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Inchieste
gennaio, 2022

La lobby italiana di Facebook (Meta): così si muove tra i potenti il colosso social

Esperti di difesa della privacy, portavoce di ministeri e associazioni di consumatori. Tutti legati o finanziati dalla società di Mark Zuckerberg. Che così s’infiltra nelle istituzioni per influenzare la transizione digitale e difendere il suo dominio sulla Rete

Quaggiù in Italia nessuno intralcia il dominio mondiale di Facebook. Anzi lo si introduce con ossequioso rispetto nella transizione digitale. Il fondatore Mark Zuckerberg ha riverniciato il marchio e il nome in gruppo Meta per ripararsi da una tempesta di scandali. Quaggiù in Italia non ce n’era bisogno. Si ignorano le elezioni manipolate, l'incessante disinformazione, l’utilizzo distorto dei dati, i danni alla salute mentale dei ragazzi. Quaggiù si arruolano clienti e si macinano miliardi: 38 milioni di iscritti a Facebook, 33 a Whatsapp, 30 a Instagram, ricavi stimati di oltre un miliardo di euro, 1,7 milioni di euro di tasse pagate, una mancia per lo Stato.

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Questo succede perché il gruppo Meta, come documenta l’inchiesta de L’Espresso, è riuscito a instaurare e conservare in Italia un sistema di relazioni, molto discreto, spesso sotterraneo, che gli permette di avvicinare, blandire e semmai condizionare i suoi interlocutori pubblici e privati. In inglese si definiscono «stakeholder», i cosiddetti soggetti interessati. Quelli che possono contestare, protestare, indignarsi e spaventare gli utenti. Facebook li ha raggiunti, li ha finanziati, li ha coinvolti, li ha ascoltati. E negli ultimi anni ha sfruttato Binario F, una sorta di segmento culturale di Facebook, di fatto uno strumento di lobby, aperto alla stazione Termini di Roma tre anni fa e poi trasferitosi su internet per la pandemia.

 

Prevenire. Un concetto fondamentale per non acchiappare i problemi quando sono già troppo purulenti. Il gruppo Meta ha un rapporto complesso con i dati dei suoi iscritti. In Italia il principale centro di ricerca si chiama Istituto italiano privacy, finanziato da «persone fisiche, studi legali, aziende anche multinazionali e dalla Commissione Europea all’interno del programma Orizzonte 2020». Per formare e aggiornare gli esperti della privacy, l’Istituto diretto dall’avvocato Luca Bolognini propone un corso avanzato per «maestro della protezione dei dati». A ottobre è cominciata la terza edizione. Le prime due hanno impegnato 850 discenti per un totale di 400 ore di insegnamento. «Iniziativa unica in Italia», viene declamato, tant’è che la frequenza minima è del 75 per cento, si finisce a luglio, si viene esaminati con prove scritte, si è inseriti in uno speciale albo, si è patrocinati dal Garante della privacy, si seguono le lezioni dei membri del Garante della privacy. Apprendimento ineludibile per chi lavora nel settore e soprattutto non replicabile perché gratuito. Offre Facebook. Paga Zuckerberg. Come organizzare il raduno degli ambientalisti col contributo dell’associazione dei petrolieri.

 

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Bolognini e colleghi sono assai sensibili pure alle questioni sociali. Per esempio, educatori e genitori si domandano come contenere il fenomeno del bullismo sui social che si può manifestare su Facebook, su Instagram o anche con un messaggino su Whatsapp. Perciò l’Istituto italiano per la privacy, in collegamento col Garante, ha creato il «Centro italiano anti cyber bullismo» grazie ai soldi di Facebook, Microsoft e Google. Il consiglio (advisory board) di Binario F, un comitato scientifico che si riunisce un paio di volte all’anno e i cui componenti non percepiscono compensi, è un manuale per le buone maniere lobbistiche. Il tema bambini è delicato, e parecchie sono le insidie. Dunque non sorprende trovare in Binario F il professor Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e membro della commissione vaticana di papa Francesco per la tutela dei minori. Telefono Azzurro e Binario F hanno condiviso numerosi progetti. Quando non c’era la pandemia, i ragazzi hanno partecipato agli eventi di Binario F con Telefono Azzurro. Ce n’era uno dal titolo: i giovani come stanno vivendo la rivoluzione digitale? Su Facebook o Instagram, probabilmente. Sospesi gli incontri al Binario F, lo scorso anno, Telefono Azzurro ha scritto con il gruppo Meta la guida alle famiglie per Instagram.

 

L’ingresso in Binario F dell’avvocato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, è un caso fitto di coincidenze e di stravaganze. Nel marzo del 2018, infatti, Dona segnalò all’Antitrust una pratica commerciale scorretta che ha portato a una multa di 7 milioni di euro a Facebook, un’inezia rispetto al danno ben più evidente ai suoi metodi: «È una nostra vittoria!», esultava due anni fa l’avvocato. Invece a dicembre lo stesso Dona ha concluso il ciclo di sette episodi del podcast “Innovazione quotidiana”, realizzato con il gruppo Meta, per «diffondere informazioni utili per un utilizzo responsabile dei social», fanno sapere all’Espresso fonti ufficiali dell’azienda di Zuckerberg. Già da anni, ci tengono a precisare, il gruppo Meta ha aiutato l’Unione nazionale consumatori ad allestire il premio intitolato a Vincenzo Dona, fondatore dell’associazione e padre dell’avvocato Massimiliano.

 

Il ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao

Il consiglio di Binario F sta per essere rinnovato. L’attuale presidente è il banchiere, accademico e politico Francesco Profumo. Vi figurano ancora la professoressa Maria Cristina Messa, ex rettore della Bicocca di Milano e odierna ministra dell’Università, che fu cooptata perché rappresentante italiana con delega all’innovazione di Orizzonte 2020, come già detto si tratta di un piano europeo con una dotazione di 80 miliardi di euro rimpinguata con la pandemia. Al ministero dell’Economia e all’Agenzia per il digitale si occupava di innovazione anche il direttore generale Francesco Paolo Schiavo, da febbraio in servizio al ministero del Turismo, e ormai in uscita dal consiglio di Binario F.

 

In questo periodo di turbolenze internazionali per la sua reputazione, il gruppo Meta ha infittito il dialogo con le istituzioni che a lungo hanno sottostimato le multinazionali della Rete. Si è prodigato nel porgere spiegazioni al Garante della Privacy. Ha fornito i migliori dirigenti all’Autorità di garanzia per le comunicazioni (Agcom) per “allenare” - con i soliti corsi - i politici alla campagna elettorale delle Regionali e per il Referendum costituzionale dell’autunno 2020. In una postilla del suo rapporto annuale l’Agcom ha segnalato che il gruppo Meta l’ha riconosciuta come «relatore di fiducia»: le sue segnalazioni per contrastare l’incitamento all’odio verranno sempre «acquisite e trattate» dalla multinazionale. Un grosso risultato.

 

Binario F, 900 metri quadri tra le mura della stazione Termini di Roma, è il luogo fisico in cui la lobby Facebook si manifesta concretamente, un luogo che va oltre la pura dimensione virtuale. È uno spazio, come recita la presentazione, «a disposizione di studenti, imprenditori, aziende, sviluppatori (…) per migliorare le proprie conoscenze digitali e impararne di nuove». Il messaggio è lampante. Come pure l’obiettivo dell’operazione. Binario F plasma l’universo digitale in cui si muovono aziende, istituzioni e cittadini per farne strumenti utili allo sviluppo del più influente social network del pianeta. La struttura destinata a ospitare «corsi, seminari e programmi formativi» è stata inaugurata nell’ottobre del 2018. Da allora, dicono al gruppo Meta, almeno 150 mila italiani hanno partecipato alle iniziative di Binario F, che da due anni, causa pandemia, si svolgono in Rete. Il social di Zuckerberg ha concesso la sua piattaforma, e il suo marchio, per promuovere luoghi, eventi, conferenze, attività culturali: il Parco dei Castelli Romani e la Reggia di Caserta, il Mart di Rovereto e il Teatro San Carlo di Napoli. Anche i comuni di Genova, Orvieto, Rovigo, Trieste hanno scelto Binario F come veicolo di promozione turistica. Il logo di Facebook ha poi accompagnato le conferenze sugli argomenti più disparati: violenza sulle donne, cambiamenti climatici, salute mentale al tempo della pandemia. Lo spazio all’interno della stazione Termini dovrebbe infine diventare, almeno nelle intenzioni, una palestra per le aziende alle prese con la trasformazione digitale dei loro affari. «Sosteniamo lo sviluppo delle imprese - assicurano gli organizzatori - offrendo corsi di formazione su come utilizzare gli strumenti di Facebook e la pubblicità sulla piattaforma in modo efficace». Grande attenzione alle aziende emergenti, le «startup», che nascono e crescono sul web e impiegano i social come vetrina pubblicitaria e mezzo di comunicazione.

 

Luigi Capello

Così Binario F ha incrociato il percorso di LVenture group, azienda quotata in Borsa partecipata da Luiss, l’università romana controllata dalla Confindustria. Nel settembre scorso è stato siglato l’accordo tra il gruppo Meta e LuissEnLabs, l’acceleratore di startup che fa capo a LVenture e Luiss. Con questa intesa, le aziende appena nate finiscono sotto l’ala di Facebook, che si impegna a «supportarne lo sviluppo». La multinazionale di Zuckerberg mette il suo marchio sulle imprese innovative della scuderia di LuissEnLabs e allo stesso tempo si garantisce un legame con il mondo di Confindustria. Il protagonista del patto è Luigi Capello, che è il socio principale e l’amministratore delegato di LVenture, società forte di un portafoglio di oltre 80 startup. Anche Capello siede nel consiglio di Binario F, di cui è anche il padrone di casa, visto che l’accordo di partnership con la piattaforma social comprende tra l’altro l’uso dei locali nella stazione Termini, che fanno parte di uno spazio più ampio gestito dall’azienda guidata da Capello. In attesa dei futuri successi delle startup, LVenture, che viaggia con i conti in rosso, si regge sull’affitto dei locali all’interno della stazione ferroviaria di Roma e di altri, più piccoli, a Milano.

 

Il gruppo Meta non propone ai clienti dei prodotti apparentemente gratuiti, ma degli stili di vita. Se ci fosse un fenomeno di solipsismo collettivo, se fosse non più di socialmente tollerato fotografare i piatti al ristorante su Instagram o raccontare il viaggio esotico su Facebook, se qualcuno scoprisse o si convincesse che i social sono pericolosi, sarebbe un bel guaio per Zuckerberg. Quindi il gruppo Meta si preoccupa anche di confermare il suo modello e di renderlo sempre più inscalfibile. Deve piacere ai pensionati, ai professionisti, alle nuove generazioni. L’ex ministra Giovanna Melandri, presidente del Maxxi, ha trascinato a Binario F o ideato con Facebook le attività per gli studenti liceali del museo delle arti contemporanee di Roma. I ministeri della Salute e dell’Istruzione hanno canali ininterrotti di confronto col gruppo Meta. Però il punto di contatto tra Facebook e le istituzioni italiane (incluso il governo) è Pa Social. Questa è un’associazione di comunicatori esperti di social, perlopiù portavoce di ministeri, enti pubblici, aziende partecipate. Il presidente è Francesco Di Costanzo. Pa Social ha l’agio di interagire col pubblico e il privato, in modo distinto o anche assieme. Di Costanzo e colleghi “addestrano” la pubblica amministrazione su mandato del gruppo Meta. Si impara a interloquire con i cittadini attraverso Facebook, Instagram, Whatsapp. Sempre con i corsi. Sempre gratuiti. È fondamentale avere adepti, non clienti. I clienti cambiano gusti, gli adepti no. Pa Social è il tramite di Facebook con l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e per tante altre occasioni di discussione con le istituzioni.

 

Il ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao

A settembre Pa Social, che ha fra i suoi iscritti comunicatori in servizio nei ministeri del governo di Mario Draghi, ha lanciato la Fondazione Italia Digitale per essere centrale durante la ricchissima transizione digitale finanziata con le risorse e i prestiti europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Partecipare ai bandi e trasferire le istruzioni a chi vuole partecipare, e ovviamente comunicare, divulgare, fare consulenza e la classica lobby. Il presidente è Di Costanzo. Il gruppo Meta è socio sostenitore. Facebook deve monitorare una fase di cambiamento come la transizione digitale.

 

Nel giorno del varo di Fondazione Italia Digitale c’era l’intero dicastero dell’Innovazione col ministro Vittorio Colao e la sottosegretaria Assuntella Messina, il ministro Patrizio Bianchi (Istruzione), la sottosegretaria Anna Ascani (Sviluppo economico). Pa Sociale e Fondazione Italia Digitale sono già pronti alla transizione digitale. Il gruppo Meta o Facebook è lì accanto. Un cuoricino alla volta. 

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