Continua a non essere indagata, e anzi diviene “parte lesa”. Così cambia la posizione della Guidi, dopo il faccia a faccia nel palazzo di giustizia di Potenza con i pm che indagano sul petrolio in Basilicata. A dirlo è la stessa ex ministra allo Sviluppo Economico, appena uscita da tre ore in cui ha risposto alle domande del procuratore Luigi Gay e dei titolari dell'inchiesta Laura Triassi e Francesco Basentini. “Vorrei prima di tutto ringraziare i magistrati per avermi dato la possibilità in tempi così brevi di chiarire questa vicenda così spiacevole per me. Ho risposto a tutte le loro domande. Dal punto di vista giuridico ho appreso definitivamente di essere persona offesa”, dice.
Il verbale dell'interrogatorio è stato secretato. All'incontro la ex ministra si è presentata “serena”, dopo giorni in cui si era rinchiusa in casa per fare mente locale su tutte le informazioni da fornire ai magistrati, che lunedì avevano ascoltato anche la ministra Maria Elena Boschi come “persona informata sui fatti”.
Dai verbali dell'inchiesta intanto emergono non soltanto nuove intercettazioni sui contatti tra la Guidi e il compagno Gianluca Gemelli (“Non fai altro che chiedermi favori, con me ti comporti come un sultano”, “mi tratti come una sguattera del Guatemala”). Emerge soprattutto una attività estesa su più fronti, un giro di potere che la ex ministra definisce “quartierino dei furbetti” (nuova articolazione della espressione coniata nel 2005 da Stefano Ricucci).
Nelle telefonate si parla (in termini non lusinghieri) di De Vincenti, Lotti, Padoan. E Gemelli appare interessato a faccende anche molto lontane dalla Basilicata, come gli Aeroporti Toscani e il suo presidente, o Legge Navale, filo d'indagine per il quale è stato indagato anche l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi.
Spunta addirittura un presunto dossier-ricatto nei confronti del ministro dei Trasporti Graziano Delrio. Più passano i giorni, più l'emendamento pro-Tempa rossa sembra solo un pezzetto di una vicenda dall'estensione ancora indefinita.