Come la politica fa favori alle farmacie

Manutenzioni all'emiciclo della Camera
Manutenzioni all'emiciclo della Camera

Un emendamento di Lega e Forza Italia, infilato alla Camera durante la conversione del decreto sulla Pa, propone di rimuovere i limiti ai conflitti di interessi di proprietari pubblici e privati. In attesa che si esprima il governo e venga coinvolta FdI, la modifica della vecchia legge potrebbe essere accantonata. Per il momento

Un magistrale esempio di come si introducono gli interessi di parte alle Camere viene offerto da un emendamento al testo di legge che deve convertire il decreto "recante disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni". La prima caratteristica: l’emendamento non deve c’entrare nulla con il tema all’ordine del giorno dei deputati riuniti in commissione Affari costituzionali. L’emendato riguarda, infatti, le farmacie e, più specificamente, a proposito di interessi, gli articoli 7/8 della legge 362 del 1991 necessari a "prevenire conflitti di interesse tra dispensazione e prescrizione dei medicinali" nonché a "disciplinare l’incompatibilità tra le attività di farmacista, medico, produzione di medicinali e di informazione farmaceutica". In sostanza, la legge 362 impedisce che i proprietari/azionisti pubblici e privati di farmacia possano liberamente operare da proprietari/azionisti pubblici e privati nel settore medico sanitario. Questo per evitare che ci siano confusioni, e soprattutto conflitti di interessi, nei diversi ruoli.

 

Nella relazione illustrativa si spiega che la norma andrebbe a sanare le posizioni di farmacie comunali e case di riposo sempre comunali. Però l’emendamento, firmato da sette deputati leghisti e un deputato forzista, non fa differenza fra pubblico e privato: "Le disposizioni di cui al comma 2 non si applicano alle partecipazioni, anche indirette, dello Stato, di enti locali, o degli altri investitori istituzionali, di cui alla legge 30 luglio 2010, n. 122 o di investitori privati, a condizione che gli organi amministrativi delle società di cui al comma 1 non siano composti da uno o più soggetti che siano anche membri degli organi amministrativi delle società di cui al comma 2 e che ciascuna società che partecipi direttamente alle società di cui al comma 1 adotti, entro il 30 giugno 2025, ovvero entro la data di acquisizione della partecipazione, un modello di organizzazione, gestione e controllo che includa, altresì, la fattispecie di comparaggio e nomini l’organismo di vigilanza, con il compito di vigilare anche sull'inesistenza di conflitti di interessi". Probabilmente l’emendamento, seppur proposto da due partiti di maggioranza, verrà cassato perché "estraneo alla materia" e, ancora più probabilmente, per costruire una intesa politica più solida che coinvolga, inevitabilmente, gli alleati di Fratelli d’Italia. Peraltro è di Fratelli d’Italia il deputato Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e profondo conoscitore del mondo sanitario e farmaceutico che, tra l'altro, proviene da una famiglia di farmacisti e, in passato, ha investito in una società di poliambulatori privati. L'emendamento potrebbe essere accantonato, per il momento. Anche per capire se l'aiuto serve ai singoli proprietari di farmacie o invece rischia di consegnare il mercato ai grandi gruppi di investitori. Né il sottosegretario Gemmato né il ministero della Salute hanno voluto esprimersi sull’emendamento.

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