Nuova Costituzione, ultimo sì: ora parte la campagna del referendum su Renzi

Dopo aver detto approvato il ddl Boschi, la minoranza dem chiede di non trasformare la consultazione dell’autunno in un plebiscito. Ma il premier l’ha già fatto, e la battaglia contro «i conservatori» è già iniziata

Neanche il tempo di verbalizzare l’ultimo sì della Camera alla riforma costituzionale che già si passa alla battaglia referendaria. Con 361 sì e soli 7 voti contrari, in un’aula disertata per protesta dai gruppi di opposizione, Montecitorio ha infatti dato la quarta approvazione conforme alla riforma di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi. Ma sarà un referendum confermativo a dover ratificare il lavoro dei parlamentari. Un referendum atteso tanto dalle opposizioni, che l’hanno richiesto, quanto dal governo. Anzi: più dal governo.



E se Matteo Renzi, intervenuto lunedì dopo il dibattito generale, ha confermato che lui e i suoi sul referendum si giocano tutto e che «nell'eventualità in cui non ci fosse un riscontro popolare, sarebbe responsabile trarne le conseguenze», la minoranza dem continua a voler scongiurare l’effetto plebiscito. La minoranza ha votato sì in aula e voterà sì al referendum, ma «trasformare un confronto sul merito in un plebiscito su una politica, una leadership o una nuova maggioranza di governo», scrivono in una nota Roberto Speranza, Gianni Cuperlo e Sergio Lo Giudice che guidano le tre aree della minoranza Pd, «troverà l'opposizione ferma di chi, come noi, si è fatto carico del bisogno di completare una transizione aperta da troppo tempo».

«Sarebbe imperdonabile piegare la Costituzione al vantaggio contingente di una stagione», dicono dunque i tre, che vogliono così evidentemente dare un’altra chance al premier, facendo finta di non aver sentito le parole inequivocabili che Renzi ha però pronunciato in aula. «Nel dibattito che farò in campagna elettorale», ha già detto infatti Renzi, «non discuteremo soltanto di singole norme o valutazioni giuridiche, discuteremo anche di argomenti più demagogici. Sarei ingiusto se non lo dicessi».
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Renzi vuole un referendum su di sé, così come Maria Elena Boschi vuole un referendum con cui rilanciare la sua figura, appesantita dalla vicenda di Banca Etruria e poi dal caso Guidi. È l’ufficio di Maria Elena Boschi, infatti, che cura i comitati del sì, è lei che condurrà una campagna in cui si dirà di aver snellito la democrazia, di aver cancellato il Senato e permesso a chi vince le elezioni di governare veramente. Una campagna contro «i conservatori», nella più classica delle contrapposizioni renziane. Una campagna che è già partita.



Per le opposizioni che notano come il Senato non sparirà ma diventerà solo una seconda Camera, dalle competenze e dalle procedure poco chiare, composta da consiglieri regionali in trasferta; per le opposizioni che suggeriscono come i parlamentari si potessero diminuire dimezzando tanto i senatori quanto i deputati, che sono ben più numerosi; per le opposizioni che segnalano come con la combinazione con la legge elettorale, con il premio di maggioranza, si sbilancino troppo i poteri verso l’esecutivo, è già pronta l’efficace replica.
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Ne dà prova, il senatore dem Andrea Marcucci: «Oggi il governo Renzi ha raggiunto un obiettivo storico. Ora il Pd partirà con i comitati per il Si al referendum d'autunno. Le opposizioni potranno finalmente chiedere agli italiani di conservare il bicameralismo perfetto, l'attuale numero di parlamentari, ed il Cnel».

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