Elshad Nassirov è il vicepresidente della Socar, compagnia energetica di Stato dell'Azerbaijan. E spiega perché è fondamentale il contestato gasdotto Tap, che dovrebbe passare sotto l'Adriatico

Il tracciato del Tap (dal sito ufficiale)
«In Italia temete danni ambientali dal tubo che passerà sotto l’Adriatico, portando il nostro gas in Puglia?», attacca ironico Elshad Nassyrov. «La prova migliore che sono timori infondati è che nel Caspio la vita sessuale degli storioni non risulta danneggiata né dai pozzi né dalle vibrazioni delle pipeline».

Nassyrov è il vicepresidente della Socar, la compagnia di Stato dell’Azerbaijan, e gli storioni sono l’altra risorsa nazionale dopo l’energia, perché producono il caviale. Ma Nassyrov, da ex-diplomatico allevato in Russia, sa che la partita del gas azero e del gasdotto Tap che dovrà riversarlo in Europa attraverso il nostro Paese non si risolve in una battuta: è, invece, una questione delicatissima che ha come primo effetto l’accreditamento definitivo della sua compagnia sul mercato. Non più solo quello dei Paesi confinanti come Turchia, Georgia e Russia, a cui ha sempre venduto, ma il mercato europeo, su cui gli azeri puntano tutte le carte per assicurare il futuro nazionale. Questa strategia si scontra con gli interessi del più grosso fornitore europeo: la Gazprom.

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Certo, le grandezze restano incomparabili (i russi esportano 154 miliardi di metri cubi in Europa contro i 10 che potrebbe trasportare inizialmente il Tap), ma che a Mosca l’espansione degli azeri verso Ovest non piaccia, è indubbio.

La Socar è andata a piazzarsi nel cuore del continente, in Svizzera, dove ha una rete di distributori sulle strade; poi ha puntato sulla Grecia: ha acquistato la Desfa, che controlla la rete elettrica, e punta pure sulla Depa, l’Enel ellenica. Tutto questo mentre i russi progettano di arrivare in Europa con un altro loro gasdotto, il South Stream.

Che, dice Nassyrov a “l’Espresso”, «è una nuova strada di approvvigionamento ma non una nuova sorgente». D’altra parte l’Azerbaijan dipende per il 90 per cento dall’export energetico, e la sua crescita economica è strettamente legata alla valorizzazione dei giacimenti. Inoltre, «pur facendo parte della Confederazione islamica, ha assicurato stabilità alla regione, tenendo rapporti amichevoli sia con Israele che con l’Iran», spiega il nostro ambasciatore a Baku, Giampaolo Cutillo.

Un’autonomia che solo il poter commerciare petrolio e gas oltre le strettoie del Caucaso, può garantire. Anche andando a pestare i piedi dei russi. «Posso solo notare», dice sornione Nassyrov, «che Beppe Grillo, leader dei 5 Stelle che sostengono i no-Tap, in un’intervista a un quotidiano russo ha promesso che avrebbe fatto di tutto per diminuire il peso di Socar in Italia: ma non gliel’ha detto nessuno che oggi non vendiamo nel vostro Paese neanche il gas per un accendino?». Come dire: della propaganda contro il Tap, alla fine, potrebbe beneficiare Mosca.

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