Quello tenuto ieri dalla Kanzlerin al convegno di Essen, dove è stata rieletta per la quarta volta a capo della Cdu, è stato uno dei discorsi più suggestivi e drammatici della sua carriera. Tra i punti salienti, restrizioni sull'immigrazione, diminuzione delle tasse, più stanziamenti per infrastrutture e istruzione

Dal punto di vista delle qualità retoriche, i tedeschi hanno ascoltato cancellieri molto più brillanti della spesso legnosa, e a tratti anche scialba Angela Merkel. Quello tenuto ieri dalla Kanzlerin al convegno della Cdu ad Essen, è stato invece uno dei discorsi più suggestivi e drammatici della sua lunga carriera.

È Kanzlerin da 11 anni ormai, dal 22 novembre 2005. E dall'aprile del 2000 c'è lei, dopo Helmut Kohl e Wolfgang Schäuble, alla guida della Cdu. Ma solo ieri, nella sua giacca rosso-fuoco su pantaloni grigio scuro, Merkel è riuscita a strappare, dopo un discorso di 77 minuti e mesi di dure crisi nel partito, 11 minuti e 20 secondi di applausi e standing ovations dei 1001 delegati della Cdu. Riuniti ad Essen, la cittadina renana dove per la prima volta - 16 anni e 8 mesi fa - fu eletta “Vorsitzende“, per riconfermare Merkel presidente del partito. E stilare quei punti-chiave del programma con cui la Cdu affronterà le politiche nel settembre 2017 .

“Oggi il mondo è in preda a grandi sconvolgimenti“: così, con una fosca premessa, Merkel ha attaccato il suo discorso. “Die Welt“, il mondo, ha sottolineato più volte la Kanzlerin, “ist unübersichtlich geworden“, si è fatto più confuso oggi, complesso, oscuro. È nel quadro di questa inquietante e sempre più minacciosa costellazione storica che la 62enne cancelliera si ripresenta al voto come baluardo dei tedeschi nella tempesta, una garanzia di ordine e stabilità “in un momento di gravi squilibri nel mondo e in Europa“.

Certo, la decisione di ricandidarsi per la quarta volta non è stata per niente facile. “Ho riflettuto a lungo“, ha ripetuto anche ad Essen, con la sua solita flemma e sincerità, la cancelliera. La prima promessa però che “in questo 2016 così confuso“ si sente di fare ai suoi elettori e a tutti e 82 i milioni di tedeschi è che “una situazione come quella della tarda estate del 2015“, in cui lei aprì i confini del Paese ai profughi e in un anno in Germania ne entrarono circa un milione, “non può, non deve e non si ripeterà più“, ha solennemente dichiarato la Kanzlerin.

Si deve alla sua politica migratoria infatti non solo il conflitto, non ancora risolto, con la bavarese Csu (il cui presidente Horst Seehofer esige “un tetto“ di massimo 200mila profughi l'anno), ma anche le cinque brucianti sconfitte che la Cdu ha incassato nelle ultime elezioni regionali. Nonché i clamorosi successi (oltre il 20 per cento nel Meclemburgo, più del 14 per cento a Berlino) di “Alternative für Deutschland“, il partito d'estrema destra guidato da Frauke Petry, già entrato in dieci parlamenti regionali e diventato, in un anno, la terza forza politica in Germania.

Per questo ora la Cdu è corsa ai ripari, varando ad Essen un programma elettorale in cui si stabiliscono prima di tutto norme più severe per il diritto d'asilo, ed espulsioni veloci per chi non le rispetti. Più video-sorveglianza e agenti di polizia in giro nelle città (le violenze dello scorso Capodanno, a Colonia, sono ancora uno choc in Germania), come pene più aspre anche per i furti (aumentati) negli appartamenti.

Inoltre, “non tutti gli 890mila profughi arrivati l'anno scorso potranno restare“, ha precisato Merkel strappando ai delegati il primo forte applauso. Che si è fatto più fragoroso quando la Kanzlerin ha toccato la delicatissima questione del burqa e di quel complesso di abitudini e norme (la cosiddetta “Leitkultur“) seguite nella società tedesca. “Da noi“, ha spiegato Merkel, “si dice: 'mostrare il volto': per questo il velo integrale non è adeguato e deve essere vietato ovunque sia richiesto dalla legge“.

Il rispetto dello Stato di diritto, ha puntualizzato Merkel, non include solo il divieto del Burqa, “ma deve avere sempre il primato rispetto ai legami dei clan, famiglie o anche della sharia“. Citando poi una celebre frase di Kohl, Merkel ha ricordato come la stabilità in Europa sia “questione di vita o di morte“. Per questo, ha spiegato la cancelliera, sollevando un'altra ondata di applausi, “noi tutti dobbiamo rispettare in Europa il Patto di stabilità“. Solo così, ha concluso Merkel, “eviteremo un'altra crisi dell'euro“. E andremo incontro nel 2017 ad un'Europa e a un mondo forse meno confuso, instabile ed oscuro.

La Cdu quindi si presenta alle politiche del prossimo settembre con una linea più dura sulla politica migratoria, che per il rifugiato che non si integra vuol dire prima “sanzioni, poi tagli delle prestazioni e quindi l'espulsione“, come si legge nel documento stilato ad Essen. Dove si parla di espulsioni anche per “i predicatori d'odio“ che seminano il terrorismo nelle moschee; e si richiede che, in futuro, gli imam “si formino in Germania“. Ma non è solo con questa stretta sulla migrazione e con un profilo decisamente più conservatore che Merkel cerca di riconquistare i voti sinora strappati dagli ultranazionalisti di destra.

Ad Essen la cancelliera ha rivolto i dovuti omaggi a Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze che, per la prima volta da 40 anni in qua, è riuscito nel miracolo dello “schwarze-Null“, a riportare cioè in pareggio il bilancio. Già la scorsa estare però lo stesso Schäuble aveva annunciato, a sorpresa, e giusto in tempo per la campagna elettorale, riduzioni fiscali nell'ordine di 15 miliardi. Per la prossima legislatura, si prospetta nel documento siglato ora ad Essen, la pressione fiscale non aumenterà, ma ai contribuenti si promettono invece “riduzioni delle tasse a favore dei redditi medio-bassi e delle famiglie“. E più investimenti in infrastrutture e scuole. La politica, anche quella che si fa con gli sgravi fiscali, ha sintetizzato Merkel chiudendo il discorso, “deve dimostrare oggi alla gente che anche nell'era digitale la sicurezza e l'economia sociale di mercato funzionano“. E che il lavoro paga, così come lo Stato investe.

Più sicurezza ed investimenti, e meno tasse. Due semplici ma efficaci promesse che potrebbero bastare a superare quella distanza, o diffidenza, che sino a pochi mesi s'era creata tra i tedeschi e la loro Kanzlerin ( finita su una copertina del settimanale 'Der Spiegel' sotto il titolo: “Die Entrückte“, l'Estranea). Affidabili o meno, nei più recenti sondaggi sia la Cdu che la cancelliera stanno già recuperando alcuni punti: se la prossima domenica i tedeschi andassero a votare darebbero - assicura l'istituto Emnid - il 37 per cento dei voti alla Cdu. E appena il 22 alla Spd di Sigmar Gabriel. Mentre l'ultradestra di Frauke Petry, così come i Verdi, sono fermi sul 12 per cento. “Con Angela Merkel“, ha detto ieri un raggiante Wolfgang Schäuble, “raggiungeremo alle prossime elezioni, come l'altra volta, un buon risultato“. E alle politiche del 2013 la Cdu aveva spuntato la bellezza del 41,5 per cento dei consensi.

Certo, mancano più di nove mesi al grande torneo elettorale. Come ha anticipato la stessa Kanzlerin, “si tratterà delle elezioni più difficili e dure mai viste in Germania, o almeno dal 1990 ad oggi“. Con continui, durissimi attacchi alla politica e persona della Merkel, e sia da parte dell'estrema destra che sinistra. Se vogliamo vincerle, ha scongiurato Merkel i suoi delegati, “Ihr müsst mir helfen!“: dovrete aiutarmi, ha ripetuto tre volte di seguito la Kanzlerin nel momento più emozionale del discorso. E ieri, per la nona volta dal 2000, i delegati l'hanno riconfermata alla guida della Cdu con l'89,5 per cento dei voti. Non sono più quel 96-97 per cento degli anni passati, ma dovrebbero bastare alla Merkel per affrontare con una certa serenità la sua quarta battaglia elettorale.

L'edicola

Ipnocrazia - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 4 aprile, è disponibile in edicola e in app