Siamo a una donna ammazzata ogni tre giorni. Con leggi non adeguate, provvedimenti che non funzionano e palliativi a quella che è impossibile ormai non considerare come un'emergenza sociale. La vice presidente del Consiglio d'Europa, l'italiana Gabriella Battain, stava lavorando in questo senso. Ma la caduta del governo Monti non aiuterà di certo

Perché lo fanno? E' la domanda doverosa ancor prima che legittima che si pongono psicologi, giuristi e specialisti vari quando per un po' di tempo diventa un fatto quotidiano l'uccisione di donne da parte dei loro compagni/mariti/corteggiatori respinti (nella nostra brutale normalità la regola è invece di un femminicidio ogni tre giorni, così a fine anno si arriva al numero ormai quasi stabile di 120 vittime..).

In queste giornate prenatalizie le donne ammazzate una dopo l'altra dai rispettivi partner sono state ben tre, una ventiduenne di Udine, Lisa Puzzoli, una mamma di 27 anni con tre bambini piccoli, Giovanna De Lucia e una nonna di Genova con due figli e quattro nipotini, Luciana Morosi. E così siamo a livello 118, facciamo gli scongiuri per le due settimane del 2012 che ancora restano.

Già, ma perché lo fanno? Perché il marito di Giovanna, un fruttivendolo descritto dai vicini come "una brava persona" è andato all'appuntamento con la donna che l'aveva appena lasciato con un coltellaccio in tasca, come d'altra parte l'ex convivente di Lisa? Perchè il nonno genovese, un omone apparentemente innoquo, ha stretto le mani attorno al collo di Luciana, perdipiù sostenendo con la polizia che era stata lei ad aggredirlo?

Le risposte che arrivano dai singoli esperti sono in genere ragionevoli. Perché dare torto alla filosofa secondo cui questi assassini sono mossi da un'antica cultura che considera le donne come cose, come proprietà del maschio che dunque può sbarazzarsene se qualcosa va storto? Come non ascoltare con interesse il sociologo che vede in questi personaggi così apparentemente normali gli ultimi esponenti di un virilismo secondo cui l'abbandono o il tradimento vanno lavati con il sangue? O non sarà invece la fragilità di un genere maschile in crisi di identità a scatenare la violenza, come suggeriscono varie femministe? Tutto accettabile, ma a patto che ne nasca la convinzione, nell'opinione pubblica e in chi ci governa, che "le parole non bastano", come ha suggerito il titolo di un bel convegno della Casa delle donne maltrattate di Milano e dell'associazione Maschile plurale.

No, le analisi, anche le più acute non bastano. E non bastano certi rimedi che come capita spesso vengono proposti quando non si sa o non si vuole affrontare un'emergenza sociale. Mi riferisco al decreto legge presentato alla Camera da una donna che pure stimo, l'avvocata Giulia Bongiorno. Dove si prevede che per l'assassinio di una donna con le modalità del femminicidio venga applicata un'aggravante che comporta l'ergastolo. Sappiamo bene che indurire le pene che non ha mai scoraggiato i reati, in particolare quelli contro le persone. E' un falso rimedio, dà l'illusione che lo stato abbia affrontato il problema e invece blocca la ricerca di soluzioni più efficaci.

Che invece in Europa cominciano a profilarsi. Ho partecipato nei giorni scorsi a un incontro con la nuova vice presidente del Consiglio d'Europa, che per la prima volta è una donna, l'italiana Gabriella Battaini. Il compito che si è data per i prossimi mesi è di sostenere un trattato di cui da noi si è parlato troppo poco, la Convenzione di Istambul, che ha per oggetto proprio il contrasto alla "violenza domestica". Quasi tutti i paesi europei l'hanno firmata (inutile dire che l'Italia è stata fra gli ultimi). Ma quel che è più importante è ratificarla. Facendolo si assumono obblighi precisi, non solo perchè la Convenzione entra negli ordinamenti giuridici nazionali, ma perchè ci sarà un monitoraggio severo sull'applicazione che ne farà ogni paese.

Semplificando al massimo, si può dire che sono tre le tappe previste dalla Convenzione per contrastare la violenza contro le donne, prevenzione, protezione, punizione: che appunto viene messa alla fine, come lo strumento meno risolutivo. Quanto ai primi due la confusione in Italia è notevole. Abbiamo dal 2009 una legge sullo stalking, molto lodata al momento dell'approvazione, ma che non funziona come ci si aspettava.

Come non capire quanto può essere pericoloso incoraggiare le donne a denunciare il partner violento, come viene fatto da noi anche attraverso la pubblicità televisiva, se poi non ci sono i sostegni e le reti di protezione indispensabili a tutelarle?

Giovanna, la mamma di tre bambini, aveva capito il pericolo, ma trasferirsi dai suoi genitori come aveva appena fatto non è certo bastato a salvarla. Lisa, la ragazza di 22 anni, aveva addirittura denunciato tre volte l'ex convivente per stalking, senza risultati. "Non possiamo dar retta a tutte le donne che arrivano da noi a presentare denunce, ci vorrebbe l'esercito", si è difeso un rappresente della forza pubblica. Una risposta che dà semplicemente i brividi.

Sappiamo anche che in vari tribunali, prima di decidere una misura contro l'uomo violento, si chiede alla moglie che accusa di dimostrare le minacce e i maltrattamenti. E' una procedura in parte arbitraria, che dà fiato al rancore, lasciando la donna sempre più indifesa.

Come ha già sperimentato da tempo la Spagna quel che serve sono misure urgenti, come trasferire la donna minacciata in una casa protetta, allontanare o arrestare l'uomo violento e se condannato offrirgli una terapia rieducativa. La donna va aiutata anche economicamente, i bambini affidati rapidamente a un familiare. E' una strada complessa e abbastanza costosa, che richiede prima di tutto la forte volontà politica dimostrata a suo tempo dalla Spagna. Adesso alcuni paesi attenti ai diritti delle donne, fra cui la Francia, la Svezia, la Norvegia si stanno muovendo in quella direzione. E già alcuni hanno messo la loro firma sulla Convenzione.

Gabriella Battaini stava lavorando perché firmasse anche l'Italia, perché le cupe liste delle 120 vittime ogni anno cominciassero per lo meno ad accorciarsi. Con la caduta del governo Monti sembra improbabile che ci riuscirà.

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