Politica
20 maggio, 2013

Bravo Zanda, ma ci faccia capire

Dice il senatore che Berlusconi è ineleggibile. Evidente, in termini di legge, e 'l'Espresso' lo scriveva già nel '94. Però viene il dubbio che questa uscita sia solo l'ennesima puntata della rissa continua in casa Pd

Caro Luigi Zanda,

eh no, lei non può fare così, non può farmi questo. Non può istigarmi a iniziare questa lettera, per la seconda settimana consecutiva, con «lo sa? lei è pazzo». Non può. Un bel gioco è bello se dura poco, cercava di insegnarmi mia nonna. E poi, Laura Puppato nel Pd conta come il due di denari quando briscola è coppe (ormai siamo amici e posso dirlo senza tema di offenderla), e dunque lei certe affermazioni può permettersele. Ma, senatore Zanda, nel suo caso parliamo del capogruppo Pd al Senato, un ruolo quasi sacrale.

Ora lei, senatore, se ne esce, a freddo, con l'ineleggibilità di Berlusconi. Come se il governo Letta, che lei lealmente sostiene, non subisse quotidianamente abbastanza minacce e ricatti dal centrodestra.

Facciamo finta che siamo amici anche lei e io, senatore, amici di facebook naturalmente. Facciamo finta che stiamo facendo una chiacchieratina rilassata, in confidenza, diciamo a un tavolino di un bar davanti a una bella birretta.

Le chiederei: ma se n'è accorto adesso, dopo vent'anni, degli scandali, dei processi, dello stile di vita di Berlusconi? E le sembra questo il momento di tirar fuori l'ineleggibilità dell'ex-Premier proprio alla vigilia di una probabile o possibile interdizione dai pubblici uffici? Cosa che eliminerebbe definitivamente il problema dell'ineleggibilità, insieme a molte altre faccende. Non le chiederò cosa ha fatto e soprattutto dove è stato in questi anni. È vero, l'abbiamo vista per decenni, ormai, occuparsi di varia importantissima umanità più che di attività parlamentare - dal Giubileo al Gambero Rosso, dalla Rai (indimenticate ed eroiche le sue dimissioni dal Cda) alle Scuderie del Quirinale, dalla presidenza di Lottomatica alla Fondazione che tutela l'Oasi di Ninfa e il Castello di Sermoneta - ma lei è sempre stato qui tra noi (perfino vicepresidente di questo giornale, più vicino di così), non posso dunque credere si sia svegliato solo adesso, cappuccino cornetto e una sfogliatina a Repubblica per colazione.

Allora vorrei capire perché sta cercando - non che mi dispiacerebbe, sia chiaro - di far cadere questo governo che già se non cade domani sull'Imu è un miracolo. È come se - parlando da uno che guarda il Palazzo con interesse e attenzione, ma un po' da lontano, dalla propria finestra di casa - invece di una scissione per correnti, per vecchie e nuove appartenenze, storie, culture, il Pd stesse deflagrando, diciamolo meglio: stesse spaccandosi in due come la classica mela tra partito e gruppo parlamentare, tra governo e Camere.

Io non saprei spiegarmi diversamente la sua uscita sull'ineleggibilità, con tutto che lei è un avvocato, un procuratore legale e figlio di un celeberrimo capo della Polizia, e posso immaginare che cosucce come l'assalto dei parlamentari Pdl al Tribunale di Milano o la manifestazione di Brescia l'abbiano fatta uscire dai gangheri.

Non credo, però, alla fatidica goccia. Non credo affatto si tratti di questo. E non credo nemmeno a una vendetta dei prodiani (chi sono? dove sono? lei, senatore, per caso lo è?). Deve esserci dell'altro, molto altro. E proprio nel suo partito.

Mi piacerebbe me lo spiegasse.

Mi piacerebbe sapere cosa pensa di questa ipotesi curiosa: non più un Pd partito "di lotta e di governo", non più le correnti, non più giovani turchi contro vecchi zaristi (o zarini), ma una frattura - questa sì bella trasversale - fra gruppo parlamentare e partito. A me sembra che, per quanto misteriosa nelle origini come nelle conseguenze, questa ipotesi cominci ad acquistare una certa consistenza.

Ci spiega, senatore?

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