Politica
18 febbraio, 2026Il duro video sui social della premier, a poco più di un mese dal referendum sulla Giustizia (che non cita): "Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo, per ristabilire regole chiare e farle rispettare e il governo lo sta facendo con determinazione"
A poco più di un mese dal referendum sulla Giustizia, Giorgia Meloni è tornata a scagliarsi contro i giudici. E lo ha fatto partendo dal risarcimento chiesto al Viminale per l’ingiusto trattenimento di un migrante algerino nel cpr di Gjader, in Albania. “Un cittadino algerino irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne, tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni, non potrà essere trattenuto in un cpr né trasferito nel centro di Albania per il rimpatrio - ha attaccato ieri sera (17 febbraio) in un duro video pubblicato sui social -. Per lui alcuni giudici hanno stabilito addirittura non solo che non ci sarà un’espulsione, ma che il ministero dell’Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione”
L’attacco più politico: “Ora io penso che sia lecito chiedersi come si possa contrastare seriamente l’immigrazione illegale se chi viola ripetutamente la legge resta sul nostro territorio e lo Stato viene addirittura sanzionato per aver provato a far rispettare le regole. Ciononostante il governo continuerà con determinazione il proprio lavoro per rafforzare gli rimpatri, per rendere più efficaci gli strumenti di contrasto all'immigrazione irregolare, per garantire le sicurezza e legalità ai cittadini", ha continuato.
Poi ha concluso: "Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo, per ristabilire regole chiare e farle rispettare e il governo lo sta facendo con determinazione, nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l'immigrazione illegale di massa”.
La sentenza è dello scorso 10 febbraio e non ha stabilito tout court la detenzione in un cpr del cittadino algerino ma ne ha contestato il trasferimento nel centro in Albania perché non sarebbe stata avvisata, perché non avrebbe potuto contattare i propri legali e i propri familiari per diverse ore e perché, al di là dell’Adriatico, non avrebbe potuto incontrare i suoi due figli.
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