Dal 2014 il ministero sarebbe obbligato per legge a fornire ogni anno, entro il 30 giugno, un rapporto sui nomi di chi accoglie migranti per conto delle prefetture. Con il dettaglio dei soldi pagati alle società, e il tipo di autorizzazione. Ma non l'ha mai fatto. La denuncia del deputato Mattiello

Le promesse sono veloci. Le risposte concrete molto meno. Il 13 settembre, nel pieno dello scandalo sollevato dall'inchiesta de l'Espresso sull'inferno del Cara di Foggia, il ministro dell'Interno Angelino Alfano si affrettò a promettere «una task force operativa che farà un check-up straordinario di tutte le strutture di accoglienza di migranti presenti in Italia». Il 26 settembre ribadì: «Stiamo lavorando a una task force per controllare che i centri funzionino».

Il problema è che quel compito, le prefetture, l'avrebbero già. Non solo. Il ministero dell'Interno dall'ottobre del 2014 ha (avrebbe, almeno) il dovere, sempre per legge, di pubblicare a giugno di ogni anno una relazione dettagliata sulle strutture. Con nomi, costi, numeri. E non l'ha mai fatto. «È un silenzio grave», spiega Davide Mattiello, deputato indipendente del Pd che firmò l'emendamento che obbliga l'Interno a elaborare quel rapporto, e che ha presentato con Khalid Chaouki anche un'interrogazione parlamentare su Foggia: «L'anno scorso, non ha mandato nulla. Solo a marzo del 2016 è arrivata una lista generica, aggregata per province, senza i dati richiesti, e i pochi presenti vecchi di due anni».

Secondo la legge entro il 30 giugno di ogni anno Angelino Alfano e il suo ministero dovrebbero infatti rendere noti: «il numero delle strutture, la loro ubicazione e le caratteristiche di ciascuna, nonché le modalità di autorizzazione, l’entità e l’utilizzo effettivo delle risorse finanziarie erogate e le modalità della ricezione degli stessi». Niente di tutto questo è mai stato reso noto, organicamente, a livello nazionale. «Eppure la lista sarebbe il primo passo necessario per avere una visione completa del sistema d'accoglienza. E quindi, programmare la vigilanza», continua Mattiello: «Anche quest'anno, l'aspettiamo da tre mesi. Ci dicono sia pronta ma ferma al ministero delle Finanze. Restiamo in attesa».

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Il rapporto – se realizzato come prevede l'emendemanto - servirebbe a capire dove e come, nel dettaglio, vengono spese le centinaia di milioni di euro drenati dalle strutture “straordinarie”, pagate direttamente dalle prefetture, e che ospitano oggi oltre 110mila persone. Milioni che – come ha segnalato il Corriere della Sera – starebbero scarseggiando. «Alla prefettura di Torino ci hanno segnalato già un significativo ritardo nei pagamenti da Roma», segue Mattiello: «Non è chiaro però se i problemi siano gli stessi in tutto il territorio. Così come le spese». Ogni bando infatti viene gestito in maniera diversa. Con costi saldati e servizi diversi. E i controlli? «Stanno nel dovere normale, istituzionale delle prefetture», conclude il deputato. Eppure mancano. Anche quelli.

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