Politica
14 febbraio, 2026Il tribunale di Roma, lo scorso 10 febbraio, ha disposto il risarcimento di 700 euro nei confronti di un cittadino algerino di 50 anni e con due figli portato, a sua insaputa, al di là dell'Adriatico senza poter comunicare per ore con famiglia e avvocato
Il trattenimento nel cpr di Gjader - l’unico centro funzionante degli hub in Albania - era illegittimo. Per questo, il Viminale è stato condannato a risarcire un migrante di 50 anni perché - come ha stabilito una sentenza del tribunale di Roma dello scorso 10 febbraio - la permanenza nel centro al di là dell’Adriatico ha "inciso direttamente sui diritti fondamentali convenzionalmente e costituzionalmente tutelati”.
L’entità del risarcimento, 700 euro, non è elevatissima perché al cittadino algerino è stata subito riconosciuto l’ingiusto trattenimento e, il 9 maggio, è tornato in libertà. Ma la pronuncia dei giudici, come scrivono La Repubblica e La Stampa, è destinata a costituire un precedente giurisprudenziale e a stabilire un importante principio. E rischia di diventare un ulteriore fronte di scontro con la magistratura, nel pieno della campagna elettorale per il referendum sulla Giustizia.
Il cittadino straniero vive in Italia da 19 anni e ha due figli, ma da qualche mese era finito nel cpr di Gradisca d’Isonzo. Poi, lo scorso 10 aprile, il trasferimento. Gli raccontano che verrà portato a Brindisi ma, a sua insaputa, finisce a Gjader senza poter comunicare per ore con familiari e avvocato. Nel trasferimento, i metodi più volte contestati: fascette ai polsi, poche possibilità di andare in bagno. Il trasferimento e il trattenimento, stabilisce la sentenza firmata dal giudice Corrado Bile, ha “compromesso in modo gravissimo la possibilità di esercitare il diritto-dovere di visita nei confronti dei figli e ha leso diritti fondamentali come il diritto all'Informativa, il diritto di difesa, il diritto a non essere sottoposti a trattamenti degradanti”.
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