Calderone è in buona compagnia. Musumeci si è laureato poco prima di diventare governatore e ha fatto il bis quando era già alla Protezione civile. Giuli ha preso 30 all’ultimo esame, ma la tesi ritarda. Lollobrigida ha finito gli studi dopo i 40

Non è disdicevole laurearsi a cinquant’anni. Molti studenti lavoratori in Italia ci sono riusciti. Esistono perfino, da tempo, norme che lo favoriscono. Già nel 1973 il contratto nazionale dei metalmeccanici introdusse le 150 ore di permessi per il diritto allo studio dei lavoratori. Niente di strano, dunque, nella carriera accademica della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone: che il 26 luglio del 2016, quattro giorni prima di compiere 51 anni, ha portato finalmente a casa la laurea magistrale in economia aziendale alla Link campus. Niente di strano, ha poi replicato la ministra alle rivelazioni del Fatto quotidiano, che lei abbia sostenuto alcuni esami anche di domenica, considerata «normalità nel caso di corsi dedicati agli studenti lavoratori». Dato che, ha spiegato, «in quanto studente lavoratrice ero una fuori corso».

 

Tecnicamente non fa una piega. Nel 2016 Marina Elvira Calderone era da tempo sulla breccia nel mondo del lavoro. Faceva la consulente del lavoro insieme a suo marito Rosario De Luca con il quale, fino alla nomina nel governo di Giorgia Meloni, aveva una società con la quale svolgevano una fiorente attività in quel campo. Di più. La ministra Calderone era da una decina d’anni o giù di lì addirittura presidente del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro: incombenza che successivamente si è trasferita quasi in automatico sulle spalle del consorte.

 

E poi, a dirla tutta, nel governo Meloni non è stata nemmeno l’unica ad aver vissuto la condizione di studente lavoratore. Se è per questo, il ministro del Mare e della Protezione civile Sebastiano Musumeci, detto Nello, l’ha superata di slancio. Ha conseguito una laurea in scienze della comunicazione all’università Kore di Enna nel luglio del 2017. All’età di 62 anni e giusto un paio di mesi prima di essere eletto presidente della Regione siciliana. Non soddisfatto, ha sentito il bisogno di conseguire anche un secondo titolo accademico mentre era già ministro della Repubblica. A dicembre 2024, vigilia del suo settantesimo compleanno. E ha voluto farlo sapere con un comunicato ufficiale diffuso dal suo portavoce: «Il senatore Nello Musumeci, attuale ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, ha conseguito il secondo diploma di laurea. La tesi, in storia contemporanea, è stata discussa presso l’aula magna del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’università di Catania e ha ottenuto la votazione di 110 e lode. Per Musumeci è l’epilogo di una antica passione per la storia, affidata negli anni ad alcuni saggi legati alla Sicilia del Novecento».

 

Attendiamo ora la notizia della laurea del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Le indiscrezioni circolate qualche mese fa dicevano che la lieta novella era prevista per gennaio, ma ancora non se ne sa nulla. L’ultimo esame è stato sostenuto a fine settembre, come ha confermato con dovizia di particolari Gaetano Lettieri, il professore della Sapienza che ha condotto la prova: «Ha preso trenta. Non è stato un esame a porte chiuse, ci sono stati dei poliziotti per ovvi motivi di sicurezza, la porta era aperta, l'esame è stato limpido, le domande difficili, puntuali e Alessandro Giuli ha risposto con grande competenza e non c'è stato alcun cedimento o timore di fronte a un ministro della Cultura, era uno studente come tutti». E ci mancherebbe altro, si potrebbe aggiungere.

 

C’è da dire che casi di politici che conseguono la laurea mentre sono ministri o hanno incarichi di governo non sono poi così isolati. Nel 2004 l’ex ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno si laureò in Ingegneria all’università di Perugia con una tesi sulle biomasse. Senza relativo comunicato stampa. Aveva 46 anni. Un anno dopo, nel marzo 2005, fu la volta del ministro della Funzione pubblica Mario Baccini, attuale sindaco di Fiumicino. Laurea in scienze della comunicazione alla Lumsa, a 47 anni. Titolo della tesi: «Il prestigio sociale dell'italiano, il ruolo degli istituti italiani di cultura». Voto 110 e lode, ovviamente.

 

L’attività politica evidentemente prende tanto tempo, ed è tempo che per forza di cose qualcuno deve sottrarre anche allo studio. Recuperando magari in seguito. L’attuale ministro dell’Agricoltura (o Sovranità alimentare come lo chiamano oggi) Francesco Lollobrigida, incidentalmente quasi-cognato della presidente del consiglio Giorgia Meloni, si è laureato nel 2014 all’età di 42 anni in giurisprudenza all’università telematica Niccolò Cusano. Ateneo fondato dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi, in passato aderente al Movimento sociale italiano: partito nel quale si è fatto politicamente le ossa anche Lollobrigida.

 

Una cosa però va detta, scorrendo il cursus honorum accademico del nostro governo. La sensazione che la formazione universitaria sia in cima ai pensieri di chi entra nella stanza dei bottoni non è così netta. Sia chiaro, questo accade ormai da un po’ di tempo anche se negli ultimi governi la deriva si è accentuata. Dei 62 membri dell’attuale esecutivo fra presidente, vice presidenti, ministri, vice ministri e sottosegretari i non laureati sono 12: quasi il 20 per cento. La presidente Giorgia Meloni non ha titolo accademico ma un diploma di liceo linguistico. Nella storia dell’Italia repubblicana è il terzo capo del governo non laureato, dopo Massimo D’Alema e Bettino Craxi, al quale però vennero attribuite ben due lauree honoris causa. Ma nel governo Meloni è senza laurea anche uno dei due vicepresidenti, ossia il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Poi c’è il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha fatto gli studi classici, e il suo collega degli Affari europei che ha la delega sul Pnrr, Tommaso Foti, titolare di una maturità scientifica. E Giuli, a quanto pare ancora per poco. Quindi sette sottosegretari, tutti diplomati agli istituti tecnici.

 

La maggioranza relativa degli altri componenti di governo che possono esibire un titolo accademico (21 su una cinquantina) ha la laurea in Giurisprudenza. I laureati in Economia, nei suoi vari rami, sono otto. A cominciare dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha fatto la Bocconi. Secondo le statistiche elaborate dal Sole 24 ore e da Pagella Politica il governo Meloni occupa la casella numero 32 nella classifica degli esecutivi repubblicani con meno laureati. L’unico governo nel quale tutti, ma proprio tutti, avevano una laurea in tasca, è stato quello di Lamberto Dini. Seguito da quello di Mario Monti. Cioè due governi tecnici. Il record dell’esecutivo con meno laureati, se si eccettua lo strano caso di un governo di Aldo Moro del 1976, lo detiene il primo governo di Giuseppe Conte, quello dell’alleanza fra grillini e leghisti.

 

Qualcosa significa. E qualcosa dice anche il paragone con il secondo governo di Alcide De Gasperi, il primo dell’Italia repubblicana, che veniva fuori da una guerra devastante, e su 45 componenti ne aveva solamente tre senza laurea. Uno di questi era Pietro Nenni, che non aveva proprio avuto modo di frequentare l’università. Allora in Italia il numero dei laureati era assai distante dall’uno per cento della popolazione; mentre oggi, pur nettamente inferiore alla media europea, si aggira intorno al 20 per cento. Eppure i non laureati al timone del Paese, in proporzione, sono più del triplo. Per non parlare poi della qualità di certi titoli accademici. La classe dirigente politica dell’immediato dopoguerra era più elitaria di quella attuale? O semplicemente la selezione che operavano i partiti, quando la fedeltà al capobastone ancora non faceva premio su tutto, era un po’ migliore? E, di conseguenza, lo era anche la stessa classe politica?

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