Scadenza maggio 2017. Matteo Renzi, con nonchalance, abbandona definitivamente la retorica della fretta. E con questa il cronoprogramma, autoimposto e disatteso: a febbraio avremmo dovuto avere già la riforma costituzionale approvata, a marzo la riforma del lavoro, ad aprile quella della Pubblica amministrazione, a maggio il fisco.
Ora è settembre e di tempo, Renzi, se ne prende di più: tre anni. E senza cronoprogramma intermedio. Che poi, per il premier, le date, il governo le ha rispettate: “se mi avessero detto che nei primi sei mesi avremmo impostato la riforma del lavoro”, “approvato in prima lettura la riforma del senato e la legge elettorale”, “presentato a giugno la riforma della giustizia”, “io”, dice Renzi, “non ci avrei creduto”. Insomma: “Se questa è la malattia degli annunci io sono contento di esser malato”. Non si dica che lui è come Letta. Sbaglia il collega di partito Stefano Fassina che a Repubblica ha fotografato il passaggio "Dal governo del 'big bang' a quello del 'passo dopo passo'”, che “ricorda tanto il vituperato governo del cacciavite, quello di Enrico Letta".
E se l’ex ministro del governo Monti Corrado Passera, nota l’evoluzione (''E venne il giorno dei Mille Giorni” scrive in una nota, “la nuova favoletta renziana che cerca di nascondere sotto il tappeto delle promesse la polvere dei primi sei, deludenti mesi di governo''), Renzi non se ne cura e lancia un sito, passodopopasso.italia.it, con un countdown fissato, appunto, a mille giorni. Se il forzista Daniele Capezzone dice "Renzi tira a campare. Altro che "passo dopo passo", qui siamo al passo del gambero”, Renzi tira dritto: “Nel momento in cui sei accusato di annuncite, noi rispondiamo con una data a cui siamo autocostretti”. Un’altra, in realtà. Ma bando al pessimismo: “Le frasi sulla luna di miele che è finita portano bene”, dice Renzi. E il sito lo dimostrerà, perché lì “daremo un quadro d’insieme di quello che abbiamo fatto e di quello che stiamo facendo”.
Si apre così la settimana di Matteo Renzi, impegnato nel rilanciare l’immagine del governo, dopo un’estate caratterizzata, più che dal gelo della secchiata d’acqua che si è tirato in testa per l’Ice Bucket Challenge sulla Sla, dai dati sui consumi, fermi nonostante gli 80 euro, e da quelli sul Pil, molto più basso rispetto alle previsioni di Renzi e Padoan.
Della riforma della scuola, Renzi fa vedere la copertina, di sfuggita, e poi rimanda, per i dettagli, al sito dei mille giorni. Nei prossimi giorni. Poi, nonostante avesse detto di voler evitare nuovi annunci, il premier, in chiusura non si trattiene e trova lo slogan. “Mille asili in mille giorni” è la promessa fatta insieme al sottosegretario Delrio.
Con Maria Elena Boschi annuncia invece il passaggio parlamentare sui mille giorni. Le buone intenzioni saranno messer nero su bianco, “entro settembre”, ma niente voto di fiducia: "Ragionevolmente” spiegha Boschi, “ci sarà un'informativa del governo e un dibattito in aula”. I due, insieme, rivendicano il lavoro fatto sui decreti attuativi: “Il giorno del giuramento del nuovo governo erano 889 i decreti attuativi, oggi sono 528”.
Del rimpasto che dovrebbe seguire alla nomina di Federica Mogherini in Europa, infine, Renzi dice: “un ministro lascerà il governo, il 25 ottobre. Fino a quel momento il ministro è Federica Mogherini”. Al sostituto, “penseremo un paio di giorni prima”. Non c’è tempo da perdere, e guai a seguire “i virgolettati che ogni giorno mi attribuite”. “La squadra funziona”, dice Renzi, e "Gufi o non gufi, polemiche o non polemiche, la direzione è tracciata”.