C'è una canzone famosa tra i portoghesi come potrebbe esserlo da noi una di De Andrè o De Gregori: «Chiedo al vento che passa notizie del mio Paese, ma il vento tace la disgrazia, il vento nulla mi dice...». Quando fu incisa, 40 anni fa, in Europa resistevano solo due dittature prebelliche non ancora rottamate e quei versi potevano circolare solo nella clandestinità.
Era il 1970 e il Portogallo, uscito di scena il vecchio Salazar, attraversava una fase di timide riforme che qualche ottimista aveva ribattezzato "primavera": gli esuli potevano essere cantati su disco, ma non potevano ancora rientrare, mentre continuava a mietere vittime la guerra coloniale in Africa. Sono passati 40 anni e oggi l'autore di quelle parole, Manuel Alegre, può vantare 34 anni di attività parlamentare da deputato socialista, dalla Costituente del '75 fino alle ultime legislative, nel 2009. Potrebbe godersi gli allori letterari, ma il prossimo 23 gennaio ritenterà il colpo fallito cinque anni fa: diventare Presidente della Repubblica. Stavolta con il sostegno ufficiale del Partito Socialista. Nel gennaio 2006 Alegre raccolse più di un milione di voti, piazzandosi secondo dietro al conservatore Aníbal Cavaco Silva. Risultato notevole per un candidato indipendente che non contava sul sostegno di nessuno dei principali partiti, nemmeno del suo, che a sorpresa aveva ripescato Mario Soares, già due volte presidente, a cavallo tra gli anni '80 e '90.
Forse Alegre, infastidisce chi vorrebbe intellettuali più organici al partito. Non a caso lui, che in un poema dedicato a Che Guevara scriveva che il fuoco guerrigliero non c'è bisogno di andarselo a cercare oltre i monti, raccoglie sostegni nella sinistra d'opposizione (il Bloco de Esquerda) e strizza l'occhio ai sindacati anche ora che dichiarano guerra al governo socialista di José Sócrates.
La biografia di questo aspirante presidente narra di un giovane ribelle che all'inizio degli anni '60 viene spedito in Angola a combattere contro gli indipendentisti. Sarà arrestato e rimpatriato per tentato pronunciamento militare. Fuggendo all'estero si salverà dal carcere duro, che altri scrittori già scontavano. L'esperienza africana di una gioventù che respirava aria di lutto fin nei giardinetti dove i fidanzati si davano il bacio dell'addio è raccontata nel romanzo Jornada de África (in Italia edito da Albatros).
Durante l'esilio in Algeria, nazione simbolo del post-colonialismo in cui Alegre visse fino alla caduta del regime (25 aprile 1974), diventò la voce della diaspora dai microfoni di radio Voz da Liberdade, mentre un'intera generazione di portoghesi prestava la propria voce a declamazioni clandestine dei suoi versi (i lettori italiani possono cercarli in un Oscar Mondadori quasi introvabile: Inchiostro nero che danza sulla carta, antologia di poesia portoghese contemporanea). Ma queste, come le ha definite "Le Monde Diplomatique", sono le "presidenziali della crisi".
L'ultimo bollettino economico del Banco de Portugal annuncia, per il 2011, la scomparsa di 50 mila posti di lavoro (su una popolazione attiva che non raggiunge i 5 milioni) e una discesa dei salari che, associata all'aumento dei prezzi, significa un crollo del reddito reale delle famiglie. Analisti e massaie ormai non parlano d'altro: il basso rating delle agenzie internazionali, l'alto tasso d'interesse sul debito estero, i cinesi pronti a comprarlo, l'Europa così lontana, il Fondo monetario così vicino. Forse per questo la maggioranza dei portoghesi dichiara di preferire al poeta l'economista, Cavaco Silva. Il quale ha intuito che attaccare il governo in piena campagna elettorale paga. Alegre spera invece di arrivare al secondo turno e unificare il voto di sinistra, per ora assai frammentato.
E intanto dal suo sito ufficiale cita Rimbaud e Mallarmé senza affettazione, confermandosi, forse suo malgrado, un poeta prestato alla politica e non viceversa. In una delle sue prime poesie, celebrando una rivolta popolare del '600 contro i vicerè di Spagna, scriveva: «Vidi pesanti tributi sul povero e vidi a Palazzo l'oro del tradimento».
L'esito delle urne dipenderà anche da cosa vedranno in lui gli elettori: se il poeta del popolo o il socialista organico al partito di governo che, con lo spettro di una bancarotta di tipo greco, ha varato una finanziaria da lacrime, sudore e sangue.