Attualità
27 gennaio, 2026La Protezione Civile in stato di allerta, circa 1.500 persone costrette ad abbandonare le proprie case. Il governo ha stanziato i primi fondi per l'emergenza. Schlein: "Perché l'esecutivo non dirotta un miliardo dal Ponte?"
La frana della collina siciliana di Niscemi non arresta la sua corsa. Secondo quanto emerso nel corso di un sopralluogo istituzionale, non si tratta di un movimento circoscritto ma di un fenomeno molto più esteso che coinvolgerebbe l’intero costone su cui sorge il centro abitato, con uno scivolamento progressivo verso la piana di Gela.
A fare il punto della situazione è stato il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, intervenuto a Niscemi insieme al presidente della Regione Renato Schifani e al responsabile della Protezione civile regionale Salvo Cocina, durante una riunione al Centro operativo comunale. “L'intera collina sta crollando sulla piana di Gela - ha sottolineato -. Abbiamo fatto un primo sopralluogo con la componente scientifica del centro di competenza del Dipartimento della Protezione civile, il professore Nicola Casagli, che ha messo in evidenza non solo quello che è visibile ma che in realtà è l'intera collina che sta scendendo verso la piana di Gela”, ha spiegato Ciciliano.
Nel corso della mattinata di martedì 27 gennaio il capo della Protezione civile e i tecnici hanno effettuato anche un sorvolo dell’area interessata, che ha consentito di individuare numerose fratture diffuse sia lungo la collina sia nella piana sottostante. Una situazione che, secondo i primi riscontri, metterebbe a rischio la stabilità di decine di edifici. Al momento sono circa 1.500 le persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni, ma il numero degli sfollati potrebbe aumentare ancora.
“La frana è pienamente attiva e la situazione è critica”, ha ribadito Ciciliano, sottolineando come alcune abitazioni risultino ormai compromesse in modo irreversibile. “Ci sono abitazioni che non potranno essere più recuperate e bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva”.
Il Consiglio dei ministri ha stanziato i primi fondi per far fronte all’emergenza. Per le famiglie costrette allo sgombero è previsto il contributo di autonoma sistemazione (Cas), erogato dallo Stato: 400 euro mensili a nucleo familiare, con un’integrazione di 100 euro per ciascun componente, fino a un massimo di 900 euro al mese per la durata di un anno. La procedura, avviata in seguito all’ordinanza di sgombero, dovrebbe concludersi nel giro di pochi giorni. A darne comunicazione è stato il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, informando i capigruppo parlamentari.
La segretaria del Pd Elly Schein, in visita a Niscemi, chiede che il governo che venga dirottato un miliardo di euro dal Ponte sullo Stretto: "La prima questione sono le risorse, bisogna trovarle perché i danni stimati nelle tre regioni più colpite sono stati di circa 2 miliardi, quindi sono insufficienti le risorse stanziate ieri, quei 100 milioni, bisogna trovarne di più. Noi abbiamo proposto, ad esempio, di dirottare immediatamente un miliardo che era stato messo sul progetto del Ponte di Messina per il 2026, che chiaramente non potrà essere usato per effetto dello stock della Corte dei Conti. Perché non darlo immediatamente in disponibilità a questi territori, a queste comunità, per dare subito un segnale?".
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