Un anno e mezzo dopo la morte di Bin Laden, la rete terroristica si è spostata. Si è infiltrata nella rivolta contro Assad e sta terrorizzando Damasco, dove due autobomba nelle ultime ore hanno provocato oltre trenta morti, e le altre città siriane. Ma non solo: controlla parti del Mali, è presente nello Yemen, in Libia e in tutto il Sahel

Gli eventi dell'11 settembre a Bengasi hanno ricordato a tutti che al Qaeda è viva e vegeta. Anche se in Libia e nelle capitali arabe e musulmane le proteste contro il film anti-islamico, "L'innocenza dei musulmani", sono state spontanee, l'attacco armato contro l'ambasciatore degli Stati Uniti è stato opera dei membri dell'ala nordafricana di al Qaeda. Nota come l'al Qaeda del Maghreb islamico (Aquim), quest'ala affonda le sue radici dalla guerra civile algerina degli anni Novanta. Successivamente si diffonde agli altri paesi africani della regione del Sahel. Con la caduta del regime di Gheddafi in Libia l'anno scorso ha ereditato armi e combattenti, prendendo il controllo di parti del Mali settentrionale dopo il colpo di Stato militare in questo paese dello scorso marzo. Aquim finanzia le sue operazioni in parte con il contrabbando di merci, in parte con i sequestri di persona. Anche se Aqim è stata considerata a lungo l'ala più debole della struttura globale di al Qaeda, ora essa rappresenta una minaccia alla sicurezza.

L'AMMINISTRAZIONE OBAMA è stata intensamente impegnata nelle ultime settimane in una serie di riunioni tese a individuare il modo corretto per rispondere. Gli Stati Uniti e gli altri paesi occidentali collaborano già con molti governi della regione del Sahel e del Nord dell'Africa al fine di rafforzare la loro capacità di contrastare la minaccia terroristica. La cooperazione con il Mali era stata sospesa dopo il colpo di Stato di marzo. Gli Usa ora stanno considerando la possibilità di monitorare e attaccare direttamente la rete di Aquim con droni armati, un passo che sposterebbe la lotta globale contro al Qaeda nel Nord Africa. La caccia ad Aquim, così come sta emergendo, segue lo schema delle strategie impiegate per combattere l'ala di al Qaeda dello Yemen, nota come l'al Qaeda della Penisola Arabica (Aqap). Anche in questo paese, al Qaeda ha approfittato di uno Stato debole e anche qui la minaccia è stata sottovalutata. L'Occidente ne ha colto le dimensioni solo dopo il fallito tentativo di far saltare un aereo americano il giorno di Natale del 2009. I paesi occidentali hanno quindi riversato nel paese milioni di dollari allo scopo di sostenere le forze militari yemenite, mentre gli Usa hanno avviato una campagna contro i militanti di al Qaeda con l'utilizzo di droni. Le ribellioni yemenite del 2011, parte della cosiddetta primavera araba, hanno però vanificato questo sforzo e rafforzato Aqap che, sfruttando il caos politico, ha conquistato nuovo terreno nelle province del Sud e diverse città, tra cui Jaar e Zinjibar. Negli ultimi mesi però, le forze yemenite sostenute dagli attacchi dei droni americani hanno riconquistato buona parte del territorio perso ridimensionando le conquiste di Aqap.

FEDELE ALLA SUA STRUTTURA adattabile e flessibile, al Qaeda ora sta sfruttando il conflitto siriano. La trasformazione graduale di un movimento pacifico per la democrazia in una sanguinosa battaglia tra un governo che combatte con brutalità e i ribelli armati, ha fatto emergere le identità settarie e la necessità per i ribelli di avere i mezzi per raggiungere una capacità di combattimento efficace. I combattenti di al Qaeda, che hanno fatto esperienza in Iraq, in Afghanistan e in altre zone di guerra, sono arrivati in forza in Siria facendo leva sui sentimenti religiosi delle vessate comunità sunnite, offrendo la loro capacità di mettere in moto una lotta di guerriglia e la rigida disciplina della loro organizzazione. Pur rappresentando ancora una piccola minoranza dell'opposizione che combatte in Siria, e anche se i militanti di Aqap sono visti con molta circospezione dalla maggior parte dei siriani (sunniti e non) per la devastazione da loro scatenata in Iraq e altrove, essi costituiscono una presenza in crescita.

E INFATTI AL QAEDA È RIUSCITA ad adattarsi ai rapidi cambiamenti che hanno avuto luogo in altre parti del Medio Oriente e nell'Africa del Nord, dove non è diventata un movimento vasto e popolare, ma ha militanti armati e pericolosi diffusi estesamente nel territorio. La guerra contro al Qaeda sarà lunga e difficile, ma è necessaria. Al Qaeda non la sta vincendo. Nello Yemen, i militari sostenuti dalla comunità internazionale stanno riconquistando alcuni territori che erano già considerati persi. In Siria, la minaccia è appena iniziata e la comunità internazionale deve concentrare i suoi sforzi nel porre fine al conflitto rapidamente con i mezzi diplomatici o con un intervento più energico, perché un conflitto lungo non farà che favorire al Qaeda. Infine la minaccia di al Qaeda nel Nordafrica e nel Sahel è molto vicina all'Europa. L'Europa e la comunità internazionale devono muoversi rapidamente cooperando con i governi della regione al fine di respingere al Qaeda.

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