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Da Sala a Muroni, da Grillo a Schlein: la scossa verde tra ambiente e diritti

È l’ecologia solidale il futuro prossimo del centrosinistra non-Pd. Tra Italia ed Ue, vecchio e nuovo, con il M5S che si riscopre green, il sindaco di Milano che entra nei verdi europei, la leader di Coraggiosa che lancia una «operazione pirata». Ecco chi lavora al progetto

Rischia di essere l’uovo di colombo della politica italiana, il futuro che non c’era o meglio: che non saltava fuori. Sempre che non si incarti anzitempo nelle invidie e diffidenze reciproche – segnali se ne vedono – diventando nel qual caso rapidamente il futuro che ci sarebbe stato, come è già accaduto un numero sconcertante di volte. È l’area verde, ancor più della rossa, la prima che sta cominciando a muoversi, nel circo variopinto della politica italiana che l’avvento del governo Draghi - liberando i partiti da alcune preoccupazioni e facendone sorgere di nuove - sembra aver risvegliato. Soprattutto nel centrosinistra. Passata l’onda più forte nel Pd, che ha eletto segretario Enrico Letta dopo le sorprendenti dimissioni di Nicola Zingaretti, - e restando ancora in mezzo al guado il travaglio del M5S - tutto il vasto campo attorno al (ex) partitone comincia a riconfigurarsi. E non c’è nulla che resti fermo: da Beppe Sala a Elly Schlein, passando per Roberto Speranza e Rossella Muroni, Nicola Fratoianni e Aboubakar Sohumahoro. Per ora siamo alle parole, ma i primi eventi e incontri (virtuali intanto) non tarderanno ad arrivare. Questione di mesi, forse settimane.


Al momento, i segnali più forti e vitali arrivano proprio dall’area verde e dalla sua complessa geografia. Un luogo fino a un paio d’anni fa poco affollato della politica – molto meno del suo corrispettivo lato rosso - adesso diventato mainstream a colpi di transizione ecologica e denari da investire via Recovery Plan, con alle spalle la spinta movimentista, quella europea e lo slancio del movimento dei Fridays for future pre-pandemia, l’ambientalismo vive un momento da calamita, in Italia, come forse non si era mai visto. Se questo è il punto fermo, composita è la galassia che vi gira attorno. L’ultima novità è quella del sindaco di Milano, Beppe Sala, che dieci giorni fa ha rotto gli indugi annunciando l’adesione ai Verdi europei.


La curiosa tempistica, che ha fatto sembrare l’iniziativa in apparente contro-programmazione con l’elezione di Enrico Letta alla guida del Pd che sarebbe arrivata due giorni dopo (non a caso il neosegretario dem al momento di citare gli alleabili ha parlato del coordinatore Verde Angelo Bonelli, non del manager che pure conosce dai tempi di VeDrò), è di fatto l’emersione concreta di un lavorio che l’ex amministratore delegato dell’Expo 2015 porta avanti sottotraccia da almeno un anno e mezzo. Su vari fronti. Un tavolo è quello esplicito del rapporto appunto con i Verdi europei - in primis Philip Lambert, con Vula Tsetsi e con la gettonatissima (in Italia) Alexandra Geese - terminale europeo di una rete internazionale che il manager-sindaco coltiva (anche come profilo politico) a partire dal suo ruolo di vicepresidente del network C40, e che va dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo a quella di Barcellona Ada Colau, fino al primo cittadino di Los Angeles Eric Garcetti; una rete che ormai passa anche per i Verdi italiani, dopo che in autunno Sala ha cercato direttamente anche Bonelli, per superare il rapporto meno lineare e più tempestoso soprattutto nel passato e proprio a Milano (il che può aiutare a spiegare come mai Sala, oltreché per una prudenza elettoralistica, abbia proclamato di aderire ai Verdi europei e non agli italiani, che pure ne sono sin dalla fondazione i terminali».

Il DECALOGO DI GRILLO, 'ECCO LA NUOVA ETICA TELEVISIVA'


L’altro tavolo, il meno esplicito è invece quello portato avanti nel dialogo diretto con Beppe Grillo. Al di là degli incontri resi pubblici, come quello di agosto scorso, vi è infatti un rapporto tra Sala e Grillo che va avanti da tempo. Come ex direttore generale di Telecom ed ex numero uno dell’Expo, infatti, il sindaco di Milano ha più di un punto di interesse comune con il leader di M5S: da un lato il digitale in genere, e in particolare, ad esempio, la questione della rete unica nazionale come progetto strategico; dall’altro l’interesse per tutto ciò che riguarda l’ecologismo, anche come sviluppo, visione, impresa – che nel caso di Grillo viene da lontanissimo, a Sala si è contagiato ai tempi dell’Expo (a Milano c’è da da due anni l’assessorato alla transizione ecologica, e le deleghe sono in mano al sindaco). C’è qui da aggiungere che, anche in via strumentale, proprio il fondatore dei Cinque stelle, spinto dalla necessità di riconfigurare il Movimento a guida Giuseppe Conte e insieme di giustificare l’ingresso nel governo ha provato con decisione a riposizionare M5S su base ecologista, rispolverando una tra le stelle più dimenticate dei tempi dei Meet up, forse quella che in origine era la più forte. Di fatto, Grillo ha proclamato il sì del movimento a Draghi proprio nel nome della transizione ecologica, saltata così definitivamente a moda attrattiva. E secondo alcuni è proprio questa iniziativa grillina ad aver rianimato l’intera area.

Rossella Muroni alla presentazione di "Facciamo Eco"


Tale è, comunque, la fibrillazione che, da un punto di vista cronologico, il primo segnale di movimento nel campo del centrosinistra è verde: il 3 marzo la deputata Rossella Muroni, 37 anni, ex presidente di Legambiente, ha anticipato di un giorno persino l’imprevedibile mossa delle dimissioni di Zingaretti, lasciando Leu per «mancata realizzazione del progetto», con l’obiettivo di darsi un profilo più compiutamente ecologista. Tanto per cominciare ha costruito, nel gruppo misto, la componente Facciamo Eco, insieme con l’ex +Europa Alessandro Fusacchia e l’ex ministro grillino all’Istruzione Lorenzo Fioramonti (il quale peraltro da tempo gravitava nell’area di ricostruzione rosso-verde, tra Sala e Nicola Fratoianni), appoggiandosi sul simbolo dei Verdi, che Bonelli ha volentieri messo a disposizione. «Sono anni che lavoriamo a un profondo rinnovamento sono felice che i primi risultati, tra Sala e Muroni, si stiano concretizzando», dice il coordinatore nazionale dei Verdi. Stretto è il dialogo di Muroni con gli ex grillini: alla Camera il marchigiano Andrea Cecconi e il siciliano Antonio Lombardo si sono subito iscritti; il filo si tesse ancora di più e ancora una volta in Europa, dove gli ex grillini Eleonora Evi, Piernicola Pedicini, Rosa D’Amato e Ignazio Corrao sono da dicembre iscritti proprio al gruppo dei Verdi (mentre i M5S contiani, dopo tanto pellegrinare, sono in predicato per l’ingresso nel Pse).


L’Europa, da un certo punto di vista, è una specie di sogno a occhi aperti. Tutti, naturalmente, hanno come esempi quelli della Francia o della Germania, dove i Gruenen continuano a crescere (20 per cento alle Europee 2019, ma anche ottimi risultati dell’ultimo voto nei Laender) tanto da far pensare per il futuro post Merkel, e con una Cdu che fatica, a una coalizione a guida verde. Un salto che finora in Italia non è mai avvenuto. «Essere ecologista in Italia non è mai stata un’operazione di popolarità», racconta Muroni. «La storia dell’ambientalismo italiano è quella di guerre durissime, di trincea: ha dovuto combattere fenomeni altrove sconosciuti come l’abusivismo». Restando vitale, come dimostra la decennale battaglia, vinta di recente, in Regione Lazio, contro la speculazione edilizia del Vaticano prevista dentro il parco naturale dell’Acquafredda. Ora l’obiettivo è portare tutta questa storia a fare un passo oltre, verso un ambientalismo imprenditoriale, una transizione ecologica che sia anche sociale, di posti di lavoro. Operativamente si parla di un incontro già in luglio. Ma molto dipende da come vorrà muoversi Sala.


Nell’incrocio tra ambientalismo e diritti sociali, tra verde e rosso, appena un passo fuori dal processo appena descritto, si trova Elly Schlein, che da tempo predica l’intersezionalità tra le lotte contro le disuguaglianze e quelle contro la distruzione del pianeta. La settimana scorsa, la leader di Coraggiosa ha lanciato via video su Facebook una «operazione pirata», nella quale l’idea è «mettere insieme una rete», ossia una aggregazione più trasversale e più leggera di un nuovo soggetto politico, che trovi intanto il suo denominatore comune in alcune battaglie da fare, piuttosto che nel contenitore in cui stare. Una possibile risposta al più complesso tra i problemi che ci sono nell’area: quello che intreccia la frammentazione partitica e le diffidenze reciproche.


Lo spinoso tema è ancora più sentito nella sinistra-sinistra, dove dopo la spaccatura sul governo Draghi - con Nicola Fratoianni che ha votato no e costruisce l’opposizione con SI - negli ultimi giorni si sono visti i primi movimenti di Articolo 1, l’altro pezzo di Leu. Con il leader Roberto Speranza intento a lanciare «un confronto» con Pd, M5S e tutti gli interlocutori «della sinistra plurale ed ecologista», perno su «difesa dei beni pubblici fondamentali e lotta alle diseguaglianze», in un post pubblicato giusto nelle ore in cui scoppiava il caos Astrazeneca (con un senso del tempismo del resto già visto con il libro “Perché guariremo”, uscita prevista a fine ottobre, ormai definitivamente ritirato dal commercio); il capogruppo alla Camera Federico Fornaro è arrivato a parlare di reingresso nel Pd; e Pierluigi Bersani è intervenuto per chiarire che tuttavia il punto principale è «come ricostruire un campo» devastato da anni di mezzi risultati seguiti a clamorosi fallimenti.


Un tema tanto più caldo in quanto, dopo il cambio alla guida del Pd, muta anche completamente il panorama e la prospettiva di ciò che, sia dentro che fuori, si trova alla sua sinistra. Zingaretti aveva infatti una idea di ricomposizione della sinistra, poi inattuata. Letta, per quel che è dato capire dalle sue prime mosse, vuol dialogare con tutti, allargando il più possibile l’alleanza ma, da ex popolare, sembra destinato a lasciare maggior spazio di manovra alla sinistra che si trova all’interno del Pd. Senza bisogno di tanti travasi verso dentro o verso fuori. Con buona pace di chi li preparava.

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