Sostenibilità
27 gennaio, 2026Lo strumento a fondo perduto ha l'obiettivo di far sostituire impianti obsoleti con pompe di calore, solare termico e altre tecnologie più sostenibili
Una nuova strategia per ridurre i consumi e rendere la propria casa più efficiente. Il nome - “Conto termico” - potrebbe risultare criptico, ma in realtà non si tratta altro che di un incentivo statale per coloro che scelgono di rendere più sostenibili le proprie quattro mura.
Che cos'è il Conto termico 3.0
Il Conto termico 3.0 è la versione aggiornata - introdotta dal decreto ministeriale 7 agosto 2025 - di uno strumento pubblico pensato per accompagnare la transizione energetica degli edifici già esistenti. L’obiettivo è favorire la sostituzione di impianti di riscaldamento vecchi e poco efficienti con tecnologie più moderne, capaci di ridurre i consumi e le emissioni. A differenza delle detrazioni fiscali più conosciute, non si tratta di uno “sconto” da recuperare negli anni, ma di un contributo a fondo perduto, che viene erogato direttamente dallo Stato e che non deve essere restituito.
Le risorse a disposizione
Il plafond complessivo stanziato dallo Stato ammonta a 900 milioni di euro l’anno, di cui una parte è riservata alle pubbliche amministrazioni e una parte ai privati. A gestire l’intero meccanismo è il Gestore dei servizi energetici, il Gse, che segue tutte le fasi del processo: dalla presentazione delle domande ai controlli, fino all’erogazione degli incentivi. Con l’entrata in vigore del Conto termico 3.0 si chiude definitivamente la fase del precedente Conto Termico 2.0: le nuove richieste devono rispettare le regole aggiornate, mentre le pratiche già avviate restano in genere ancorate alla normativa precedente.
Cosa cambia dalla versione 2.0
Rispetto al Conto Termico 2.0, la versione 3.0 rappresenta un’evoluzione. Il nuovo decreto avrebbe l’obiettivo di rendere la misura più attuale, più digitale e maggiormente orientata alle fonti rinnovabili e all’elettrificazione dei consumi. Cambia il modo in cui si accede all’incentivo, grazie a una gestione più snella e completamente digitalizzata attraverso il nuovo portale del Gse, operativo dal 2026. Il portale consente di caricare automaticamente parte delle certificazioni, seguire in tempo reale lo stato della pratica e avere una stima preventiva dell’incentivo, prima dell’invio definitivo.
Si amplia la platea dei beneficiari: oltre ai privati, possono accedere anche nuove categorie come le Comunità energetiche rinnovabili (gruppi di cittadini, imprese ed enti locali che si uniscono per produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili) per interventi condivisi sugli impianti di climatizzazione e sul solare termico, e gli enti del Terzo Settore.
Per le imprese, l’accesso è subordinato a requisiti più stringenti, legati alla riduzione dei consumi e all’abbandono dei combustibili fossili. Proprio su questo punto il cambio di passo è netto: per il settore produttivo vengono esclusi gli apparecchi alimentati a gas o con altri combustibili fossili, a favore di soluzioni basate su rinnovabili, come pompe di calore ad alta efficienza, recupero di calore dai processi industriali o biomassa certificata.
Per quanto riguarda invece il residenziale privato, gli interventi ammessi restano sostanzialmente gli stessi già previsti dal Conto Termico 2.0, come pompe di calore, solare termico, biomassa e scaldacqua a pompa di calore, mentre non trovano conferma le ipotesi circolate inizialmente sull’inclusione di fotovoltaico e sistemi di accumulo, che restano esclusi dall’incentivo.
Un’ulteriore novità riguarda infine il rafforzamento del sostegno agli edifici pubblici e ai territori più piccoli: il nuovo decreto prevede maggiorazioni che possono arrivare fino alla copertura totale delle spese ammissibili per interventi realizzati in comuni sotto i 15.000 abitanti, scuole e strutture sanitarie, con l’obiettivo di favorire l’efficentamento di edifici considerati strategici dal punto di vista sociale.
A chi conviene
Per capire se il Conto termico 3.0 conviene davvero, è necessario chiarire subito un punto: non tutti gli interventi in casa sono ammessi. Il meccanismo distingue infatti tra lavori sull’edificio e interventi sugli impianti. Nel caso dei privati residenziali, l’incentivo riguarda esclusivamente la sostituzione o l’installazione di impianti per la produzione di calore che siano efficienti o alimentati da fonti rinnovabili. Restano quindi esclusi interventi come cappotti termici, infissi o lavori sull’involucro, che rientrano in altri strumenti di incentivazione.
Nel concreto, il Conto termico 3.0 sostiene soprattutto soluzioni come le pompe di calore, i sistemi ibridi, il solare termico, gli scaldacqua a pompa di calore, gli impianti a biomassa, il teleriscaldamento efficiente e, in casi più specifici, la microcogenerazione (un sistema che permette di produrre contemporaneamente energia elettrica e calore utile partendo dalla stessa fonte). Affinché la spesa sia riconosciuta, l’impianto deve essere coerente con il fabbisogno reale dell’edificio, rispettare precisi requisiti di prestazione e essere accompagnato da una documentazione completa e tracciabile.
Le modalità di accesso all'incentivo
Dal punto di vista pratico, l’accesso all’incentivo avviene sempre a lavori conclusi. Una volta terminato l’intervento, il privato ha 90 giorni di tempo per presentare la domanda attraverso il portale del Gse. La procedura è interamente online e richiede il caricamento dei dati tecnici e dei documenti di spesa. Dopo la verifica della pratica e la firma del contratto, il Gse procede con l’erogazione del contributo. Se l’importo riconosciuto non supera i 15.000 euro, il pagamento avviene in un’unica soluzione. Per cifre superiori, invece, l’incentivo viene rateizzato su più anni.
I criteri del rimborso
Il Conto termico 3.0 non prevede una percentuale di rimborso fissa uguale per tutti. L’importo viene calcolato caso per caso, tenendo conto della tecnologia installata, della zona climatica in cui si trova l’abitazione, del dimensionamento dell’impianto e della composizione effettiva del preventivo. Nel settore residenziale si parla spesso di un rimborso che può arrivare teoricamente fino al 65% della spesa totale, ma si tratta di un valore massimo che nella pratica viene raggiunto solo in condizioni particolarmente favorevoli.
La zona climatica ha un peso rilevante: nelle aree più fredde, dove il riscaldamento è utilizzato per molti mesi all’anno, l’incentivo tende a essere più alto a parità di intervento. Conta molto anche come è costruito il preventivo. Il Conto termico valorizza soprattutto il costo dell’impianto e dei suoi componenti principali, mentre le opere accessorie incidono meno o sono riconosciute solo entro limiti precisi. Quando le lavorazioni collaterali aumentano, la percentuale recuperata sul totale pagato tende quindi a ridursi.
Le pompe di calore
Le pompe di calore - che sfruttano l’energia presente nell’ambiente esterno (aria, acqua o terreno) per riscaldare o raffreddare un edificio - rappresentano l’intervento più diffuso nel residenziale e, in molti casi, anche quello che offre i risultati migliori in termini di incentivo. A parità di zona, il risultato cambia molto in funzione del corretto dimensionamento dell’impianto e della sua compatibilità con le strutture già esistenti. Anche nelle aree climatiche più favorevoli, un impianto sovradimensionato o un preventivo carico di opere accessorie può ridurre il beneficio economico.
Una logica simile vale per i sistemi ibridi, che combinano una pompa di calore con una caldaia tradizionale. In questi casi la convenienza è maggiore quando la pompa di calore copre la parte principale del fabbisogno e la caldaia entra in funzione solo come supporto. Se invece la caldaia lavora spesso o l’impianto è gestito con temperature troppo elevate, l’incentivo tende a ridursi.
Gli altri sistemi
Il solare termico - che sfrutta l’energia del sole per produrre acqua calda - e gli scaldacqua a pompa di calore sono interventi più mirati, pensati soprattutto per la produzione di acqua calda sanitaria. Quando l’installazione è semplice e ben dimensionata, il Conto termico può coprire una quota importante della spesa. Gli impianti a biomassa, invece, che producono calore bruciando materiale organico come legna, pellet, cippato o altri scarti vegetali, possono offrire rimborsi elevati, ma richiedono valutazioni aggiuntive legate al costo del combustibile, allo spazio necessario e alle possibili restrizioni ambientali locali.
Le soluzioni meno comuni, come il teleriscaldamento efficiente - che produce calore centralizzato e lo distribuisce agli edifici tramite una rete di tubazioni, utilizzando fonti energetiche rinnovabili - o la microcogenerazione - che permette di produrre contemporaneamente energia elettrica e calore partendo dalla stessa fonte energetica - dipendono molto dal contesto specifico. Quando l’intervento è lineare e i costi sono sotto controllo, l’incentivo può essere significativo, ma basta che le lavorazioni diventino più complesse perché la convenienza diminuisca.
Quando conviene il Conto termico
In sintesi, il Conto termico 3.0 risulta particolarmente vantaggioso quando si sostituisce un impianto molto inefficiente con una soluzione ben progettata e dimensionata sul fabbisogno reale dell’abitazione, soprattutto nelle zone climatiche più fredde. Al contrario, perde efficacia quando il progetto è poco coerente o il preventivo è appesantito da voci di spesa che l’incentivo valorizza solo in parte. Per questo, prima di aderire, è fondamentale valutare non solo la percentuale promessa, ma la qualità dell’intervento. Il Conto termico 3.0, inoltre, non è liberamente cumulabile con tutte le altre agevolazioni.
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