Facendosi scudo delle proprie prerogative, un senatore, ministro, vicepresidente del Consiglio va a colloquio in carcere con il suocero faccendiere (già parlamentare) i cui ultimi, molto opachi, interessi e quelli del figlio sembrano convergere verso il ministero retto dal genero-cognato. In qualunque Paese civile, basterebbe questo, e non la sequela ininterrotta di mistificazioni incendiarie e i disastri elettorali, a decretare la fine politica di Matteo Salvini. Non in Italia che considera la ribalderia una dote.
Di stranezza in stranezza succede che il centrodestra unito, che levò un’ignobile canea contro il ritorno di Silvia Baraldini, saluti come una conquista l’estradizione in Italia di Chico Forti, che ha una condanna, con tutta probabilità ingiusta, per omicidio, inflittagli non da un Paese retto da un autocrate, ma dagli Stati Uniti, per molti un modello di libertà, anche quando autorizzano il gas letale nel braccio della morte. La stessa destra, maggioranza di governo, discetta invece con arzigogoli legulei sulla legittimità della reclusione di Ilaria Salis, attivista di sinistra, detenuta in attesa di giudizio nelle galere ungheresi di Viktor Orbán. Il quale sembra poter impartire lezioni sull’indipendenza della magistratura. E i nostri gli prestano fede.
Nessuna sorpresa, quindi, che in un Paese così, cronisti, colpevoli solo di avere pubblicato notizie vere, siano indagati mentre il coro della maggioranza grida al «dossieraggio», fingendo di non sapere che le notizie sono finite sulle pagine di un quotidiano, nello specifico Domani, e non in una cantina di qualche centrale di ricatti. I giornalisti, insomma, hanno pubblicato ciò che si voleva non si sapesse, ma, evidentemente, a questo governo piace pensare che siano loro l’anomalia e non i velinari, megafoni della propaganda, piazzati a presidiare quella che contrabbandano per informazione.
Insomma, la destra, in oltraggio alla decenza, fa ciò che le pare, ottiene un’estradizione selettiva, dimentica in cella gli avversari e pretende silenzio sui propri affari. Tutto questo solo in sette giorni di cronache di un Paese che si dice civile e normale.
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Da oggi trovate qualche cambiamento su l'Espresso in edicola: le opinioni lungo lo sfoglio e una controcopertina a marcare lo spazio fisico di una seconda grande sezione attenta agli stimoli intellettuali, alla riflessione, all’intrattenimento e ai consumi culturali e non solo. Lì, con le rubriche e le Foto di classe anche un nuovo appuntamento con le copertine del passato, uno spaccato di memoria sull’attualità e sul costume. Su questa strada continueremo proponendo, come già per il centenario della nascita di Franco Basaglia, frammenti, testi, immagini, tratti dal nostro archivio che dal 1955 è uno scrigno unico di storia italiana. Bengala affiancherà Noi e voi, nello spirito di un doppio canale aperto al dialogo con i lettori di tutte le età.
Va in ultima pagina Cose preziose di Loredana Lipperini e il suo consiglio di lettura. Un modo per non lasciarci veramente. Per dirci che questa comunità, tra un numero e l’altro de L’Espresso, si tiene in contatto con il filo delle idee. Filo che lega lettori esigenti a noi che ci sforziamo di offrire alcuni fatti che crediamo meritino di essere conosciuti e un punto di vista, trasparente e senza dogmi, per orientarsi.