Maurizio Landini ha ormai gelato tutti quelli che speravano in una sua discesa in campo, in una candidatura. C’è però Giorgio Airaudo, sindacalista Fiom da una vita, spalla di Landini e deputato dal 2013, che fa sperare almeno i torinesi.
Sarà lui infatti il candidato di una coalizione a sinistra del Pd, composta da Sel, dalle altre anime della sinistra, e da chi come Civati, Fassina e Cofferati ha lasciato il Pd, in rotta con la «mutazione genetica» (come dicono loro) imposta da Renzi. Sarà lui anche se pone una condizione, parlando con l’Espresso: «Sono contento che tante persone mi abbiano chiesto una disponibilità», dice, «ma quello che vale per il Pd vale anche per la sinistra, e siccome non ci sono più i partiti di massa, e neppure i dirigenti locali spesso rappresentano più pezzi di città, voglio decidere insieme ai torinesi». «È finito il tempo dei caminetti che magari funzionavano quando a diciott'anni ero un giovane comunista e se un segretario di zona prendeva una posizione politica lo faceva rappresentando veramente il suo quartiere», dice Airaudo che vuole quindi lanciare un appuntamento per il 14 novembre, a Torino: «Non posso decidere da solo. Se saremmo in 50 ci faremo una bevuta e non se ne farà niente, altrimenti troveremo un modo nuovo per riaccendere la partecipazione e costruire un’alternativa a Torino».
Sarà lui infatti il candidato di una coalizione a sinistra del Pd, composta da Sel, dalle altre anime della sinistra, e da chi come Civati, Fassina e Cofferati ha lasciato il Pd, in rotta con la «mutazione genetica» (come dicono loro) imposta da Renzi. Sarà lui anche se pone una condizione, parlando con l’Espresso: «Sono contento che tante persone mi abbiano chiesto una disponibilità», dice, «ma quello che vale per il Pd vale anche per la sinistra, e siccome non ci sono più i partiti di massa, e neppure i dirigenti locali spesso rappresentano più pezzi di città, voglio decidere insieme ai torinesi». «È finito il tempo dei caminetti che magari funzionavano quando a diciott'anni ero un giovane comunista e se un segretario di zona prendeva una posizione politica lo faceva rappresentando veramente il suo quartiere», dice Airaudo che vuole quindi lanciare un appuntamento per il 14 novembre, a Torino: «Non posso decidere da solo. Se saremmo in 50 ci faremo una bevuta e non se ne farà niente, altrimenti troveremo un modo nuovo per riaccendere la partecipazione e costruire un’alternativa a Torino».
Airaudo è stato per anni segretario della Fiom in città, attraversando un periodo non facile di stagnazione industriale che ha cambiato il volto di Torino: «Proprio qui è entrato in crisi il centrosinistra, che non è riuscito», è l’analisi, «a tenere insieme le due città, dove il ceto medio produttivo, i lavoratori, sono scivolati con i figli disoccupati e i genitori con le pensioni bloccate, andando a comporre una Torino bassa che paga tutti i conti». «Non è un caso che Torino sia la città del record di sfratti per morosità», continua Airaudo che dell’opera di Fassino, sindaco uscente e quasi certamente ricandidato dal Pd, ha un giudizio non certo positivo. Ma Airaudo sa che la sua candidatura si inserisce in un quadro nazionale.
«È evidente che siamo dentro a una partita nazionale per costruire un campo alternativo al centrismo di Renzi, che è passato dalla rottamazione al riciclaggio, prima di pezzi del suo partito, che diceva di voler combattere, poi di Alfano e Verdini», dice ancora il deputato eletto nel 2013 come indipendente nella lista di Sel, capolista in Piemonte: «Senza copiare nulla, noi invece dobbiamo imparare molto da storie come quelle di Barcellona, dove dalle lotte e dalla partecipazione è nata la vittoria di Ada Colau, sindaco che viene dai movimenti».
Anche a Torino - dove è stato Civati uno dei primi a fare il nome di Airaudo, seguito da Fassina - va così risolvendosi il nodo che ha agitato la sinistra nelle ultime settimane, l’opportunità o meno di mantenere un rapporto con i democratici «ovunque possibile» - come dice ancora Vendola - o «da nessuna parte» - come dice ad esempio Civati e Fratoianni, per l’altro pezzo di Sel.
«Fortunatamente è il Pd che ci sta aiutando a sciogliere il nodo», dice però all’Espresso un deputato di Sel. E, in effetti, se a Milano Renzi dovesse imporre veramente la candidatura di Sala, anche lì potrebbe saltare la coalizione, con tanti saluti al modello Pisapia per cui Sel voleva tenerla in piedi, partecipando alle primarie in sostegno dell’assessore uscente Majorino. «People mover, passante nord, referendum sulla scuola, gestione degli spazi sociali. Ci sono le condizioni perché Sel lavori ad una proposta diversa e alternativa rispetto a quella di Merola e del Pd», dice invece Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel, su Bologna. La posizione è sofferta e ancora fa discutere nei terrioti, ma è stata presa.
A completare il lento avanzamento del processo, c’è poi l’evento annunciato a Roma per il 7 novembre. Al teatro Quirino (alle 10) verranno lancianti i gruppi parlamentari unitari. Fassina, Se e gli altri ex Pd - tra cui Alfredo D'Attorre, Carlo Galli e Vincenzo Folino, gli ultimi usciti. Mancano Civati, che non vuole «operazioni di palazzo», e gli ex 5 stelle oggi lista Tsipras, ma questi riconoscono comunque che tutto fa parte di un generale avanzamento.