Politica
2 febbraio, 2026"Non possiamo accettare che sui manifestanti pacifici venga fatto ricadere tutto l'onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l'unico obiettivo di praticare violenza"
Se il governo Meloni si prepara a varare un disegno di legge ad hoc per contrastare le violenze nelle manifestazioni - sulla scia di quanto accaduto a Torino durante la protesta per lo sgombero del centro sociale Askatasuna -, il sindaco dem Stefano Lo Russo torna a parlare dei fatti che sabato 31 gennaio hanno scosso la sua città. Secondo il primo cittadino, quegli scontri che a caldo aveva definito come "una ferita" sarebbero - almeno in parte - da imputare alle scelte gestionali dello Stato.
"Era noto che sarebbero arrivati gruppi organizzati di violenti. Non compete a me, né a quest'aula, la valutazione delle attività preventive o delle scelte operative", ha detto intervenendo in Consiglio comunale. Ma, ha aggiunto, "come cittadino, prima ancora che come sindaco, mi aspetto uno Stato che sappia intervenire e prevenire, soprattutto quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto".
La soluzione di Lo russo
Lo Russo ha sottolineato che spetta allo Stato evitare che le manifestazioni sfocino in violenze. "È così che si tutela il diritto di manifestare pacificamente: separando chi dissente da chi delinque, prima che la violenza esploda e travolga tutti".
La degenerazione di una manifestazione che è iniziata come pacifica sarebbe stata causata dall'incapacità di isolare chi cercava solo violenza. "Se una riflessione sulla responsabilità collettiva per i fatti di sabato va fatta - ha aggiunto Lo Russo, durante le comunicazioni in Aula - allora forse va posta nel modo giusto: non sul fatto che si sia manifestato pacificamente, ma sulla incapacità complessiva di isolare con sufficiente nettezza chi ha scelto deliberatamente la violenza".
Il sindaco ha tenuto dedicare un pensiero a coloro che hanno manifestato senza violenze. "Per contro però - ha detto - non possiamo accettare che sui manifestanti pacifici venga fatto ricadere tutto l'onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l'unico obiettivo di praticare violenza, come qualcuno strumentalmente cerca di fare".
L'uso strumentale delle manifestazioni
Nelle comunicazioni al Consiglio comunale, il primo cittadino ha definito “irresponsabile” l’uso di episodi di questa gravità per regolare conti politici, perché - ha spiegato - “piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione”. Lo Russo ha parlato anche di un atteggiamento “imprudente”, soprattutto quando a esprimerlo sono persone che ricoprono ruoli istituzionali e che dovrebbero mostrare “memoria e senso del limite”. Secondo il sindaco, sbilanciarsi con “toni definitivi e giudizi sommari” rappresenta più una prova di leggerezza che di forza.
Il riferimento è alle “richieste di teste, di epurazioni politiche, di rotture immediate” avanzate dopo i disordini. Una linea che Lo Russo respinge, ribadendo che la città non si difende “urlando”. “Torino si difende tenendo insieme legalità e diritti, fermezza e misura, sicurezza e coesione”, ha aggiunto il sindaco. Pur riconoscendo che la città è stata “violentata dai violenti”, Lo Russo ha sottolineato come Torino abbia mostrato ancora una volta “la forza silenziosa della sua parte migliore”.
la civica benemerenza all'agente ferito
“Non c’è niente di rivoluzionario nel colpire in 10 un agente di polizia a terra. C’è solo vigliaccheria e delinquenza”, ha commentato annunciando l’intenzione di proporre al Consiglio comunale il conferimento di una civica benemerenza all’agente Alessandro Calista, ferito durante i disordini, e al collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso e messo in salvo.
La proposta, ha spiegato il sindaco, vuole essere un segno concreto di gratitudine della città e un riconoscimento simbolico a tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine che hanno operato “in condizioni difficilissime”. A loro, ha ribadito, va “la solidarietà piena della città”, una solidarietà che Lo Russo ha definito “non rituale, ma sostanziale”.
Il destino dell'edificio di Askatasuna
L'immobile di corso Regina Margherita 47 che ospitava Askatasuna "tornerà nella piena disponibilità della città che dialogherà solo con chi è in grado di prendere una distanza netta, inequivocabile e credibile da ogni forma di violenza", ha detto il sindaco, sottolineando che "non può esserci interlocuzione con chi non si dissocia, o non è in grado di dissociarsi, da ciò che nega le regole fondamentali della convivenza civile".
Il primo cittadino ha quindi rivendicato "la linea che questa amministrazione ha sempre tenuto: governare gli spazi pubblici, non abbandonarli, e riportarli dentro un perimetro di regole, responsabilità e interesse generale. Non verrà lasciato vuoto né abbandonato - ha confermato - perché l'abbandono è sempre terreno fertile per nuove tensioni e nuove fragilità. Verrà restituito al quartiere per usi pubblici quando i tempi saranno maturi, quando il clima sarà meno conflittuale, quando saranno individuati i modi, le formule giuridiche adatte e le risorse".
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