Politica
6 febbraio, 2026Duro l'intervento di Picierno: "Il Pd non è nato come un partito di sinistra identitario". Fassino: "La linea è frutto di una sintesi, non una giustapposizione di piattaforme incomunicabili fra loro"
Quando si parla di "correnti", è immediata l'associazione con il Partito democratico. Nel marzo 2023, al momento dell'insediamento, la segretaria annunciò una lotta ai "capi bastone" che organizzavano i sottogruppi del Nazareno. Effettivamente, Elly Schlein è riuscita a spiazzare buona parte di quella galassia di associazioni, movimenti, sigle interne. Che hanno faticato a riorganizzarsi dopo la sconfitta di Stefano Bonaccini alle primarie. Il presidente del Pd, tra l'altro, ha abbandonato a fine anno la leadership della minoranza, spostando Energia popolare a nel campo della segretaria. I riformisti, rimasti orfani, provano a riorganizzarsi e lanciano oggi - 6 febbraio - un segnale. Direzione del Pd, Schlein presenta la sua relazione, 11 membri si astengono. Un numero irrisorio rispetto ai 162 a favore, ma comunque un messaggio.
I temi che dividono il Pd
Negli interventi, sono emerse le divaricazioni che stanno agitando le acque democratiche, in questi mesi. La batteria di riformisti, tra i volti più distanti dalla segreteria, mostra quello di Pina Picierno: "Un gruppo dirigente eletto ha certamente il diritto di mettere in campo la linea politica su cui ha vinto il congresso, ma non ha il diritto di cambiare la natura di un partito. Ed è quello che sta succedendo". La vicepresidente del Parlamento europeo ricorda che "il Pd non è nato come un partito di sinistra identitario, non è nato così. È nato come un partito riformista di centrosinistra. Il Pd è ancora casa per i democratici, per i liberali? E cioè per me e per quelli che la pensano come me? Facciamo attenzione perché sui territori c'è già una lenta ma progressiva tendenza di dirigenti che stanno lasciando il Pd, tanti fondatori non si riconoscono più, non riconoscono più il Pd. Penso alle parole di Prodi, penso a quelle di Veltroni, e potrei continuare perché la lista è lunga". Picierno imputa a Schlein anche della timidezza sulla questione ucraina: "Ma come lo costruiamo - un nuovo internazionalismo progressista - se in quattro anni di invasione russa non si è mai andati a Kiev che è la frontiera, è il simbolo, l'idea della difesa della democrazia nazionale? Perché non basta dirsi europeisti, non basta dirsi le cose, le cose bisogna farle".
La virata a sinistra non è l'unica accusa rivolta a Schlein. L'europarlamentare Giorgio Gori interviene sull'ostracismo operato verso chi voterà "sì" al referendum sulla separazione delle carriere: "Trovo inaccettabile che si faccia passare da traditore, colluso col nemico, chi del nostro campo o partito voterà 'sì'. E invece siamo ancora a 'chi mina l'unità del partito aiuta la destra'. Peggio: siamo arrivati ad accusare chi vota 'sì' di accompagnarsi con i fascisti, di essere cioè nemico della Costituzione, al pari dei fascisti". Lorenzo Guerini interviene sulla sua materia, la difesa: "Vogliamo su questi temi assumerci una responsabilità o lisciamo il pelo all'opinione pubblica? Vogliamo provare a fare una discussione seria? Perché questo serve poi ad andare con un impianto vero alla discussione con i nostri alleati". Poi sottolinea: "Io sono rispettoso dei tempi di tutti, però ragazzi non è che possiamo farci menare per il naso da Conte che non vuole mai una discussione e un tavolo in cui ci confrontiamo sul programma. Se ci porta a ridosso delle elezioni, attenzione, rischiamo di dover compromettere le ragioni programmatiche, politiche alle esigenze di un'alleanza. E io questo credo sia un errore e un rischio che non possiamo correre".
Tra i critici di Schlein spicca anche Piero Fassino: "La linea di un partito è frutto di una sintesi, non una giustapposizione di piattaforme incomunicabili fra loro". C'è bisogno di "un percorso di costruzione e sintesi che consenta a tutti di ritrovarsi. Altrimenti c'è un problema: chi la pensa diversamente, si sente estraneo al partito". E ancora Simona Malpezzi: "Nella discussione c'è la possibilità di far funzionare meglio il nostro partito, quindi mi aspetto che le direzioni siano sempre convocate con la puntualità richiesta dal nostro statuto".
L'ordine del giorno della minoranza
La minoranza, oltre ad astenersi, ottiene l'assunzione di un proprio ordine del giorno durante la riunione. Ecco il testo: "Siamo a un punto di svolta per l’Unione europea. Il 12 febbraio il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha convocato un confronto tra i leader europei prima con la presidente del Parlamento europeo Metsola, poi con Mario Draghi ed Enrico Letta sui loro rapporti sulla competitività e il mercato unico, che hanno avanzato proposte specifiche per una maggiore integrazione europea, ormai irrimandabile. Serve un’Europa politica, strategica, non un’Europa minima. Il patrimonio di analisi che abbiamo, dall’autonomia strategica al contrasto delle autocrazie, dalla crisi del patto atlantico al multipolarismo, dall’economia al welfare europeo, è enorme. La direzione nazionale impegna il Pd a dedicare a questi fondamentali temi una discussione in direzione nazionale, insieme alla delegazione degli eurodeputati, e a partire dal 'Manifesto verso gli Stati Uniti d’Europa' che hanno presentato", si legge nel testo.
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