Col presidente regionale del Pd indagato per concorso esterno, il premier prova a scrollarsi di dosso il macigno. "La Campania è strategica, la situazione sempre più esaltante", scrive sulla e-news. E domani ospita il governatore a "MatteoRisponde"
Ai sospetti di legami con la camorra del Pd locale, contrappone i fondi Ue per la Campania, i progetti su Bagnoli e Terra dei fuochi. A
Stefano Graziano, fresco indagato, contrappone il governatore Vincenzo De Luca (peraltro ormai assolto). Mentre dagli atti dell’indagine della Dda di Napoli vengono fuori i rapporti (incontri, ringraziamenti) tra Stefano Graziano, fino a ieri presidente del Pd in Campania, ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, e Alessandro Zagaria, arrestato e sospettato di far parte dell’omonimo clan,
Renzi contrattacca e cerca di scrollarsi di dosso il macigno che è piovuto addosso al Pd, in piena campagna elettorale per le comunali di Napoli (e all’indomani della nuova polemica magistratura-politica).
"Io tengo per il Pd”, dice Alessandro Zagaria in una conversazione intercettata con una cimice. Una delle prove, per gli inquirenti, del legame di favori reciproci (voti contro appalti, in sostanza) che lo legherebbe a Graziano, eletto alle regionali campane del 2015 con 15 mila preferenze.
Una nuova tegola per il Pd, già scosso per le polemiche sulla regolarità delle ultime primarie che hanno portato alla vittoria l’oggi candidata a Napoli
Valeria Valente, e da una serie di casi che fanno della Campania una spina nel fianco per i dem e non solo. Dal caso dell’ex candidato sindaco di Casavatore Salvatore Silvestri, sotto inchiesta per voto di scambio, a quello dell’ex senatore Lorenzo Diana, anche lui indagato per concorso esterno, passando per l’eurodeputato Nicola Caputo, sotto indagine per voto di scambio e per l’ex sindaco di Villa Literno Ernico Fabozzi, condannato per aver pilotato appalti a ditte legate al clan dei Casalesi.
Nei confronti di Graziano, nonostante i comprensibili imbarazzi, il Pd ostenta per lo più
estraneità. Mentre lui dichiara "totale estraneità ai fatti”, il partito non spende una parola in difesa: si limita nell’immediato alla neutralità di chiedere (così il vicesegretario Guerini) che le indagini procedano alla svelta. Nulla di più, discorso chiuso. Al punto che Renzi, pur in attesa di nuovi spinosi dettagli dall’inchiesta, e coi Cinque stelle che ballano il tango sulle notizie di reato, procede ostentatamente al contrattacco.
Annuncia che ospiterà domani
Vincenzo De Luca, nel corso del "Matteorisponde”: sarà un modo per raccontare il cambiamento, e verrà ancora più facile soprattutto adesso che il governatore campano ha superato i suoi scogli giudiziari.
Non solo. Proprio alla Campania, e ai meravigliosi passi avanti, dedica il premier una parte della sua e-news.
"La regione è strategica”, "la situazione è sempre più esaltante”, spiega Renzi, parlando dei fondi Ue e dei progetti cui è stato dato il via. "Ci siamo presi impegni per Bagnoli, per la Terra dei Fuochi con le ecoballe, per le infrastrutture strategiche a cominciare dalla Napoli-Bari, per Caserta e Pompei (a proposito: sono stato in visita qualche giorno fa. I lavori continuano e la situazione è sempre più esaltante. Domani apre il centro visite. Il 14 maggio la mostra di Mitoraj) e per molto altro”.
Certo poi, in alcune delle molteplici visite fatte in questi mesi da Renzi in Campania c’era anche Graziano. Come era giusto che fosse, essendo questi presidente del Pd campano. Un incarico al quale è arrivato nel 2014, in piena era renziana. E dal quale nessuno ha ritenuto ci fosse motivo di rimuoverlo, fino a ieri.