Lì si auspica «uno sforzo sistematico per catturare e distruggere le imbarcazioni usate dai trafficanti», qui Alfano è più preciso, e riprende a nome del governo l’idea che sembrava una provocazione quando a pronunciarla era solo Daniela Santanché: «L'unica soluzione» ha detto subito la forzista, «è affondare i barconi pronti a partire».
Vogliamo mandato internazionale per la lotta ai mercanti di morte e per affondare barconi di questi schiavisti prima che partano #diMartedi
— Angelino Alfano (@angealfa) 21 Aprile 2015
E così mentre Matteo Renzi parlando al Parlamento dice che bisogna «restare umani» e se la prende con «gli sciacalli», Matteo Salvini può facilmente dire così dai microfoni di Radio Padania: «Ci hanno criticato e insultato dandoci dei razzisti e oggi che fanno? Dicono di voler affondare i barconi e fare i blocchi, cose che noi diciamo da tempo!».[[ge:rep-locali:espresso:285519206]]
L’operazione indicata da Alfano trova quindi spazio nel dibattito parlamentare, ma non è certo immune a obiezioni e polemiche. Perché se è vero che, raccolto un mandato internazionale, ci sarebbero tutte le capacità tecniche per farlo, senza esporsi a troppi rischi militari, è vero anche che il primo rischio è che non sia un intervento risolutivo. Anzi. «Difficilmente» ha spiegato Gianluca Di Feo proprio sull’Espresso, «la distruzione di una o più flottiglie di barconi cambierà la situazione». Potranno crescere le tariffe già altissime, quello sì, perché «certo, i trafficanti si sentiranno meno sicuri e capiranno di potere finire nel mirino in qualunque momento», ma la situazione è molto diversa dal precedente albanese che cita lo stesso Alfano.
I barconi su cui partono i migranti dalle coste africane sono vere e proprie carrette e il loro destino è comunque il fondo del mare. Pur volendo quindi ignorare ogni scrupolo morale e le perplessità espresse anche dalla presidente della Camera Laura Boldrini (già portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite), resterebbe il dubbio fondamentale sull’efficacia dell’intervento. «Che vuol dire» si è comunque chiesta Boldrini ospite di La7«affondare i barconi degli scafisti? Per farlo bisogna avere l'autorizzazione del Paese in cui sono presenti e a chi si chiede in Libia questa autorizzazione?». E se, ancora da Forza Italia Raffaele Fitto dice che il governo è solo in ritardo («Per 'fermare le morti' bisogna 'fermare le navi', anzi impedire che partano. Lo dico da mesi, mentre il Governo traccheggiava»), dall’opposizio la deputata di Sel Celeste Costantino ha detto in aula, rivolta ad Alfano, che la sua «è una soluzione davvero inopportuna che non si fa carico né del futuro dei profughi, condannandoli ulteriormente, né della cooperazione con Paesi divisi da guerre civili e tensioni politiche». Chi si è detto favorevole al piano è poi Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato.
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«Il punto vero» ha detto intervenendo in aula, «è distruggere le barche di questi scafisti, e lo si fa con un'azione mirata di polizia, che noi non possiamo che farci autorizzare». «Nella vicenda dell'Albania c'è la ricetta», ha continuato Casini, pur ammettendo che lì «c'era uno Stato albanese con cui coordinarsi, mentre in Libia non c'è».
Per la linea del governo una sonora bocciatura arriva infine anche dalle stanze vaticane. Per la presidente della Pontificia accademia delle Scienze sociali, Margaret Archerha, l'idea di fermare i barconi in partenza dal Nord Africa «è un’idea mostruosa, orrenda, inumana quella di bloccare persone disperate che fuggono dalla fame o dalla guerra: lo chiamerei un crimine di guerra». Il direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Perego replicando direttamente ad Alfano ha aggiunto: «Parole come affondare, distruggere, respingere, senza che siano accompagnate da parole come tutelare, salvare, accogliere, non hanno prospettiva. L'aspetto importante è contrastare i trafficanti, come già faceva Mare Nostrum, ma al tempo stesso non dimenticare che ci sono vite da salvare». Anche il cardinale Antonio Maria Viganò ai microfoni dell'Adnkronos ha notato come distruggere i barconi non sia una soluzione: «Gli immigrati scapperebbero comunque da persecuzioni e violenze. Svegliamoci». La comunità di Sant'Egidio, con altre, propone ad Alfano e al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di pensare piuttosto a un «corridoio umanitario, a partire dal Marocco».