Le commissioni comunali si riuniscono tutti i giorni, mattina e sera. Rimborsi alle aziende dei consiglieri dipendenti di società esterne e gettoni di presenza. Siamo sicuri che tutte queste riunioni siano indispensabili?

Napoli, terzo piano del Palazzo comunale, sede di tutte le 14 commissioni consiliari permanenti. Chiariamo: permanente significa che sono istituite per tutto il corso della consiliatura e non che si debbano riunire tutti i giorni. Ma a giudicare dai verbali, a Napoli la definizione di “permanente” è stata presa alla lettera. Quando vi partecipano - come previsto dal decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000 - i consiglieri comunali che siano dipendenti d'azienda possono giustificare la loro assenza dal posto di lavoro. Le ore lavorative verranno loro comunque retribuite dal datore di lavoro che a sua volta sarà rimborsato dal Comune.

A Napoli - con un decreto del consiglio comunale del 2011 - è stato stabilito che le commissioni siano divise in due fasce orarie: una metà dalle 9 alle 12 e l'altra metà dalle 12 alle 15 (a Milano per esempio spesso si tengono di pomeriggio per consentire ai consiglieri di andare a lavorare). A un dipendente d’azienda che sieda nel consiglio comunale di Napoli basta quindi presenziare a una commissione la mattina e a una il pomeriggio per raggiungere le otto ore (sei in commissione più le due considerate per raggiungere e lasciare il posto di lavoro). I consiglieri dipendenti sono dieci su 48 e tutti fanno parte di due commissioni. Mentre poi nelle altre città metropolitane ci sono un massimo di 3-4 commissioni a settimana, a Napoli ce n'è una ogni giorno.

Previsto anche il gettone di presenza, pari a 97,61 euro lordi al giorno, per un massimo di 17 presenze che tutti raggiungono, somma che si aggiunge alle ore di assenza lavorative rimborsate. Queste ultime, al contrario del gettone, non hanno alcun tetto: il Comune può ritrovarsi quindi a rimborsare tanto uno stipendio da mille euro quanto uno da oltre 3mila euro.

Nel piano esecutivo di gestione 2013 del Comune di Napoli sono stati messi in bilancio 240 mila euro per i rimborsi ai datori di lavoro e 900mila euro per il gettone di presenza.

Sulla reale necessità di convocare una commissione al giorno i verbali la dicono lunga. Ce ne sono di due tipi. Ci sono quelli - e spesso corrispondono alle sedute aperte anche alla stampa - di diverse pagine con interventi dei commissari trascritti e registrati. E poi ci sono altri - la maggior parte  - quasi identici: nessuna registrazione, una sola paginetta con la stessa formula "presa visione dell'atto la commissione non ha nulla da osservare nel merito" oppure "i consiglieri prendono visione senza sollevare questioni".

Insomma nessuno apre bocca, solo una semplice lettura che richiederebbe molto meno di tre ore. E si tratta spesso di atti come le delibere di giunta - in media non più di quattro a settimana -  o determine dirigenziali vecchie di mesi, scadute all'Albo pretorio e su cui la Commissione non ha più alcun potere di modifica. E quindi perché riunirsi?

In più al contrario di Firenze, Milano e Roma, a Napoli le sedute delle commissioni non sono pubbliche, fatta eccezione per alcuni casi. E mentre tutte quelle riportate sul sito di questi Comuni sono quelle che si tengono, quelle riportate sul sito del Comune di Napoli sono solo le principali. Delle altre non si può avere conoscenza se non si fa una richiesta dei verbali alla presidenza del Consiglio. Nell'attuale consiliatura c'è una richiesta di modifica al regolamento del Consiglio comunale: tra le proposte quella di convocare le commissioni consiliari anche fuori sede. 

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