Ci aveva già provato sabato 3 dicembre, quando lo scoop di Football Leaks aveva solo poche ore di vita, intimando al quotidiano spagnolo El Mundo di non pubblicare l'articolo sugli affari offshore di Cristiano Ronaldo. Niente da fare: la notizia è finita comunque in prima pagina. Il giudice Arturo Zamarriego però insiste e questa volta è partito all'attacco dell'intero network EIC, la rete di testate internazionali, di cui fa parte anche l'Espresso, che stanno raccontando i traffici inconfessabili del mondo del pallone svelati da un archivio di oltre 18 milioni di documenti riservati.
SPECIALE: TUTTI I NOMI COINVOLTI
L'ordinanza firmata dal magistrato madrileno è chiarissima. Nessuno si azzardi a pubblicare, sulla carta stampata o in forma digitale, «informazioni private di natura personale, finanziaria, fiscale o legale» che riguardano clienti dello studio Senn Ferrero. Non è difficile capire a chi si riferisce il provvedimento. A Senn Ferrero, grande griffe giuridica della capitale iberica, si è rivolto Ronaldo, che secondo i documenti di Football Leaks ha spostato nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche almeno 70 milioni di euro guadagnati grazie a contratti pubblicitari tra il 2009 e il 2014. mentre altri 74 milioni sarebbero finiti su un conto aperto alla banca svizzera Mirabaud di Ginevra. Su queste somme sono state finora pagate imposte in Spagna per una decina di milioni in tutto. Non per niente, dopo le rivelazioni dei giornali del network Eic, il Fisco spagnolo ha fatto sapere che sta verificando la posizione dell'attaccante del Real Madrid.
Secondo le accuse di Senn Ferrero le informazioni pubblicate dai giornali europei violano la privacy di Ronaldo. Inoltre, sostiene lo studio legale spagnolo, sarebbero state ottenute con «mezzi fraudolenti». Nelle carte di Football Leaks vengono documentati gli affari nei paradisi fiscali anche di altre star internazionali del pallone come l'allenatore José Mourinho e altri calciatori del Real Madrid come i portoghesi Pepe e Fabio Coentrao. Per bloccare la diffusione di queste informazioni, il giudice Zamarriego ha chiesto la collaborazione dei suoi colleghi degli altri Paesi europei i cui hanno sede i giornali della rete EIC. Oltre a l'Espresso e a El Mundo, il network comprende, tra gli altri, anche il settimanale tedesco Der Spiegel, l'inglese Sunday Times e il sito di news francese Mediapart. In base al codice penale spagnolo (articolo 197.1), la violazione del divieto di pubblicazione può essere punita con una pena da uno a cinque anni di carcere.
Non è chiaro se il magistrato spagnolo abbia già inviato una richiesta di assistenza alle procure straniere che, teoricamente, dovrebbero occuparsi del caso. In concreto, nei giorni scorsi, il giornalista che coordina le attività della rete di giornali è stato contattato presso la sede di Der Spiegel da un avvocato che l'ha informato del divieto emesso dal giudice di Madrid. EIC, però, è semplicemente un network nato da un accordo tra diversi media e come tale non ha una sede legale. E d'altra parte non è di sicuro un avvocato, ma semmai l'autorità giudiziaria, a poter notificare un simile provvedimento.
[[ge:rep-locali:espresso:285249272]]
L'iniziativa del giudice di Madrid ha provocato proteste e condanne in tutta Europa. In Spagna la “Piattaforma per la libertà di stampa e il diritto all'informazione” ha bollato il provvedimento come un attacco senza precedenti per bloccare un'inchiesta giornalistica. Secondo l'associazione “Reporters sans frontiéres” l'ingiunzione di Zamarriego altro non è che un tentativo di censura.
La sentenza del giudice spagnolo:
(Se non visualizzate il documento, cliccate qui per scaricarlo)
In concreto, come hanno segnalato diversi esperti giuridici e, in passato, anche sentenze di più tribunali in Europa, l'interesse pubblico alla conoscenza di informazioni di rilevanza sociale come una presunta evasione fiscale di decine di milioni di euro prevale sulla tutela della privacy. E se anche le informazioni provenissero da una fonte che se ne è appropriata in modo illegale, nessun reato può essere contestato ai giornalisti che hanno semplicemente esercitato il loro diritto-dovere di informare il pubblico. Per fare un esempio, nella stessa Spagna, e non solo, i giudici hanno sempre respinto le iniziative legali promosse da clienti della sede di Ginevra della Banca Hsbc i cui nomi, pubblicati dai giornali, comparivano nell'archivio informatico sottratto da Hervé Falciani, un ex dipendente dell'istituto.