Gaza - Israele: "Nessun progresso nei negoziati"
Fonti israeliane hanno ridimensionato la possibilità di un accordo imminente su Gaza nelle trattative indirette tra le parti in corso al Cairo, come avevano lasciato intendere alcune informazioni trapelate sui media. «Ancora non vediamo una intesa all'orizzonte», hanno detto. «La distanza tra le parti - hanno spiegato - è ancora grade e ad ora non c'è stato nulla di rilevante». Anche una fonte di Hamas ha riferito ad al Jazeera che per ora «non ci sono progressi», addossando ad Israele la responsabilità di questo. La fonte di Hamas ha detto ad al Jazeera che «non ci sono progressi nei negoziati e che Israele ha respinto ogni richiesta iniziale», riporta l'emittente qatariota. Hamas rinnova le sue richieste: «Il cessate il fuoco, il ritiro dalla Striscia, l'ingresso di aiuti, il ritorno degli sfollati di Gaza e uno scambio di prigionieri».
Kiev: «A corto di missili, senza aiuti Usa perderemo»
Le lancette corrono e a Kiev è iniziato il conto alla rovescia: le forze ucraine «sono in procinto di esaurire le scorte di missili» per contrastare i continui attacchi dal cielo dei russi, incluse le micidiali bombe a guida laser, e senza i 60 miliardi di dollari a tutt'oggi congelati dal Congresso americano «si rischia di perdere la guerra». Prospettive inquietanti rese ancor più cupe dal presunto piano segreto di Donald Trump per porre fine al conflitto se fosse rieletto alla Casa Bianca: premere su Kiev per cedere la Crimea e l'intero Donbass a Mosca, rivela il Washington Post.
Il tycoon, saldamente in testa nei sondaggi negli Stati chiave americani, sarebbe convinto che «per alcune aree dell'Ucraina andrebbe bene essere parte della Russia». E Vladimir Putin non aspetta altro. La situazione sul campo preoccupa da settimane, gli ucraini si affidano oramai quasi esclusivamente ai droni per attaccare. Anche obiettivi estremamente delicati come la centrale nucleare di Zaporizhzhia, controllata dai russi, dove un velivolo armato sarebbe esploso «danneggiando un camion parcheggiato vicino alla mensa».
Immediata la reazione del capo dell'Agenzia atomica internazionale, Rafael Grossi: «Esorto ad astenersi da azioni che contraddicono i 5 principi dell'Aiea e mettono a repentaglio la sicurezza nucleare». «I lavoratori dell'impianto e i tecnici Aiea sono illesi e al riparo, il livello di radiazioni è nella norma», ha dichiarato un responsabile della centrale controllata dai russi. Decine di droni sono stati poi intercettati nelle regioni russe al confine: nei pressi di Belgorod i frammenti di un velivolo abbattuto hanno ucciso una donna e ferito 4 persone, compresi due bambini. Nel complesso, Mosca dichiara di aver abbattuto 239 droni nelle ultime 24 ore, e distrutto un magazzino di droni marini - vero e proprio incubo della Flotta russa - "forniti dalla Nato". Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ammonito che «la difesa aerea si sta esaurendo», e se i russi «continuano a colpire l'Ucraina ogni giorno come hanno fatto nell'ultimo mese, potremmo rimanere senza missili, e i nostri partner lo sanno». Il leader ucraino è tornato a sollecitare Washington, avvertendo che se il Congresso Usa «non aiuta l'Ucraina, l'Ucraina perderà la guerra».
Gallo si dimette e il Pd prepara un codice di autoregolamentazione
Nuova tegola per il Pd. Dopo il 'caso Bari' che ha portato allo strappo tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, in Piemonte si dimette il capogruppo regionale Dem, Raffaelle Gallo, figlio di Salvatore Gallo, ex manager di Sitaf indagato per estorsione, peculato e violazione della normativa elettorale. Gallo jr lascia il suo incarico in Consiglio regionale e ritira la propria candidatura per le elezioni di giugno. Ma, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, il Pd fa sapere di avere già in cantiere delle contromisure contro questi casi che lo mettono a dura prova e che vedono tra i protagonisti «perlopiù esponenti politici transitati dalla destra».
Contromisure che potrebbero partire dalla Campania. Qui, infatti, il senatore Dem e Commissario regionale del partito, Antonio Misiani, ha messo a punto, insieme ai segretari provinciali, un nuovo "codice di autoregolamentazione" per i candidati che «potrebbe benissimo essere esteso ovunque», adattato ad ogni realtà regionale e comunale. E che verrà ufficializzato per la prima volta nelle prossime ore in una riunione di partito campano. Si tratta di un pacchetto di misure che inchioda il candidato all'obbligo di trasparenza e moralità. Prima di tutto, chi vuole rappresentare il partito nelle varie istituzioni dovrà fornire il proprio certificato penale. Poi, dovrà sottoscrivere un'autodichiarazione in cui si impegna a denunciare eventuali fenomeni di condizionamento del voto; episodi di voto di scambio; intimidazioni nel corso della campagna elettorale e tentativi di corruzione o concussione durante il mandato elettivo o amministrativo.
Tra i vari impegni che si chiedono ai candidati democratici ci sono anche quelli di sottoscrivere il 'codice etico' e di dichiarare di non essere in condizioni di incandidabilità rispetto al 'codice di autoregolamentazione antimafia'. L'applicazione in Campania di questo nuovo codice, che si va ad aggiungere appunto al codice Antimafia che venne siglato a Catania nel 2011, e che contiene anche parte delle regole che erano state sperimentate per le Comunali di Napoli all'indomani del caso della compravendita di voti denunciata in Campania, verrà affidata dal Pd al magistrato Franco Roberti, già Procuratore Nazionale Antimafia ed eurodeputato Dem. Quella che viene già definita come una sorta di "rivoluzione etica" potrebbe essere applicata anche a realtà come quella di Bari e del Piemonte e potrebbe essere considerata una prima risposta a chi nel partito, come il deputato Andrea Orlando, chiede con forza una riforma del Pd e una maggiore e più capillare selezione della classe dirigente. Ad ogni livello.
Def: tecnici a lavoro, martedì atteso in Cdm
Governo al lavoro per varare il Documento di Economia e Finanza, atteso domani in Consiglio dei ministri. Tanti i fattori che pesano sulle previsioni di sviluppo e sui conti pubblici. Quelli esterni, come il contesto economico globale influenzato da numerosi focolai di crisi, l'attesa per l'avvio della stagione di ribassi dei tassi di interesse. Quelli interni, come la gestione contabile della stagione dei bonus edilizi pensati per rilanciare la pandemia durante la pandemia di Covid. A giugno Eurostat dovrebbe spiegare come conteggiare i crediti 2024 e quelli incagliati. L'esecutivo prevederà una crescita del Pil nel 2024 "intorno all'1%", ha affermato ieri il sottosegretario all'Economia, Federico Freni, a margine del workshop Ambrosetti di Cernobbio.
«Da che sono al Mef - ha ricordato - raramente sono stati sbagliati i conti, nonostante quello che dicevano tutti. Alla fine i conti li ha sempre azzeccati il Mef negli ultimi anni». Il rapporto debito/Pil, ha aggiunto, "certamente" resterà sotto i 140 punti. Quanto al deficit, «non ci sono preoccupazioni particolari, stiamo aspettando i conteggi definitivi di tutti i bonus edilizi», ha spiegato Freni. «Non do la croce a un bonus piuttosto che all'altro - aggiunge - stiamo aspettando i conteggi definitivi che ovviamente, visto che si tratta di grandezze importanti, influenzano i conti dello Stato».
«Non sono assolutamente preoccupato. - ha assicurato il vicepremier Matteo Salvini, ieri a Torino - La nostra economia cresce più di quasi tutta l'economia europea. Sono assolutamente soddisfatto e fiducioso». Venerdì si è svolta una riunione di lavoro preparatoria a Palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti in vista del varo del Def. Nei giorni scorsi il titolare del Mef ha parlato di una crescita attesa attorno a un «modesto 1%», poco sotto l'1,2% indicato nella Nadef in autunno, sottolineando però che si tratterebbe di un risultato migliore di quello che segna la Germania, alle prese con la stagnazione.
Bankitalia stima il Pil dell'Italia in crescita dello 0,6% nel 2024, dell'1% nel 2025 e dell'1,2% nel 2026 e ha rivisto al ribasso le stime dell'inflazione che «diminuirebbe nettamente nel 2024», all'1,3%, mentre a dicembre scorso prevedeva 1,9%. Ma Palazzo Koch ha anche avvertito che nel prossimo triennio l'occupazione, dopo il forte aumento del 2023, dovrebbe continuare a crescere «ma a ritmi inferiori».
Il Def della prossima settimana potrebbe essere l'ultimo del suo genere. Come ricordato da Giorgetti le sezioni sul programma di stabilità e quello nazionale di riforma saranno rispettivamente assorbite dal piano fiscale-strutturale di medio termine e dal Rapporto di monitoraggio. Mentre sulla seconda sezione e gli allegati al Def è in corso una riflessione su come declinare i documenti. «Questo è l'ultimo Def classico che conosciamo, perché poi la programmazione sarà fatta con gli atti comunitari all'esercizio del nuovo patto di stabilità e crescita, quindi è un Def che secondo me non si discosterà molto da quelle che sono già state le previsioni che il governo ha fatto nella Nadef», ha osservato Freni.