Spenti i riflettori, com'è finita la grande partita tra politica e clan? Nell'ormai famosa cittadina di Fondi, 38 mila abitanti a metà strada tra Roma e Napoli, ha vinto la mafia o l'antimafia? Nel comune dove ha sede il Mercato ortofrutticolo (in sigla "Mof") più importante d'Italia, questa domanda dovrebbe essere alla base di tutto. Ma dopo anni di indagini, oltre cento arresti e furiose polemiche tra governo e opposizione, dal campo continuano ad arrivare verdetti opposti: per alcuni la mafia non è mai esistita; per altri ha condizionato per più di un decennio l'intera provincia di Latina ed è ancora fortissima. Solo che è diventata invisibile.
"Il problema è che a Fondi il Gattopardo ha fatto tana", riassume Bruno Fiore, commercialista e consigliere comunale del Pd. Segni particolari: si è costituito parte civile contro le cosche. Nel processo contro la mafia di Fondi, in compenso, non c'è il Comune di Fondi: la maggioranza di centrodestra ha votato contro la proposta di chiedere i danni ai presunti boss imputati (e in molti casi pregiudicati). Anzi, per il senatore Pdl Claudio Fazzone, padre padrone della politica locale, l'unica vera sciagura è l'antimafia, accusata di "diffamare" un paese governato da galantuomini.
La divisione è profonda, nella stessa comunità è come se esistessero due mondi. In Comune, in apparenza, è cambiato tutto. Fondi era diventata un caso nazionale tra il 2009 e il 2010, quando il governo Berlusconi, per la prima volta nella storia, ha bocciato la proposta di commissariare un municipio condizionato dalla mafia, motivata dal prefetto Bruno Frattasi con una relazione di 402 pagine condivisa anche dal ministro leghista Roberto Maroni. Quindi il centrodestra ha presentato una lista senza più pregiudicati, condannati o soci di mafiosi. E nel marzo 2010 ha riconquistato il Comune. Mentre il sindaco uscente, Luigi Parisella, ascendeva al consiglio provinciale di Latina. Ora il nuovo primo cittadino, Salvatore De Meo, partecipa a manifestazioni per la legalità dal Lazio al Cilento. In centro, attorno alla chiesa millenaria, le pietre antiche fanno da cornice a una piazza modernissima. Il maxi-cantiere da 30 milioni di euro è ultimato: in funzione il nuovo municipio a strisce; appena inaugurato (da Fazzone, naturalmente) l'enorme anfiteatro all'aperto, pieno di negozi e box concessi per decenni ai costruttori privati. E nessuno più segnala appalti sospetti, "anche perché sono finiti i soldi", osserva l'opposizione.
Anche la mafia sembra scomparsa. Nei mesi dell'inchiesta prefettizia, perfino mentre il governo bloccava l'antimafia, le intimidazioni si susseguivano a catena. Dopo le elezioni, niente, almeno al Mof. Certo, qualcosa succede ancora, ma solo attorno a Fondi: spari contro l'auto del poliziotto che indaga sull'usura; speronata e distrutta una volante con tre agenti; attentati incendiari al ricco socio e familiare di presunti boss calabresi. E mentre il mercato di Fondi sperimenta una strana quiete, quasi tutti i centri fra l'agro pontino e il mare stanno subendo una escalation criminale. Con atti di sfida allo Stato: in ottobre il questore di Latina e il capo della mobile hanno ricevuto buste anonime con proiettili calibro 9X21. Ma allora Fondi è diventata davvero un'isola felice? Oppure c'è una strategia di "pax mafiosa" che serve solo a non surriscaldare i processi in corso?
Il questore, Nicolò D'Angelo, che fu pioniere della lotta alla mafia nel Lazio con le prime indagini sulla Banda della Magliana, pesa le parole: "La penetrazione dei clan criminali nell'economia e nella vita amministrativa è cominciata più di vent'anni fa. Chiaramente Latina non è Caserta o Reggio Calabria. Detto questo, il problema è reale e riguarda tutta l'area pontina, non solo Fondi". Cosa preoccupa di più la polizia, oggi? "Gli enormi traffici di cocaina, gli omicidi in serie. E la massiccia diffusione dell'usura, che quasi nessuno denuncia".
Antonio Turri, ex poliziotto, oggi referente per il Lazio dell'associazione Libera, parla da tempo di "quinta mafia": "Le infiltrazioni di camorra e 'ndrangheta risalgono agli anni Settanta. Gli anni Ottanta e Novanta hanno segnato il radicamento nel territorio anche dei clan casalesi. Ora siamo alla contaminazione: i boss vogliono far capire a politici e imprenditori che, senza il metodo mafioso, si è fuori dal mercato anche qui nel Lazio".
Nei quartieri periferici si vedono ancora i manifesti con la faccia di Fazzone: "Orgoglio fondano", il suo slogan, farcito di attacchi alle inchieste. Eppure basta tornare al Mof per ritrovarsi dentro ai misteri di mafia. La stazione dei treni è di fianco ai padiglioni dei 120 maggiori grossisti che smerciano frutta e verdura per milioni di italiani. A 30 metri dagli ingressi per i Tir, c'è un binario dedicato, che entra nel Mof. Solo che è sbarrato. Abbandonato da più di trent'anni. In teoria i treni merci potrebbero liberare le strade dai camion. Invece le rotaie arrugginite sono interrotte da un cancello: una rete che blocca il trasporto ferroviario.
Difficile pensare che sia solo mala-burocrazia.
Le ultime inchieste (68 arresti nel 2010) documentano che il trasporto su gomma è il motore dell'assalto mafioso ai mercati alimentari: camorra, 'ndrangheta e Cosa nostra impongono il monopolio del racket sui Tir "a Fondi come in Campania, Calabria e Sicilia". Per spezzare questo sistema mafioso, dunque, basterebbe spostare almeno la frutta, se non le verdure di giornata, sulla ferrovia. Invece a Fondi l'antimafia è ancora ferma sul binario morto.
Anche in Comune il vento del rinnovamento trova barriere. Il nuovo sindaco, non indagato, era in giunta già negli anni incriminati: faceva l'assessore all'Urbanistica, il settore che, stando alle indagini, era il più inquinato. A sua insaputa, ovviamente. I funzionari sotto processo hanno cambiato ufficio, ma lavorano ancora in Comune e qualcuno conta più di prima. In carriera anche il leggendario capo dell'ufficio tecnico che autorizzò una lottizzazione con 30 villette a un'impresa di pregiudicati che non erano neppure padroni dei terreni. E sulla qualità del nuovo municipio pesa un intero capitolo dell'inchiesta prefettizia: subappalti sospetti con imprese ad alto rischio, favoriti dalla strana prassi del Comune di "non chiedere mai le certificazioni antimafia".
Il vero rinnovamento ha colpito gli inquirenti. Il comandante dell'Arma di Latina, Leonardo Rotondi, ha dovuto traslocare: era il capo dei carabinieri dell'intera provincia, ora fa la guardia al portone del ministro Gelmini. Promosso e trasferito a Roma anche il prefetto Frattasi: basta indagini, solo "coordinamento". Aria nuova pure al maxi-processo sulla mafia di Fondi: cambiato il pm, azzerate varie prove da eccezioni e cavilli, ora i testimoni non protetti vanno in aula a ritrattare: "Nessuna usura, mai subito estorsioni". E i verbali con la sua firma sotto le denunce di minacce e intimidazioni? "Invenzioni dei carabinieri".
A dominare Fondi dall'alto è ancora la spettacolare villa da 900 metri quadrati che avrebbe dovuto ospitare l'intera famiglia Fazzone. Peccato che sia totalmente abusiva: dopo una prima condanna, la moglie del senatore, a cui è intestata, si è vista risequestrare il cantiere. Ma contro il plenipotenziario di Berlusconi a Latina ora cospira anche la destra politica. Gianni Alemanno e Renata Polverini hanno fatto campagna elettorale invitando i comuni attorno a Fondi a "liberarsi dalla feccia di Fazzone", come ha verificato "l'Espresso" ascoltando i comizi. Interpellata su Fondi, la governatrice del Lazio ha aggiunto: "Siamo molto preoccupati per le infiltrazioni mafiose. Proprio per dare un segnale concreto ho indicato al Mof un tecnico esterno come Michele Pasca Raymondo". Che subito ha annunciato: "Fino al 2009 le presenze criminali al Mof sono state sottovalutate".
Per smentire il pericolo-mafia a Fondi, accontentando così tre ministri amici di Fazzone, nell'agosto 2009 Silvio Berlusconi spiegò che "nessun componente della giunta ha ricevuto avvisi di garanzia". Per una volta il premier aveva detto la verità. Infatti l'ex assessore fondano Riccardo Izzi si era dimesso poco prima di essere arrestato, mentre l'imprenditore-politico Antonio Ciccarelli (Pdl) è stato ammanettato solo nel marzo di quest'anno, per appalti con la 'ndrangheta.