Attualità
febbraio, 2012

Mani pulite, vent'anni dopo

Il dossier completo su quella stagione, con interviste, infografiche e analisi. E gli articoli più significativi che pubblicammo al tempo

Quando i carabinieri entrarono nell'ufficio di Mario Chiesa non immaginavano quale baratro stessero scoperchiando. L'operazione Mike Papa, sigla che poi fu trasformata in Mani Pulite, in meno di tre anni ha cambiato la storia d'Italia, svelando un sistema di corruzione radicata e contribuendo ad abbattere la prima Repubblica. Dai sette milioni di lire della prima mazzetta ai 150 miliardi del tangentone Enimont, in sedici mesi il pool milanese ha raccolto le confessioni su fiumi di soldi girati dalle imprese alla politica, ottenendo in cambio appalti spesso inutili e leggi su misura: un meccanismo che ha ostacolato la crescita del Paese, dove l'interesse di pochi veniva sempre prima del bene pubblico e risorse enormi furono bruciate facendo lievitare il debito statale. Dal 1995 le indagini si sono focalizzate sul nuovo che avanzava: Silvio Berlusconi, l'imprenditore che aveva sfruttato il vuoto politico e cambiato tutto perché nulla cambiasse. Quelli che leggerete sono gli stalci dei verbali che hanno segnato un'epoca. Molte delle accuse non si sono trasformate in condanne definitive, per mancanza di riscontri e soprattutto per le leggi "su misura" che hanno determinato la prescrizione dei reati.

MARIO CHIESA
Dopo l'arresto, Bettino Craxi lo definì "un mariuolo isolato". Allora il potente presidente socialista del Pio Albergo Trivulzio, l'istituzione milanese che assiste gli anziani e amministra un ricco patrimonio, decise di parlare raccontando 18 anni di mazzette. Le sue accuse colpirono gli ex sindaci socialisti Carlo Tognoli e Paolo Pillitteri, cognato di Craxi.
"Intendo dire tutta la verità in ordine ai fatti che mi sono stati contestati e in ordine in generale alle mie vicende personali, in quanto io, dopo il 17 febbraio 1992, mi ritrovo politicamente finito, privo di qualsiasi lavoro... La prima volta in cui ricevetti denaro risale al 1974 circa, quando Dante Carobbi personalmente mi diede il 10 per cento dell'ammontare della somma per la manutenzione dell'ospedale Sacco dove io all'epoca ero capo ufficio tecnico. L'ultima volta in cui ricevetti denaro risale a due ore prima dell'intervento dei carabinieri, quando tale geometra Mariotti Zanetto, rappresentante della ditta Carobbi Dante, mi diede 37 milioni di lire quale seconda e ultima tranche del 10 per cento dell'appalto per la tinteggiatura degli immobili del Trivulzio. Tale somma non fu rinvenuta nella perquisizione in quanto si trovava all'interno di una borsa nera posta su una sedia: nascosi la busta nella giacca e la gettai nel water, ove mi recai più volte nel corso della perquisizione..."
"...Elenco invece qui di seguito le persone a cui ho dato del denaro per le ragioni di cui pure spiegherò: Michele Colucci (il ras socialista della sanità milanese ndr); Carlo Tognoli; Ugo Finetti (segretario regionale Psi ndr) ; Paolo Pillitteri; avvocato Arcadu per conto di Finetti; Giovanni Manzi (uno dei leader del Psi lombardo ndr); Vitetta, impiegato di Tognoli; D'Onofrio, per conto di Tognoli; Panico, segretario amministrativo provinciale del Psi... Ho dato altri contributi in due rate all'allora sindaco di Milano Pillitteri per un totale di 100 milioni. Ricordo che portai detta somma in una busta nascosta all'interno di un giornale che appoggiai sul tavolo nell'ufficio del sindaco; Pillitteri sfilò dal giornale la busta, se la mise in tasca, ringraziò e disse che l'avrebbe portata al partito...".
"...Faccio presente che a partire dal 1990, siccome ero riuscito a instaurare un rapporto diretto con il segretario Bettino Craxi (a seguito della sponsorizzazione del figlio Bobo), non avevo più alcuna necessità di sovvenzionare altri politici del Psi. Ripeto: dal 1990 era direttamente Bettino Craxi che si preoccupava della mia realizzazione politica, tanto è vero che fu lui personalmente che impose la mia riconferma al Trivulzio, dando ordine in tale senso al sindaco Pillitteri. Io d'altronde avevo impegnato tutta la mia struttura, i miei mezzi, le mie finanze, i miei soldi, la mia organizzazione, i miei seguaci al fine di eleggere Bobo Craxi con un nutrito gruppo di voti".

I SOLDI AL PSI
L'inchiesta nel 1992 ha subito puntato alle tesorerie nazionali dei partiti. Quella del Psi era affidata a Vincenzo Balzamo. Il denaro veniva pagato direttamente dagli imprenditori o tramite i dirigenti degli enti pubblici designati dai partiti.

Vincenzo Giuseppe D'Urso, segretario personale del tesoriere Psi Balzamo: "Sostanzialmente posso riferire che accorrevano e occorrono al Psi nazionale circa 30 miliardi di lire l'anno di finanziamenti irregolari per coprire le spese. Anche di questo si è dovuto far carico l'onorevole Balzamo. Naturalmente tutto ciò non poteva fare il segretario amministrativo tenendo all'oscuro il segretario politico del Psi. Intendo dire che l'onorevole Balzamo e l'onorevole Craxi più volte hanno dovuto affrontare congiuntamente il problema della reperibilità dei fondi necessari per la vita del partito e periodicamente Balzamo riferiva a Craxi anche in ordine alla problematica relativa alle contribuzioni illegali. Si trattava in sostanza di contattare le maggiori imprese italiane affinché queste si impegnassero - come di fatto si sono impegnate - a versare periodicamente al partito delle somme di denaro in nero in entità adeguate alla loro potenzialità imprenditoriale. Il contatto con le imprese è stato tenuto di regola da Balzamo anche se devo dire che per quanto riguarda il caso specifico di Salvatore Ligresti, Balzamo mi riferì che egli si limitava a ricevere quanto convenuto direttamente tra Ligresti e Craxi".

Valerio Bitetto, consigliere di amministrazione dell'Enel, designato dal Psi: "L'onorevole Craxi mi incontrò personalmente e mi disse testualmente: "non stare lì a scaldare la sedia". In altri termini mi disse che in tale mia funzione dovevo procurare voti al Psi e procurare denaro al partito ed in tal senso di individuare le aree di business all'interno dell'Enel e riferire all'allora segretario amministrativo onorevole Gangi per poter inserire il Psi nell'acquisizione di denaro proveniente dalle commesse Enel in quanto fino a quel momento il partito socialista sì vedeva discriminato da questi business".

Silvano Larini, architetto e "collettore" delle tangenti: "A partire dal 1987 circa e fino alla primavera del 1992 versai circa 7 o 8 miliardi di lire complessivamente ed ogni volta (salvo in un paio di occasioni che li ho consegnati direttamente al senatore Natali) li ho portati negli uffici dell'onorevole Craxi di Piazza Duomo 19, depositandoli nella stanza a fianco della sua e cioè in una piccola stanza adibita a riposo dell'onorevole Craxi... Dopo un po' di tempo dal conferimento dell'incarico fui rimproverato dall'onorevole Craxi, che riteneva che egli venisse imbrogliato da Prada e Carnevale (i "collettori" milanesi di Dc e Pci, ndr) in quanto le somme riversate erano inferiori a quelle corrisposte dalle imprese. Ripeto, io tutto ciò che prendevo lo portavo sempre nell'ufficio di Craxi e non trattenevo nulla per me. Insomma per me era un servizio che io rendevo all'onorevole Bettino Craxi per amicizia e per comune militanza politica. Io ero e mi considero ancora intimo amico di Bettino Craxi".

Vincenza Tomaselli, il primo verbale della segretaria personale di Craxi che poi due anni dopo ammise il giro di mazzette: "Prendo atto che secondo quanto risulta ai pm io avrei incassato cct per 750 milioni di Salvatore Ligresti. Per quel che ricordo escludo che ciò si sia mai verificato. Può darsi che nell'attività del mio ufficio abbia fatto qualche cosa del genere, ma francamente non me ne ricordo... Posso dire, pensandoci, che qualche volta Balzamo mi ha dato delle cedole da incassare, sarà capitato una volta o due..."

LA DEMOCRAZIA CRISTIANA

L'inchiesta arrivò anche al vertice del partito di maggioranza. Il tesoriere nazionale della Dc Severino Citaristi ricevette 74 avvisi di garanzia, con contestazioni per un centinaio di miliardi di lire.

Alberto Grotti, vicepresidente dell'Eni designato dalla Dc: "Preciso che del denaro ricevuto per l'affare Imeg, circa 300-400 milioni li ebbi a consegnare direttamente nelle mani dell'allora segretario amministrativo della Dc onorevole Citaristi in Roma nel periodo 1987-1988. Naturalmente non c'era bisogno che io spiegassi al Citaristi la provenienza del denaro e ciò sia perché egli sapeva il lavoro che svolgevo e quindi sapeva che mi era stato dato da qualche imprenditore. Io facevo ciò perché questa era ormai una abitudine che esisteva nei rapporti che i manager pubblici nominati dai partiti avevano con le segreterie dei partiti stessi. È evidente che tutti i segretari amministrativi dei partiti, e per quanto mi riguarda il Citaristi, sapevano che il denaro fatto pervenire alle segreterie proveniva dalle tangenti ...".

Angelo Simontacchi
, patron del colosso delle costruzioni Torno, che realizzò anche l'ampliamento di San Siro fu arrestato il 30 aprile 1992: "In data 27.06.1984 veniva espletata la gara per il lotto 32 dell'autostrada Messina-Palermo: la Torno si rese aggiudicataria di detto lotto per circa 19 miliardi di lire. Dopo qualche mese fui contattato dall'onorevole Giuseppe Astone. Ebbi così con lui un incontro presso l'Hotel Carlton Senato di Milano, nel corso del quale mi fece chiaramente presente che il suo partito (la Dc) si sarebbe aspettato una contribuzione di 400 milioni di lire. Vi furono ancora varie ed insistenti sollecitazioni telefoniche da parte di Astone ed alla fine mi decisi a versare 200 milioni. Nel corso di detti anni non sono mancate ulteriori richieste e sollecitazioni che mi provenivano sia da Astone, sia da Citaristi perché versassi ulteriori importi. All'onorevole Citaristi feci presente che, stante la mia contribuzione annuale alla Dc (circostanza che ho già ricordato nei precedenti interrogatori) non mi sentivo di far fronte ad altre dazioni. Alla fine, tenuto conto delle continue richieste e del clima che si era venuto a creare in quegli anni, nel timore di poter subire ripercussioni negative, in occasione delle europee del 1989 versai "una tantum" 300 milioni a Roma all'onorevole Astone".

IL TANGENTONE ENIMONT
Nel luglio 1993 il pool scopre le mazzette pagate dal gruppo Ferruzzi-Montedison. Il solo tangentone per Enimont era di circa 150 miliardi di lire, destinati a spingere lo Stato a comprare a caro prezzo la quota privata della società chimica.

Carlo Sama, numero uno del gruppo Ferruzzi dopo l'uscita di Raul Gardini, il 26 luglio 1993 mette a verbale: "Sergio Cusani, in particolare, segnalò che avrebbe destinato metà della provvista raccolta (e quindi, circa 67-75 miliardi) al Psi, nella persona del suo segretario politico Bettino Craxi. E ciò perché in quel periodo - siamo ai primi mesi del 1991 - la figura del leader del Psi è molto carismatica e viene ritenuto opportuno tenerlo in particolare considerazione, specie in relazione alle posizioni di potere che si ritiene debba continuare ad aumentare nella scena politica italiana. Inoltre, la nostra controparte per l'affare Enimont era l'Eni, e cioè un ente pubblico a presidenza di designazione socialista (Gabriele Cagliari che si era suicidato in cella sei giorni prima, ndr), e quindi bisognava tenere in giusta considerazione questo partito nella suddivisione della torta. Quanto all'altra metà della provvista raccolta, Cusani ci segnalò - a me, a Raul Gardini (che si era ucciso tre giorni prima, ndr) e ritengo anche a Giuseppe Garofano - che buona parte di essa (comunque nell'ordine di qualche decina di miliardi) sarebbe da lui stata destinata alla Dc (direttamente o indirettamente, per il tramite del suo segretario politico Forlani, con cui Cusani era legato da buoni rapporti di frequentazione), mentre la restante parte sarebbe stata utilizzata per versamenti a personaggi politici che avevano avuto un peso nella definizione dell'affare Enimont e cioè, principalmente: a Paolo Cirino Pomicino nell'ordine di qualche miliardo, in relazione alla sua carica di responsabile del Comitato interministeriale Cipi. Al riguardo devo altresì far presente che verso Cirino Pomicino intervenirono sia Cusani che Luigi Bisignani (all'epoca giornalista dell'Ansa e successivamente assunto da noi, per le relazioni esterne). A Claudio Martelli nell'ordine di qualche miliardo, per la sua posizione favorevole alle logiche imprenditoriali della Ferruzzi; a Franco Piga (ministro dc dell'Industria, ndr): nell'ordine di qualche miliardo, per il ruolo dello stesso svolto nella predisposizione del prezzo di cessione delle azioni Enimont; all'ingegner Cagliari, presidente dell'Eni: nell'ordine di qualche miliardo...".

"...In occasione delle elezioni politiche del 1992, anche il gruppo Ferruzzi è stato contattato da vari esponenti di partito, che, come al solito in questi casi divengono "amici", blandiscono l'imprenditore e cercano contributi in denaro magnificando la propria attività politica e la propria disponibilità a tenere in considerazione il gruppo imprenditoriale per chiedere denaro. Agli inizi del 1992, io cominciavo a rappresentare all'esterno gli interessi della famiglia Ferruzzi, dopo l'uscita di Gardini. Sta di fatto che il gruppo Ferruzzi usciva lacerato nel suo tentativo di scalata della chimica (Gardini non era riuscito nel suo intento, nonostante le complesse operazioni finanziarie e nonostante specifici pagamenti di tangenti ai politici) ed allora decidemmo di adottare un atteggiamento più morbido ed in qualche modo più disponibile verso le richieste che giungevano dal sistema dei partiti. Insomma, sia io che Garofano avevamo capito come in verità, in precedenza, l'aveva capito Gardini, che il "sistema Italia" era basato sul controllo, da parte dei partiti, nei confronti delle attività imprenditoriali e dell'economia in generale. Tanto valeva, quindi, cercare un accordo con essi e soddisfare le loro richieste. In tal senso, Cusani avrebbe provveduto a quello del Psi (onorevole Craxi) ed io a quelli della Dc (onorevole Forlani) del Psdi (onorevole Vizzini), del Pli (onorevole Altissimo) e del Pri (onorevole La Malfa). Decidemmo di versare alla Dc ed al Psi la somma di un miliardo e mezzo cadauno. Mi sono recato nell'ufficio dell'onorevole Forlani, a Roma, e qui abbiamo parlato del più e del meno; poi, ad un certo punto, io ho detto a Forlani che ero pronto a versargli il contributo che lui aveva richiesto per il tramite di Cusani; peraltro, Forlani si dimostrò già a conoscenza della mia disponibilità a versargli 1.500 milioni e mi ringraziò per questo gesto del gruppo Ferruzzi".

IL PCI-PDS
Rimane ancora oggi il capitolo più controverso di Mani Pulite. Il pool ha dimostrato le responsabilità del partito nella Tangentopoli milanese, sul ruolo dei vertici nazionali l'inchiesta si è fermata a Primo Greganti.

Lorenzo Panzavolta, top manager della Calcestruzzi, controllata dalla Ferruzzi. Nel secondo interrogatorio spiega: "Intendo chiarire ulteriormente e definitivamente i pagamenti delle tangenti versate per gli appalti Enel della desolforazione. Ribadisco che mi vennero richieste tangenti al riguardo da Primo Greganti per il Pci-Pds. Ho già riferito le modalità relative al versamento della prima tranche di lire 621 milioni, e cioè attraverso l'accredito sul conto Gabbietta. In realtà anche a Greganti versai la seconda tranche di ulteriori 625 milioni, e quindi al Pds versai l'intera tangente a suo tempo concordata con Greganti. Ho sempre ritenuto Greganti come un uomo perfettamente incardinato nel sistema del Pci prima e del Pds poi, e ciò perché le notizie che mi pervenivano su di lui da più fonti e lo stesso suo comportamento erano tali da non far sorgere dubbi sui suoi diretti collegamenti con i vertici del partito". Domanda del pm: come mai solo oggi si è deciso a chiarire l'ulteriore versamento? "Io vivo e opero come imprenditore in una realtà come Ravenna e l'Emilia in cui è fortemente presente il Pds, e ho ritenuto fino a oggi che una mia collaborazione totale con l'autorità giudiziaria finisse per screditarmi agli occhi dei miei compaesani".

Bruno Binasco, top manager della società Itinera del gruppo di Marcellino Gavio: "Per l'acquisto di un immobile in via Serchio a Roma, nel 1989 mi accordai con Greganti per un prezzo complessivo di lire 4 miliardi. Greganti mi disse che una parte, esattamente 2.500 milioni avrei dovuto versarla in nero, in quanto la somma serviva al Pci per la campagna elettorale delle elezioni europee. Nella primavera del 1989, consegnai a Torino a Greganti, in contanti, lire un miliardo come acconto sul prezzo pattuito. È certo che Greganti non parlava in proprio, ma in nome e per conto del Pci ed io me ne sono convinto perché ne ho avuto la riprova parlando con il segretario amministrativo Pollini che mi confermò il ruolo del Greganti. Inoltre in tale periodo, ricordo che diversi imprenditori venivano convocati dal senatore Libertini, allora responsabile dei trasporti, per conto del Pci, in via delle Botteghe Oscure, e qui Libertini manifestò l'interesse ad una maggiore cooperazione tra imprenditoria e partito per lo sviluppo di opere pubbliche, in quanto a suo dire, non era più remunerativo e soddisfacente il rapporto esclusivo che il partito aveva con le cooperative. Insomma Libertini ci fece capire che il Pci apriva alla imprenditoria privata, da cui si aspettava un ritorno economico a favore del partito".

Luigi Carnevale, funzionario del Pci milanese e collettore delle tangenti a Milano: "Fino al 1990 la situazione del finanziamento del partito è alquanto caotica, anche se vi è la necessità di avere fondi a disposizione specie dopo la trasformazione del vecchio Pci nel nuovo Pds. Fino a quel momento infatti i sistemi di finanziamento nazionali del partito avvenivano attraverso i legami con la Lega delle Cooperative e con alcune imprese amiche. Nel 1990 è la stessa direzione politica nazionale che decide di entrare in maniera organica nel sistema della spartizione delle contribuzioni provenienti dal sistema delle imprese. In pratica il Pci prima, e il Pds poi, si è reso conto che gli altri partiti avevano creato un sistema di interscambi con il sistema delle imprese attraverso il quale erano in grado di procurarsi finanziamenti ulteriori rispetto a quelli ufficiali. Anche la direzione nazionale dell'allora Pci decide quindi di entrare in questa spartizione facendo valere il proprio peso politico. Io ho avuto conoscenza di ciò in relazione al ruolo a cui sono stato destinato per volontà del partito. Io infatti ero consigliere di amministrazione della Metropolitana milanese ovvero di una società a capitale pubblico in cui vigeva l'abitudine che le imprese appaltatrici versassero denaro ai rappresentanti dei partiti in misura proporzionale agli appalti ricevuti. Il segretario cittadino dell'allora Pci di Milano, Roberto Cappellini (che mantenne tale carica nel Pds) mi pregò di assumere anche il ruolo di collettore delle daziòni di danaro che provenivano da queste imprese e che proporzionalmente dovevano essere destinate al partito. Cappellini mi spiegò che questa decisione non era autonoma sua ma era in esecuzione di un accordo intervenuto con la segreteria nazionale. Quando parlo di volontà della segreteria nazionale mi riferisco, anche per come mi ha riferito Cappellini, principalmente alla segreteria politica e significativamente agli onorevoli Occhetto e D'Alema, naturalmente d'accordo con la segreteria amministrativa diretta dall'onorevole Stefanini. In tale ottica ho pertanto provveduto a ricevere, direttamente da taluni imprenditori o indirettamente per il tramite del Maurizio Prada (il "collettore" della Dc), negli anni '90 e '91, una somma complessiva di lire 2,1-2,2 miliardi, somma che io ho poi provveduto a riversare in parte all'onorevole Cervetti (circa 700 milioni) ed il resto al Cappellini (circa 1,4 miliardi) ...".

LO SCANDALO SANITÀ
Uno dei tanti filoni emersi nelle indagini di Mani Pulite riguardava i pagamenti al ministero della Sanità guidato da Francesco De Lorenzo del Partito liberale. Questa è la prima inchiesta che coinvolge un manager Fininvest: Aldo Brancher, poi nominato ministro nel 2010.

Claudio Cavazza, amministratore della Sigma-Tau e, per lungo tempo, anche presidente della Farmindustria: "Prima che De Lorenzo divenisse ministro della Sanità, i partiti erano poco interessati ad avere contribuzioni dagli industriali farmaceutici ed inoltre, sebbene vi fossero fenomeni di dazioni al nero, queste non erano particolarmente diffuse ed erano di modesta entità, mentre è solo con la nomina di De Lorenzo che si incrementa il fenomeno delle dazioni indebite di denaro. In altre parole, De Lorenzo ha industrializzato il fenomeno delle dazioni indebite di denaro nel ministero della Sanità. Quanto alle modalità dei pagamenti illeciti, vanno ricordate, in primo luogo, le dazioni dirette, mediante versamenti di somme di denaro da parte degli industriali farmaceutici a De Lorenzo oppure al suo segretario Giovanni Marone; trattasi di centinaia di milioni di lire. Tra le imprese che hanno versato illecitamente somme di denaro a De Lorenzo si ricordano: Menarini, Esseti, Celsius, Angelini, Igni, Inverni Della Beffa, Fidia, Poli, Formenti, Ciba Geygy, Alfa Wasserman-Schiapparelli, Zambelletti, Simes-Zambon, Sandoz, Ares-Seronio, Recordati, Glaxo, Farmitalia Carlo Erba-Montedison...".

"...Si arrivò ai primi mesi del 1991 allorquando De Lorenzo incominciò una serie di fortissime pressioni per ottenere l'erogazione di somme di denaro per sé e per il Pli. Egli accompagnava le richieste vantando il merito di avere convalidato il nuovo prontuario (sui prezzi dei farmaci rimborsati dallo Stato, ndr), a volte invece facendo capire che si sarebbe adoperato per la esclusione dal prontuario stesso di prodotti farmaceutici, qualora non fossero state erogate le contribuzioni che richiedeva. Dopo una lunga serie di queste pressioni De Lorenzo mi quantificò la richiesta di una somma che variava dagli 800 ai 900 milioni. Riunii a questo punto una sorta di comitato di presidenza allargato ad altri imprenditori del settore più rappresentativi riferendo loro le richieste fattemi da De Lorenzo...".

Spot Aisd.
Ecco l'atto d'accusa dei pm napoletani, che ereditarono l'inchiesta del pool, sulle tangenti per gli appalti della campagna per prevenire l'Aids:
"A seguito di accordi intervenuti tra Marone (segretario di De Lorenzo, ndr) e i predetti imprenditori, questi ultimi si assicurarono l'assegnazione della II campagna Aids, promettendo, in cambio, di effettuare dazioni di varia natura a vantaggio di De Lorenzo. L'anno successivo, fu effettuata la III campagna Aids, mediante una gara che Marone ha definito pilotata. Lo stesso avvenne anche in occasione della IV campagna Aids che costituisce l'ennesima occasione attraverso la quale De Lorenzo riesce a percepire ulteriori dazioni. A tal fine, sintomatica appare la vicenda Brancher-Publitalia, in relazione alla quale De Lorenzo ottiene da Brancher Aldo 300 milioni di lire".

Il pouf di Poggiolini
L'atto di accusa al dirigente del ministero che decideva i prezzi dei farmaci: "Discorso a parte merita Poggiolini Duilio, il quale non "nasce" con la gestione De Lorenzo, in quanto da molti anni è ai vertici del Servizio Farmaceutico del ministero della Sanità; tale posizione gli ha consentito di instaurare rapporti stretti con tutta l'imprenditoria farmaceutica nazionale e non, permettendogli altresì di costruire un patrimonio notevolissimo valutabile nell'ordine di decine di miliardi. Poggiolini riceve sia soldi in contanti, che accrediti all'estero su conti svizzeri, sia lingotti d'oro che preziosi, sia monete d'oro che quadri. Accanto a Poggiolini, vi è la moglie Di Maria Pierr, divenuta tale solo sul finire del 1989. Tuttavia già da tempo i due erano legati, e tale legame era notorio nell'ambiente dell'industria farmaceutica: lo dimostra la circostanza che molte imprese affidano a Di Maria contratti di "consulenza", che in realtà mirano a celare la natura di vera e propria tangente diretta a Poggiolini. Durante la latitanza del marito in Svizzera, e su suggerimento di costui, Di Maria ha provveduto a sottrarre alle possibili ricerche della magistratura diversi miliardi, prelevati dai conti del marito e convertiti in titoli al portatore, titoli poi rinvenuti in un pouf in casa della Di Maria".

FININVEST FIAMME GIALLE

Nel luglio 1994, con Berlusconi premier, nacque l'inchiesta sulle tangenti alle Fiamme Gialle. Ha coinvolto centinaia di imprenditori e ha determinato il primo avviso di garanzia per il Cavaliere. Ecco il primo verbale in cui si indicano le responsabilità dei vertici Fininvest.
Francesco Nanocchio, maresciallo della Finanza, 7 luglio 1994: "Nei primi mesi del 1994 fummo incaricati di indagare su Telepiù. Allorché ci recammo ad effettuare gli accertamenti abbiamo contattato all'inizio il dottore Sciascia, responsabile del servizio centrale fiscale della Fininvest, anche perché presso il suo ufficio lavoravano due ex sottufficiali della Gdf e quindi avevamo un rapporto di cordialità. Alla conclusione di queste indagini un giorno il maresciallo Capone è venuto a casa mia e mi ha dato la somma di 25 milioni di lire per conto di Telepiù. Capone mi ha riferito che a sua volta aveva ricevuto il denaro dal dottore Sciascia".

Il 28 luglio 1994 viene arrestato il fratello dell'allora premier, che cerca di assumersi la responsabilità per le tre mazzette individuate fino ad allora. Paolo Berlusconi. Domanda del pm: perché Sciascia al momento della richiesta di denaro non ha girato la stessa richiesta ai tre dominus delle tre ditte interessate e cioè Galliani per Videotime, Tatò per la Mondadori e Doris per la Mediolanum? "Perché la struttura aziendale del gruppo Fininvest, al di là delle cariche formali, ha dei suoi referenti di vertice precisi e cioè per ciò che riguarda l'aspetto tattico strategico me personalmente e per ciò che riguarda la strategia globale Silvio Berlusconi. Io posso considerarmi il numero due mentre mio fratello Silvio è il numero uno. Il gruppo al di là della miriade di società operative ha come riferimenti me e mio fratello. Mi spiego meglio. È evidente che per questioni così delicate e riservate, come il pagamento di tangenti alla Gdf, era bene che non venissero interessati i manager, ma facesse carico direttamente a me questa incombenza. In pratica sopra di me nella scala delle decisioni c'era solo Silvio, naturalmente con Silvio essi trattavano le questioni strategiche mentre per tutto quello che riguardava i problemi di gestione si rapportavano a me".

TOGHE SPORCHE

Nel luglio 1995 Stefania Ariosto si presentà al pool, dove Ilda Boccassini aveva sostituito Di Pietro, e diventa la "teste Omega". In quel momento l'Ariosto è la compagna di Vittorio Dotti, avvocato di Fininvest e parlamentare di Forza Italia.

Stefania Ariosto:"Dunque, Cesare Previti mi fece una serie di confidenze. In particolare, mi disse che lui aveva molti magistrati "a libro paga"; che era in grado di comprarsi il terzo potere dello Stato ed anche il quarto potere nel senso che pagava molti giornalisti . Inoltre aggiungeva sempre che lui si comprava anche le donne. Più volte Previti si vantò, anche alla presenza di diverse persone oltreché della sottoscritta, che la "guerra di Segrate" (la sfida fra Berlusconi e Carlo De Benedetti per il controllo della Mondadori, ndr) non era stata vinta da Dotti bensì da lui, comprando i magistrati. Tale affermazione l'ha fatta spesso ed anzi era, per lui, motivo d'orgoglio. Sembrava, comunque, di poter disporre di fondi illimitati alimentati, a suo dire, da denaro messogli a disposizione da Silvio Berlusconi...".

"Il salotto di Cesare Previti era frequentato da moltissimi magistrati romani. Confermo quanto da me dichiarato in precedenza in ordine alle cene dove ho potuto constatare dazioni illecite di denaro. Altri incontri avvenivano in occasione di feste, soprattutto nei circoli romani. Tuttavia, le cene a casa di Previti, a volte, erano informali e riservate in quanto erano l'occasione per parlare di problemi giudiziari da affrontare e risolvere. Si trattava di incontri di lavoro nel senso che si decidevano le strategie giudiziarie per risolvere questioni che riguardavano non solo il gruppo Berlusconi ma anche altri imprenditori, soprattutto romani (Francesco Caltagirone, Mezzaroma ed altri). Tuttavia, il suo cliente principale era Berlusconi. Il tenore dei discorsi variava. Previti, a volte, chiedeva lo stato di una causa; altre volte, invece, chiedeva consigli su come "affrontare un problema"... In un'altra occasione dopo una partita di calcetto al circolo Canottieri Lazio, durante una cena alla quale partecipavano numerose persone, al termine della stessa, nel parcheggio del circolo, ho visto Previti mentre consegnava una grande busta gialla a Renato Squillante (importante giudice romano, ndr) dicendo: "A Renà te stai a dimenticà questa...". Poiché la busta non era chiusa, potei constatare che era piena di denaro. Squillante la prese e la consegnò ad un'altra persona che già stava sulla sua auto...".

"Per quantoriguarda poi i magistrati faccio presente che era consuetudine elargire regali di valore, anzi aggiungo in alcuni casi di enorme valore, in concomitanza delle festività. Regali consistenti o in oggetti di antiquariato o gioielli o micromosaici minuti. Devo precisare che i gioielli venivano scelti da Previti e Silvio Berlusconi. Dal 1984 al 1986-87 Egidio Eleuteri si recava a casa di Berlusconi con i gioielli. Qui venivano mostrati a Berlusconi e Previti che li sceglievano: ogni gioiello prescelto veniva assegnato alla moglie di un magistrato, informando i gioiellieri. Questi provvedevano a fare i singoli pacchetti apputando a matita su ognuno il nome del destinatario, dopo di che il tutto veniva portato alla signora Marinella Brambilla, segretaria di Berlusconi, che provvedeva a smistarli".

IL CASO MILLS

David Mills è l'avvocato britannico che gestiva la rete di società offshore usate dal gruppo Fininvest per alimentare fondi neri e pagare tangenti. In questi giorni Silvio Berlusconi è sotto processo per corruzione. È accusato di avere dato a Mills 600 mila dollari per mentire ai magistrati. Ecco la traduzione della lettera in cui Mills stesso descrive la vicenda al suo commercialista: "Caro Bob, in breve, i fatti rilevanti sono questi. Nel 1996 mi ritrovai con un dividendo proveniente dalle società del signor B. di circa 1,5 milioni di sterline, al netto di tutte le imposte e le tasse. Era stata una mia iniziativa personale: avevo corso il rischio e tenuto fuori tutti i miei soci. Ho passato il 1998, il 1999 e il 2000 lavorando come libero professionista ed era evidente che i processi stavano procedendo, che ci sarebbero stati avvocati da pagare e che c'era sempre il rischio di venire indagati per qualche motivo - cosa che effettivamente sta per succedere in conseguenza alle ultime indagini delle quali sei al corrente. Rimasi in contatto con la gente di B. e loro erano al corrente della mia situazione. Sapevano in particolare in che modo i miei soci avevano preso la maggior parte dei dividendi, sapevano anche quanto il modo in cui avevo saputo testimoniare (non avevo mentito, ma avevo saputo evitare punti spinosi, per dirla in modo diplomatico) avesse tenuto il signor B. fuori dai guai nei quali avrei potuto cacciarlo se avessi detto tutto quello che sapevo. Verso la fine del 1999, mi fu riferito che avrei ricevuto del denaro, che potevo considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. Furono messi 600 mila dollari in un fondo speculativo e mi fu riferito che erano lì se ne avessi avuto bisogno (il denaro fu versato nel fondo perché ne avevo discusso in diverse occasioni con la persona legata all'organizzazione di B. ed era un modo indiretto di rendere il denaro disponibile). Per ovvie ragioni (in quel momento ero ancora un testimone dell'accusa, anche se la mia testimonianza era già stata resa) era necessario fare la cosa con discrezione. Ho considerato il pagamento come un regalo. Cos'altro poteva essere? Non ero un loro dipendente, non stavo agendo per loro conto, non stavo facendo nulla per loro, avevo già reso la mia testimonianza, ma c'era senz'altro il rischio di futuri costi legali (che di fatto c'erano stati) e di una grande dose di ansia (che senz'altro c'è stata). Tuo, David Mills".

L'edicola

In quegli ospedali, il tunnel del dolore di bambini e famiglie

Viaggio nell'oncologia pediatrica, dove la sanità mostra i divari più stridenti su cure e assistenza