
È difficile capire se questi valori siano in linea con quelli attesi o auspicati da Matteo Renzi al momento della decisione di lasciare il Pd e affiancare a dem, 5 Stelle e Leu un’altra “gamba” all’interno della maggioranza a sostegno del governo Conte-bis. Più volte esponenti di Italia Viva hanno parlato di un obiettivo “a doppia cifra”, cioè intorno o superiore al 10%, un valore che negli ultimi anni nell’area moderata e centrista è riuscita a raggiungere solo Scelta civica di Mario Monti nel 2013.
Indubbiamente una “linea di galleggiamento” decisiva per scenari e prospettive del soggetto di Matteo Renzi è rappresentata dalla soglia di sbarramento, che l’attuale sistema elettorale - il Rosatellum - fissa al 3 per cento per la quota proporzionale, e che invece il ddl Brescia nella sua attuale formulazione colloca più in alto, al 5 per cento. In quest’ottica è bene richiamare un altro elemento di contesto politico: il relativo affollamento nell’area moderata e liberale del centrosinistra. Oltre a Italia Viva i sondaggi registrano infatti almeno altri due soggetti: +Europa, intorno al 2%, e Azione di Carlo Calenda, anch’essa su valori simili.
Il paradosso, per questo segmento moderato, potrebbe essere rappresentato proprio dalla debolezza delle troppe leadership che concorrono all’interno di un medesimo spazio politico (e mediatico?). Soprattutto se la legge elettorale prevederà uno sbarramento più elevato di quello attuale, non è da escludere che pur in presenza di un consenso totale significativo (tra il 6 e l’8%) la rappresentanza parlamentare di questo spicchio di schieramento politico potrebbe infatti uscire fortemente ridimensionata.
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