"Ho un sogno nel cassetto, e si chiama Pd": così Nichi Vendola a Bologna, al Cinema Nosadella, in chiusa a un'ora e mezza di comizio pro Amelia Frascaroli quando lei era in corsa alle primarie del centrosinistra contro Virginio Merola e Benedetto Zacchiroli. I più archiviarono la battuta tra quelle che ogni giorno "Il Foglio" deposita a futura memoria nella rubrica "Nichi, ma che stai a di'?".
Invece no. Il sogno del Pd Nichi sembra ce l'abbia sul serio, e che lo condivida con l'unico che potrebbe consentirgli di realizzarlo: Romano Prodi. Dicono sia stato Prodi a chiamare Vendola e a proporgli di sperimentare insieme sotto le Torri "il nuovo Ulivo". Bologna, unica grande città al voto in cui non senza qualche mal di pancia i vendoliani hanno rinunciato al simbolo di Sel in favore della lista "Con Amelia per Bologna con Vendola", sarebbe insomma il banco di prova e il primo vagito di un disegno politico nazionale per far risorgere il centrosinistra dalla poltiglia cui è ridotto. "Certo, la nostra lista si pone come il nuovo Ulivo. Senza il Pd, ma lo aspettiamo", conferma Cathy La Torre, segretaria provinciale Sel, vicepresidente Mit (Movimento identità transessuale), storia lesbica nel movimento queer, avvocato specializzato in antidiscriminazioni, che della lista bifronte è una delle due capolista; l'altra è l'Amelia medesima, storia cattolica, preti, parrocchie, volontariato, a lungo vicepresidente della Caritas, legata a Prodi tanto da dichiarare che il suo programma l'avrebbe steso con la moglie Flavia. Mondi tra loro più distanti no? "Niente affatto, conviviamo perfettamente, sono nate grandi amicizie, la lista è di bellissime persone impegnate nel sociale. Vendola è nel simbolo, potenziale leader di un centrosinistra più ampio e rinnovato: partito o coalizione, il cantiere per la sua costruzione andrebbe aperto già domani.
Come? Un programma di massima, centrato su lavoro, ambiente e temi etici, poi via alle primarie nazionali per riconquistare il governo del Paese". Bersani a Palazzo Chigi, Vendola segretario del rinnovato Pd suo "sogno nel cassetto", Prodi al Quirinale. E anche la sinistra ricomincia a fantasticare.