Televisione
14 febbraio, 2026Con la celebre Fenomenologia il grande semiologo è riuscito come pochi altri a raccontare la mediocrità della tv contemporanea. Delle Isole e dei Fratelli, dei pacchi da aprire e delle ruote da girare. Che ai Superman preferisce gli everyman. E che non richiede alcuno sforzo per essere capita
La fenomenologia di Mike Bongiorno fu un lampo di ordinaria genialità. L’ormai celeberrimo scritto di Umberto Eco uscito per la prima volta nel ’61 con il Diario Minimo, raccontava la figura e il successo del re dei presentatori come esempio vivente e trionfante, della mediocrità come valore. «Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo». E in un’inversione di paradigma si trasformava in un ritratto immarcescibile dello spettatore che davanti alla tv si abbeverava a quel che passava il convento.
Perché Mike Bongiorno, che inizialmente non la prese benissimo e poi ne fece il vero grande vanto della sua brillante carriera, altro non era che il motore in grado di far scattare la molla per tirare sberle con infernale lucidità a chi con ostinazione continua a credere di essere rappresentato dalla tv. A chi la guarda e a chi si riconosce in essa.
Quel pubblico in bianco e nero, dell’Italietta del boom e quello di una contemporaneità volta all’antico, delle Isole e degli Uomini e donne, dei Tali e Quali e dei reality compulsivi, quegli spettatori dell’ieri e dell’oggi, pronti anche per il domani, di un mondo cristallizzato nell’attimo espresso da un semplice telecomando, attratto in maniera irreversibile dalla normalità che elargisce ricchezze nei pacchi da aprire e nelle ruote da girare.
La tv «presenta come ideale l'uomo assolutamente medio» scriveva Eco, inarrivabile preveggente al primo morso, e quel pasto televisivo nei decenni a venire continuò a masticare evolvendo quell’intuizione immaginifica adattabile ogni palinsesto.
Nessuno guarda un programma per sentirsi sminuito e per questo si continua a produrre, e a premiare, una televisione uguale a se stessa, che come il Mike Bongiorno di Eco parla un basic italian, abolisce congiuntivi, soprattutto non richiede alcuno sforzo per essere capita. Così lo spettatore in fuga dai Superman pronto a gettarsi nelle braccia insipide dell’everyman, ha la stessa impronta del monocanale allora catodico, oggi fisicamente moltiplicato come gli occhi di una mosca agitata.
Un’irresistibile ascesa, che trova i suoi picchi nell’avvento delle mille televisioni berlusconiane che glorificavano l’improvvisazione e incensavano l’eroe per un giorno. Pescando a caso nel tesoro delle Bustine a venire, quel che si legge continua a trovare una puntuale corrispondenza con ciò che ogni giorno ancora si vede, in maniera implacabile, sbattuto in faccia a tutti coloro che credono di mantenere uno straccio di spirito critico mentre infilano la testa in quello schermo piccolissimo. Saltellando tra i palinsesti gli esempi abbondano.
“La Corrida”, e tutti i suoi innumerevoli emuli, è raccontata come la rappresentazione della quintessenza della vita pubblica italiana, l’apoteosi del dilettantismo per «gente incapace che è felice di apparire in tv proprio per rivelarsi come tale». Quell’ostinato desiderio di mostrarsi per quel che si è, senza quei benedetti filtri che a volte aiuterebbero parecchio persino le singole autostime e che trova la sua origine sempre nell’identificazione di cui sopra, con la medietà come fosse un valore a tutti i costi, che sbrodola e fuoriesce dal fiumiciattolo della comunicazione, allagando campi sempre più ampi.
Passa per la politica, dilettante anch’essa, che urla e sbraita e si riduce in impavide esternazioni via social che i telegiornali riprendono puntualmente, in un flusso di incoscienza senza mediazione alcuna. E arriva alla privacy, tema bollente proiettato sul domani, che come scriveva il nostro «nessuna persona comune desidera». Altrimenti non si spiegherebbe la sfilata incontinente di traditi che piagnucolano davanti alle telecamere, le missive del sabato sera dove i parenti si mostrano serpenti, si sdoganano le bassezze sino all’attimo prima rinchiuse nel tinello marrone per dirla alla Paolo Conte, perché cosa non si è disposti a cedere pur di apparire nella casa di tutti. «Il cornuto corre in televisione a litigare, se soffre di una malattia terribile sfila in pubblico, usa compulsivamente il telefonino e, possibilmente in modo da essere ascoltato dagli astanti per comunicare a tutti che ha un’amante a cui dice “cicci”».
Perché la tv siamo noi, che ancora oggi premiamo la vetusta figura della valletta rispetto a Juliette Greco, perché siamo uomini (e donne) medi che cercano e apprezzano caratteri medi. I figli dei fagioli nel barattolo, delle risposte al telefono, delle manine che appaiono per salutare all’improvviso e dire “ciao mamma”, protagonisti per un attimo, ingenui e soddisfatti.
Ed è bello immaginare Eco sorridere divertito mentre guarda noi, spettatori della solita inutilità, che spiamo dai buchi delle serrature i mille Mike che la televisione continua a offrirci. «Un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere, perché chiunque si trova già al suo livello».
LEGGI ANCHE
L'E COMMUNITY
Entra nella nostra community Whatsapp
L'edicola
Senza Eco - Cosa c'è nel nuovo numero de L'Espresso
Il settimanale, da venerdì 13 febbraio, è disponibile in edicola e in app



