Politica
16 gennaio, 2026Il centrosinistra, pur avendo condannato la repressione violenta delle proteste in Iran, al momento del voto in Parlamento si è diviso per lanciare segnali politici al proprio interno
La politica italiana ha provato a esprimersi con una sola voce sulla situazione in Iran, ma non c’è riuscita. In commissione Esteri, la senatrice di Forza Italia Stefania Craxi, ha lavorato insieme al senatore del Pd Alessandro Alfieri al testo di una risoluzione in difesa della lotta degli iraniani contro il regime di Teheran.
Chiede al governo italiano cinque cose: attivare tutte le iniziative diplomatiche utili (per far desistere le autorità iraniane dall’adozione di misure repressive); agire d’intesa con i Paesi dell’Unione europea (per promuovere iniziative urgenti per ottenere la cessazione dell’uso sproporzionato della forza); sostenere sanzioni individuali, sempre a livello europeo; chiedere alle autorità iraniane di rinunciare alla pena di morte (quale strumento di repressione del dissenso) e adoperarsi per ripristinare il pieno accesso a internet.
C’era insomma un accordo bipartisan per arrivare a un voto favorevole all’unanimità e invece al Senato, il Movimento 5 stelle ha deciso – pare all’ultimo – di astenersi. Perché pur “condividendo totalmente la linea di sostegno alle proteste” – dicono i pentastellati - mancava la condanna a “qualsiasi intervento militare unilaterale” in Iran. Insomma, si riferivano al possibile intervento degli Stati Uniti.
Il giorno dopo, il 15 gennaio, si è votato di nuovo su questo tema alla commissione Esteri della Camera, dove siede anche Giuseppe Conte: i 5 stelle si sono di nuovo astenuti sulla risoluzione unitaria sull’Iran, ma ne hanno presentata una loro, firmata anche da Nicola Fratoianni (Avs) che conteneva la condanna di azioni militari unilaterali. Il testo è stato votato solo da 5 Stelle, Avs e Pd ma la deputata Pd Lia Quartapelle, in segno di protesta verso i 5 stelle, non ha partecipato al voto, così come Benedetto Della Vedova (+Europa).
Il centrosinistra pur avendo condannato la repressione violenta delle proteste in Iran – con i leader di Pd, Avs e M5s che hanno partecipato alla manifestazione organizzata da Amnesty International il 16 gennaio a Roma – al momento del voto in Parlamento si è diviso per lanciare segnali politici al proprio interno.
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