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Attualità
agosto, 2016

"Terremoto di Amatrice, così abbiamo organizzato i primi soccorsi"

Il racconto di Pietro Di Stefano, assessore alla Ricostruzione del comune dell'Aquila, che insieme al sindaco Massimo Cialente è arrivato nel paese devastato subito dopo il sisma. Aiutando gli abitanti nelle prime emergenze. "Abbiamo fatto i funzionari pubblici. Mettendo a disposizione quello che sapevamo e che avevamo imparato a nostre spese, sulla nostra pelle e su quella dei nostri cari"

«Ero a casa, a Cagnano Amiterno il mio paese d’origine, a venti chilometri dall’Aquila e a trentatré da Amatrice. Il terremoto l’ho sentito bene, purtroppo». Chi parla è Pietro Di Stefano, assessore alla Ricostruzione del comune dell’Aquila. Vive nel paese dove è nato perché la sua casa non è ancora pronta. «Il passo pesante dell’orco» ha colpito ancora, a sette anni dal terremoto che sconvolse l'Abruzzo. Ancora una volta in una zona dell’Appennino Centrale che continua a versare un contributo altissimo alla natura e all’incuria umana.

Pochi minuti dopo le 3:36, l’orario della scossa più forte, Pietro è già a L’Aquila, al centro operativo del comune. Si confronta con il sindaco, Massimo Cialente, e dopo aver fatto una ricognizione sullo stato dell’arte in città, partono, insieme, per Amatrice. Alle cinque del mattino sono in terra di Rieti. Sanno benissimo, l’assessore e il sindaco, che i primissimi soccorsi sono quelli più importanti, proprio per queste ragioni sono partiti presto.
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Quando arrivano ad Amatrice, con il sindaco della cittadina laziale Sergio Pirozzi, ci sono cinque funzionari della protezione civile, carabinieri, polizia e i primi volontari che giungono dalle zone limitrofe. Sono queste le ore cruciali se si vogliono salvare vite umane. Per farlo c’è bisogno di organizzazione e sangue freddo, altrimenti si mette a rischio la vita di chi generosamente scava, anche, a mani nude tra le macerie.
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«Appena siamo giunti ad Amatrice in Massimo Cialente è prevalso l’istinto medico, almeno fino a quando non abbiamo incontrato il sindaco Pirozzi». Sono momenti concitati, di grande emozione e tensione emotiva. Di Stefano e Cialente sanno bene cosa serve di più in quei frangenti. Un centro operativo innanzitutto, un luogo che diventi la centrale di coordinamento di tutte le operazioni, contestualmente Pietro chiede a un assessore di stilare insieme a lui un elenco delle aree libere dove far confluire i primi aiuti. Scarta subito il campo sportivo che viene invece destinato a campo di atterraggio per l’elicottero che diventerà il mezzo più efficace, se non l’unico, per trasportare i feriti. La prima, primissima, cosa da fare è organizzare il deflusso dei feriti.

«Ci siamo messi alla ricerca di una stanza per il centro operativo. Abbiamo individuato l'aula di una scuola che però era chiusa. Abbiamo sfondato la porta e siamo entrati. Insieme ai funzionari della protezione civile abbiamo uniti i banchi e si è deciso di far confluire lì tutte le forze di polizia». Sistemato, anche se in via provvisoria il centro operativo si passa alla seconda fase individuare le vie di accesso per renderle sicure.

«Bisognava sapere come si raggiungeva Amatrice, per instradare le colonne mobili. La prima via di collegamento individuata è stata la provinciale 260. Non era messa molto bene, soprattutto per un ponte che presentava dei problemi di staticità. Il sindaco ha immediatamente chiamato la società che gestisce quella strada ed è stato fatto un primo intervento che ha consentito di utilizzare la strada in sicurezza. Un secondo punto di accesso è la via Salaria, con una strada in salita dove però sapevamo che c’erano state delle frane. Una terza, infine, che giunge da Campostosto. Anche in questo caso c’è un ponte che è stato subito controllato e, anche se poco agevole, si è deciso di utilizzare anche questa terza opzione».

Dopo il centro operativo e le vie di acceso alla città, ci si è occupati del terzo problema impellente: dove sistemare le vittime. «Dovevamo trovare un luogo vicino al centro operativo con un livello di pericolo accettabile. Abbiamo visto una saracinesca che dava in un seminterrato e abbiamo deciso che poteva essere una buona soluzione. Anche in questo caso abbiamo forzato la serratura, sistemato nel modo migliore il locale, e, dopo esserci procurati dei teli, abbiamo ospitato i primi corpi».

L’ultima indicazione operativa è stata quella di costruire una banca dati. Bisogna censire le persone per sapere dove sono e di cosa hanno bisogno. Un lavoro che va fatto, anche questo, nelle prime ore, altrimenti diventa tutto più complicato. E così si è iniziato a lavorare anche alla banca dati.

«Quel poco che abbiamo fatto nelle ore immediatamente successive al terremoto che ha colpito Amatrice, non è superiore a ciò che hanno fatto i volontari, anzi è pure inferiore – dice Di Stefano – Io e il sindaco dell’Aquila, abbiamo fatto i funzionari pubblici. Abbiamo messo a disposizione quello che sapevamo e che avevamo imparato a nostre spese, sulla nostra pelle e su quella dei nostri cari».

Alle 10:30 giungono ad Amatrice, Fabrizio Curcio, capo del Dipartimento della Protezione Civile e il ministro Graziano Del Rio. Inizia la prima riunione con i rappresentati del Governo. Pietro e Massimo Cialente sono presenti, un po’ defilati. Ascoltano. Dopo un po’ ripartono per L’Aquila e ritornano al loro quotidiano lavoro di ricostruzione. C’è la “Perdonanza Celestiniana” e il grande raduno del Jazz italiano per L’Aquila organizzato da Paolo Fresu. Hanno già deciso di annullare tutti i festeggiamenti, stanno, però, cercando di capire come non fermare la solidarietà.

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