Tra confidenze imbarazzanti e aurore boreali malandrine, i due litigano anche un po’ su ideali di gioventù e politica vera prima di cedere a un’attrazione profonda quanto misteriosa, soprattutto agli occhi allibiti dello staff. Nel frattempo abbiamo scoperto che il presidente Usa, un perfetto idiota, è un ex-divo della tv (perfetto Bob Odenkirk) che vuole usare la politica per sfondare nel cinema (tormentone: «Dopo tutto pochissime star tv sono riuscite a fare il salto a Hollywood!»). Abbiamo ripassato con la neocandidata i 7 punti chiave di un’immagine vincente, Carisma, Eleganza, Passione, Storia personale, Giovinezza, Humour e... Millennials. Abbiamo constatato che anche una compunta bellezza wasp può usare in modo poco ortodosso la costosa borsetta di due simpatici stilisti siciliani se le viene mal di pancia in aereo. E magari risolvere una crisi internazionale strafatta di MDMA.
Insomma siamo passati dagli script a orologeria delle commedie di Frank Capra alle situazioni caricaturali e spesso esilaranti cucite addosso al brio disinibito del comico di “Molto incinta” e “Suxbad” (da recuperare, sempre su Prime Video, la sua farsa apocalittica “Facciamola finita”). Morale: per immaginare una donna Presidente il realismo non basta, ci vuole un guizzo di follia. Con più rigore e asciuttezza (una commedia da 2 ore è un controsenso) sarebbe stato un film memorabile. Ma anche così resta una testimonianza, forse un sintomo. In fondo ogni era politica ha i film che si merita.
“Non succede, ma se succede.”
di Jonathan Levine
Usa, 125’