è in cantiere, così l'operazione Milano Santa Giulia. Sono in partenza il discusso quartiere City Life con le tre torri di Isozaki, Libeskind e Zaha Hadid, il Museo del Novecento all'Arengario. È pronto al raddoppio l'Istituto europeo di oncologia di Veronesi. Il vecchio quartiere popolare della Bovisa sta cambiando a vista d'occhio. Gli hotel a 5 stelle sono saliti a 12. La città è oggi la più cablata d'Europa con 275 chilometri di fibra ottica. È leader nella finanza, nella pubblicità, nei media, nell'editoria. La sua potenza finanziaria è intatta se non crescente, come dimostra l'operazione Unicredit-Capitalia. Inter, Milan, Luna Rossa sono successi ambrosiani a tutti gli effetti.

Dove si perde colpi è nel design, nell'offerta musicale e nella moda. I designer milanesi si sono attardati nel ricambio generazionale. La brutta vicenda dell'Orchestra Verdi indebitata e a rischio fallimento si contrappone all'avvenuto rilancio della Scala. Le sfilate milanesi sono più brevi rispetto a dieci anni fa. Il progetto Città della moda nell'area Garibaldi-Repubblica è stato ridimensionato per il disinteresse degli stilisti. Prada, la vera potenza cittadina insieme ad Armani, ha scelto di far sfilare la linea Miu-Miu a Parigi e New York. E la papessa del settore, l'americana Anna Wintour, da tempo fa i capricci: a Milano non viene più volentieri come una volta.

La sensazione generale è che alla giunta Moratti manchi un pensiero strategico. E che il percorso del rilancio non sia stato inviduato con chiarezza. Lo sostiene con parole dure l'economista Marco Vitale: "Il sindaco Moratti non appare portatore di un pensiero proprio. Ma dovrebbe avere l'umiltà di formare un centro pensante all'interno del Comune per elaborare le strategie cittadine sui grandi temi. Milano è l'unica città importante che conosco priva di una struttura dedicata interna e di un board di cervelli. Una pletora di consulenti ritarda e personalizza la gestione. Vi è somiglianza, sotto questo profilo, tra il Comune di Milano e le strutture della Regione siciliana e campana, due sventure assolute". Non si sa cosa preferire: ringraziare per la franchezza o fare gli scongiuri?

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