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Attualità
giugno, 2010

Ustica, i passeggeri che andavano a morire

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Esclusivo: le immagini dei passeggeri che andavano a morire

"La Tst per il Mig la mettiamo?". "Aspetta che parlo co'... aspetta eh...". Voci che vengono dal cuore del mistero, conversazioni scambiate in una notte di inizio estate di trent'anni fa, la notte della tragedia di Ustica.



È il 27 giugno 1980, il Dc9 Itavia in volo tra Bologna e Palermo scompare in mare con 81 persone a bordo. Le cause restano sconosciute. Tutti negano che ci fossero aerei militari in quel tratto di Tirreno a largo della Sicilia. Ma gli uomini delle basi radar dell'Aeronautica discutono tra loro. E parlano di un Mig, un caccia di fabbricazione sovietica, come quello che verrà ritrovato tre settimane dopo distrutto sui monti della Sila. Gli audio delle basi radar si possono sentire per la prima volta in un documentario che verrà trasmesso da History Channel il 25 giugno alle 22.

The Ustica Conspiracy è stato realizzato da un pool tedesco sotto la regia di Hans von Kalckreuth e presentato in Italia con il titolo "Ustica, tragedia nei cieli". Ma è il complotto il tema centrale della video- inchiesta, che si incardina sui pochi punti fermi di questo "mistero nel cuore della guerra fredda": la prima perizia radar, i nastri delle basi dell'Aeronautica. Elementi che testimoniano la presenza di aerei da caccia in quel momento.

C'è la conversazione della base radar di Poggio Ballone (Grosseto) che controlla proprio quel settore del Tirreno; la cornetta del telefono è stata messa a posto male e viene registrato il dialogo tra due militari. Parlano di un caccia Phantom, l'intercettore della Marina statunitense: "Dove sta il Phantom, lo vedevi tu". E poi chiede: "Dove sta la portaerei?".

Tanti misteri, nessuna risposta. Ai parenti delle vittime resta solo il dolore.

Su History Channel andranno in onda immagini che danno i brividi: un superotto con la gente che sale sulla scaletta del Dc9 all'aeroporto di Bologna quel 27 giugno 1980, volti sereni spariti nel Tirreno. Come testimonia di Pasquale Diodato che per la prima volta ha accettato di raccontare il suo dramma: "Eravamo una famiglia allegra, una moglie giovane, tre figli. Io non ho mai parlato: il dolore è mio e me lo tengo io. Non lo divido con nessuno".

Lui su quell'aereo ha perso tutto: la moglie, la cognata, tre figli bambini. Ricorda quando identificò il corpo del più piccolo, di soli dieci mesi: "Non aveva nessun segno, aveva ancora il ciuccetto al collo. Come l'avevo imbarcato così l'ho trovato". Il video è un documento completo ed equilibrato che in un'ora fa il punto del disastro e delle indagini, lasciando parlare i protagonisti. C'è il giudice istruttore Rosario Priore, ci sono i principali periti che si tentarono di individuare le cause della distruzione del Dc9, c'è il generale dell'Aeronautica che guidò la commissione interna della forza armata, c'è Daria Bonfietti che ha creato l'associazione familiari delle vittime. Il tutto scandito da immagini d'epoca con il recupero del relitto dall'abisso, con gli oggetti personali dei passeggeri, i rottami del Mig 23 sparsi sulla collina della Sila. "The Ustica Conspirancy" ribadisce i pochi punti fermi di questa storia e ripercorre la catena degli enigmi.

Il filmato ripropone alcuni elementi di grande efficacia, poi dispersi nei rivoli dei procedimenti e delle polemiche italiane. C'è la perizia dell'esperto statunitense John Mcdull che ha analizzato i tracciati radar, sostenendo la presenza di altri tre aerei in prossimità del Dc9 nella fase finale del volo. Velivoli molto veloci, sicuramente militari. Il tecnico ha basato la sua ricostruzione solo sui dati delle antenne civili di Fiumicino, perché non ci sono documenti su quelli dell'Aeronautica: la versione ufficiale è che proprio nei minuti chiave per il destino di quelle 81 persone gli apparati erano impegnati in un'esercitazione virtuale.

C'è poi la questione del Mig libico ritrovato sulla Sila. È caduto veramente il 18 luglio 1980, come sostengono le segnalazioni di carabinieri e servizi segreti? Oppure il relitto e il corpo del pilota erano lì da giorni, come sostengono diverse testimonianze? Ma soprattutto, come ci è arrivato: si trattava di un disertore fuggito dalla Libia e arrivato al limite estremo della sua riserva di carburante? E in tal caso perchè i radar dell'Aeronautica non lo hanno visto? Oppure il caccia supersonico di fabbricazione sovietica aveva partecipato a una battaglia in quella notte del 27 giugno 1980? Si discute del ruolo della Francia, evocato dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. In quel periodo Parigi era di fatto in guerra con la Libia nell'ex colonia africana del Chad. Una delle ipotesi è che il Dc9 sia stato una vittima collaterale del tentativo di intercettare un jet con a bordo il leader libico Mummar Gheddafi, una missione segreta condotta da caccia francesi decollati dalla Francia o dalla portaerei Clemenceau. Da Parigi come sottolinea il giudice Priore c'è stata pochissima collaborazione. Ma di portaerei misteriose nella notte di Ustica se ne aggira anche una statunitense.

La Saratoga risulta in porto a Napoli, c'era anche un'altra ammiraglia della Sesta flotta Usa? E altrimenti da dove proveniva l'intenso traffico di jet descritti da più testimoni e persino - ricorda Priore - dalla Nato? Meno credibile l'ipotesi della bomba: l'ordigno messo a bordo del Dc9 Itavia prima del decollo da Bologna. Un mese dopo sempre a Bologna venne fatta saltare in aria la stazione, una strage per la quale sono stati riconosciuti colpevoli terroristi di estrema destra. Proprio la pista della bomba era stata però evocata in una serie di depistaggi messi in atto da personaggi legati alla Loggia P2. Infine la prima pista, quella del cedimento strutturale: l'aereo si sarebbe distrutto da solo. Una tesi diffusa nei primi mesi, sulla base spesso di dichiarazioni ridicole ("In passato quell'aereo veniva usato per trasportare il pesce"), subito esclusa e che ebbe l'effetto di assestare il colpo di grazia all'Itavia, ultima compagnia privata del trasporto aereo, e assegnare all'azienda statale Alitalia il monopolio dei cieli italiani.

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