Succede nell’Ungheria governata al leader di estrema destra Viktor Orbàn dove l'aborto è ormai ritenuto un crimine e adesso è anche la proposta di legge rilanciata dal Municipio Roma VI, l’unico della Capitale guidato da Fratelli d’Italia: far ascoltare il battito del feto a chi vuole abortire. Battezzata “Un cuore che batte” e sostenuta dall'associazione "Ora et labora in difesa della vita" insieme ad altre 14 associazioni – tra i quali Pro Vita & Famiglia onlus - la proposta di legge obbligherebbe appunto i medici a fare ascoltare alla donna che ha deciso di abortire il battito cardiaco del feto.
L'iniziativa del Municipio risale a circa un mese fa, il caso è però esploso ieri. A denunciarlo il Pd Roma per voce del segretario Enzo Foschi e la coordinatrice della segreteria romana, la consigliera regionale Emanuela Droghei. In un post sul profilo Facebook del Municipio Roma VI si può leggere il rimando al sito istituzionale del municipio con dentro il link con la locandina dell'associazione che recita: "Con la tua firma potrai salvare tanti bambini".
«Mai avevamo assistito a una vergogna simile», dice Foschi, a cui fa eco la consigliera Droghei: «È inaccettabile che un profilo istituzionale sponsorizzi una raccolta firme di iniziativa popolare e che lo faccia con tanto di locandina che rilancia la proposta». E anche dai parlamentari dem arriva l'attacco: «È propaganda», ha dichiarato Cecilia D'Elia, senatrice e portavoce nazionale della Conferenza delle donne democratiche, sottolineando che così «si piega la comunicazione istituzionale a favore di una campagna contro una legge dello Stato». A difendere la correttezza dell'atto il minisindaco Franco: «Il Pd è democratico a parole ma non nei fatti, visto che il Municipio VI ha semplicemente accolto l'invito che il consigliere capitolino Stefano Erbaggi ha esteso ai 13 municipi romani che non avevano ancora aderito alla pubblicazione dell'avviso della raccolta firme per 'Un cuore che batte'», afferma il presidente del municipio. «La colpa, se così possiamo chiamarla, è che la raccolta firme è a sostegno della vita e della maternità, temi su cui la sinistra è evidentemente confusa e in agitazione», sostiene il presidente del sesto municipio, spiegando poi che lo stesso avviso pubblico si trova sul sito del comune di Roma. Così il Pd ribatte nuovamente ricordando che il Comune ha l'obbligo di pubblicarlo sul sito «ma che nessuno si è sognato di metterlo su una pagina istituzionale con tanto di locandina. Questa è stata una scelta politica. Una scelta politica contro le donne».
Il tempo per raggiungere le 50mila firme che occorrono per presentare la proposta scade oggi (7 novembre) e vorrebbe modificare la legge 194 imponendo l'ascolto del feto alle donne che decidono di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. «Il medico che effettua la visita che precede l'IVG - si legge nel testo - è obbligato a far vedere, tramite esami strumentali, alla donna intenzionata ad abortire, il nascituro che porta nel grembo e a farle ascoltare il battito cardiaco dello stesso». DI recente è stata sostenuta anche dal sindaco di centrodestra di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna che con un post su Facebook ha annunciato di aver “deciso di firmare la proposta di legge d’iniziativa popolare per giungere a una modifica all’articolo 14 della legge 194/78”.
La pratica, considerata da Amnesty International "un passo indietro" e paragonabile a una tortura, non è legale in Italia, tuttavia è comune. In passato le attiviste di ‘Obiezione Respinta‘, il collettivo transfemminista che ha l'obiettivo di contrastare la pratica dell'obiezione di coscienza in Italia insieme alla pagina ‘Ivg ho abortito e sto benissimo', hanno lanciato una campagna chiedendo alle donne di raccontare le loro esperienze di violenza ginecologica e ostetrica, svelando l'entità di un fenomeno sotterraneo ma comune che attraversa l'Italia intera: Umbria, Emilia-Romagna fino in Veneto.