Politica
12 febbraio, 2026Il provvedimento introduce il divieto temporaneo di ingresso nelle acque territoriali in caso di emergenza, nuove sanzioni e confische per chi viola i blocchi, trasferimenti verso Paesi terzi con accordi bilaterali, regole più rigide nei Cpr e facilita le espulsioni
Il Consiglio dei ministri ha approvato, mercoledì 11 febbraio, un disegno di legge che interviene sulla disciplina dell’immigrazione e della protezione internazionale. Il provvedimento punta, nelle intenzioni del governo, a rafforzare gli strumenti di contrasto all’ingresso irregolare e a rendere più rigorosa la gestione dei flussi, oltre a dare attuazione al patto Ue su migrazione e asilo del 14 maggio 2024. Palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri, ha chiesto alle Camere una rapida calendarizzazione del testo, nel rispetto dei regolamenti parlamentari.
Il disegno di legge è strutturato in due parti: la prima contiene norme immediatamente operative dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la seconda affida al governo una delega ampia per adottare, entro sei mesi, i decreti legislativi necessari a recepire le direttive europee e ad adeguarsi ai nuovi regolamenti comunitari.
Lo stop temporaneo all'ingresso in acque territoriali
Tra le novità principali figura la possibilità di vietare temporaneamente l’ingresso nelle acque territoriali italiane in presenza di situazioni ritenute particolarmente gravi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. La misura potrà essere disposta con delibera del Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno.
Il divieto potrà durare inizialmente fino a 30 giorni, con eventuale proroga fino a un massimo di sei mesi complessivi. Potrà essere adottato in caso di rischio concreto di terrorismo o di infiltrazioni terroristiche, di pressione migratoria straordinaria tale da compromettere il controllo delle frontiere, di emergenze sanitarie internazionali o in occasione di grandi eventi che richiedano un rafforzamento delle misure di sicurezza.
sanzioni e confisca delle imbarcazioni
La violazione del divieto comporterà, salvo che il fatto costituisca reato, una sanzione amministrativa compresa tra 10 mila e 50 mila euro. Se l’infrazione viene reiterata utilizzando la stessa imbarcazione, oltre alla multa scatterà la confisca del mezzo, preceduta dal sequestro cautelare immediato disposto dall’autorità competente.
La reiterazione si configura quando, entro cinque anni da una precedente violazione accertata con provvedimento esecutivo, si verifica una nuova infrazione con lo stesso natante, anche se contestata a uno solo dei soggetti responsabili o coobbligati. Per evitare le conseguenze più gravi, l’interessato dovrà dimostrare che il fatto è avvenuto contro la propria volontà e di aver adottato misure idonee a impedirlo.
Le responsabilità non ricadranno soltanto su chi conduce l’imbarcazione, ma anche – in solido – su utilizzatore, armatore e proprietario del mezzo.
Trasferimenti in Paesi terzi
Il testo prevede inoltre che le persone intercettate possano essere condotte non solo nel Paese di origine o di partenza, ma anche in Stati terzi che abbiano sottoscritto specifici accordi con l’Italia. In questi Paesi dovrebbero operare strutture dedicate all’accoglienza o al trattenimento, con il coinvolgimento di organizzazioni internazionali competenti in materia di migrazione e asilo, anche in vista di eventuali rimpatri.
Nuove regole nei Cpr
Cambiano anche le disposizioni interne ai Cpr. Gli stranieri trattenuti non potranno tenere liberamente con sé i telefoni cellulari al di fuori di tempi, luoghi e modalità autorizzati. I dispositivi, anche se di proprietà degli ospiti, saranno custoditi dal personale del centro e consegnati soltanto per il periodo strettamente necessario al loro utilizzo secondo le regole stabilite dalla struttura.
esplulsioni più ampie
Il disegno di legge amplia le ipotesi di espulsione. Il giudice potrà disporre l’allontanamento dello straniero – o il rimpatrio del cittadino dell’Unione europea – non solo nei casi già previsti, ma anche in presenza di condanna a pena detentiva per reati quali violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale o aggressioni e intimidazioni aggravate ai danni di organi politici, amministrativi o giudiziari.
Tra le condotte che potranno determinare l’espulsione rientrano anche delitti in ambito familiare e comportamenti violenti commessi all’interno dei Cpr.
Requisiti per la protezione complementare
Il provvedimento introduce criteri più rigorosi per l’accesso alla protezione complementare. I requisiti dovranno essere dimostrati attraverso documentazione formale rilasciata dalle autorità competenti.
La permanenza regolare in Italia per almeno cinque anni sarà verificata tramite iscrizioni anagrafiche e titoli di soggiorno, mentre la conoscenza della lingua italiana dovrà risultare da certificazioni ufficiali rilasciate da enti riconosciuti dallo Stato. L’impostazione mira a rendere la misura subordinata a parametri oggettivi e verificabili.
Verifiche su alloggi e reddito
Il ddl introduce inoltre una valutazione preventiva delle condizioni abitative ed economiche del richiedente. L’idoneità dell’alloggio sarà accertata secondo le normative locali in materia edilizia e sanitaria, mentre il requisito reddituale sarà rapportato alle soglie già previste per i ricongiungimenti familiari.
La pericolosità sociale
Oltre ai requisiti formali, l’amministrazione potrà negare la protezione complementare sulla base di un giudizio complessivo di affidabilità. L’istanza potrà essere respinta se il richiedente è ritenuto una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica, per la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con cui l’Italia ha accordi per la libera circolazione e la soppressione dei controlli alle frontiere interne.
L'appello di Giorgia Meloni
Dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivolto un appello alle Camere affinché il testo venga esaminato e approvato rapidamente. In un video diffuso sui social, la premier ha invitato le forze politiche a sostenere le misure, sottolineando che il governo sta dando attuazione a un impegno inserito nel programma del centrodestra.
Meloni ha evidenziato in particolare la possibilità di vietare l’ingresso nelle acque territoriali in caso di gravi minacce alla sicurezza o di pressione migratoria eccezionale, e di trasferire i migranti a bordo delle imbarcazioni interdette anche verso Paesi terzi. Una scelta che, secondo la presidente del Consiglio, sarebbe compatibile con le nuove regole europee alla cui definizione l’Italia ha contribuito.
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Pensiero artificiale - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 6 febbraio, è disponibile in edicola e in app



