«A voler essere gentili: questo testo non sembra scritto da un giureconsulto di raffinata scienza giuridica». È Luigi Manconi a indicare quello che non va nelle misure licenziate dal Consiglio dei Ministri, pubblicate in Gazzetta Ufficiale per contrastare i rave party. Perché difatti è questo, il punto. Le norme introdotte anche in conseguenza al rave organizzato negli ultimi giorni a Modena sono scritte male.
«Manca proprio quella tassatività che è uno dei requisiti fondamentali di ogni norma ed è proprio questo che consente alla norma stessa di essere applicata estensivamente». Non solo rave dunque: «Un’iniziativa pubblica in un centro sociale si presta magnificamente a essere interpretata attraverso questa nuova fattispecie penale dal momento che parte dei centri sociali si trovano appunto in sedi magari abbandonate da decenni».
Una legge delicatissima, su cui anche Forza Italia -minoranza della maggioranza- si è mostrata scettica. Il decreto introduce all’articolo 5 un nuovo tipo di reato, che viene descritto come «l’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica». Prevede una pena da tre a sei anni di reclusione e una multa da 1.000 a 10mila euro per chi «organizza o promuove» il raduno, mentre per chi partecipa «la pena è diminuita»: a discrezionalità del giudice.
Il timore è che la norma venga poi applicata a raduni e manifestazioni che con i rave party non hanno niente a che fare, per esempio le proteste studentesche. «Ma non solo», sottolinea Angelo Schillaci, professore associato di diritto pubblico comparato all'Università “Sapienza” di Roma. «Questa è una norma che potenzialmente può riguardare tutte le riunioni in luogo pubblico non preavvisate all’autorità. L’articolo 17 della Costituzione prevede un preavviso per le riunioni in luogo pubblico. Ma non tutte le riunioni possono essere annunciate: pensiamo soltanto all'occupazione di scuola e università che, per loro natura, non sono preavvisabili. A ciò aggiungo che il mancato preavviso non è sufficiente a sciogliere la riunione: è necessaria un’attuale violazione dell’ordine pubblico. Tutto al contrario, questa norma anticipa la valutazione parlando del mero pericolo per l’ordine pubblico, la sicurezza, l’incolumità o la salute pubblica lasciando così un larghissimo margine di discrezionalità all’autorità di pubblica sicurezza».
Un esempio, nel segno della chiarezza. Schillaci: «L’autorità viene a sapere che nel contesto di una del tutto pacifica occupazione scolastica si fa uso di cannabis: potrebbe ritenere che sussista un pericolo per la salute pubblica e dunque il nuovo reato del 434 bis. La valutazione è anticipata e caratterizzata da un larghissimo margine di discrezionalità. Questo per me è incostituzionale, perché l’articolo 17 parla di “comprovati motivi”: motivi cioè e devono essere attuali, presenti, motivati nel dialogo tra gli organizzatori e l’autorità di pubblica sicurezza».
Analoghi problemi si pongono ad esempio per quelle manifestazioni, preavvisate e dunque pienamente legittime, in cui vi siano ad esempio deviazioni rispetto al percorso, temporanea occupazione di parchi o aree verdi o addirittura tentativi di entrare in palazzi pubblici: a queste deviazioni non preavvisate potrebbe applicarsi la nuova norma, con tutte le gravi conseguenze del caso.
L’argomento è già caldo nelle assemblee universitarie e nei collettivi di Istituto. Mentre si apre una stagione di scioperi. Dopo l’occupazione del Liceo Albertelli a Roma e l’occupazione della Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza, è prevista una grande mobilitazione studentesca nazionale il prossimo 18 novembre organizzata da Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari e allargata a tutte le realtà studentesche del Paese. «Tra tanti i temi quello della repressione del dissenso sarà al centro della mobilitazione», assicura Carlo, rappresentante del liceo Croce di Roma. Per Rete Studenti Medi il decreto anti rave «È una misura liberticida e pericolosa», mentre dal collettivo di Scienze Politiche Sapienza, Tommaso spiega: «Questa è un provvedimento perfettamente in continuità con l'atteggiamento repressivo del nuovo governo, già dimostrato una settimana fa con le violente cariche nei confronti degli studenti di scienze politiche alla Sapienza, che incapace di rispondere alle esigenze dei cittadini e alla crisi si nasconde dietro provvedimenti identitari cercando di reprimere le forme conflittuali di dissenso e colpendo così i movimenti studenteschi, i centri sociali e le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici».
Camilla Piredda, rappresentante del sindacato Unione degli universitari (Udu) chiede a gran voce che il Governo e il Parlamento cassino l’apposita sezione del dl. «Una norma liberticida caratterizzata da una definizione tautologica del reato, volta potenzialmente solo ed esclusivamente a punire chiunque esprima liberamente e pacificamente un dissenso verso una misura, un principio o un provvedimento».
La reazione degli studenti si annuncia così compatta. Occupazioni, autogestioni, sit in: promettono di essere il primo grande movimento popolare di protesta contro il governo Meloni. Un governo impaurito sottolinea Manconi: «Mi impressiona un fatto: è trascorsa meno di una settimana e sono stati trasmessi messaggi connotati in particolare sotto il profilo culturale. È come se il governo impaurito dalle enormità dei problemi economici e sociali abbia scelto, opportunisticamente, di assumere provvedimenti-manifesto. Cioè di intervenire in particolare nei processi di formazione dell’opinione pubblica. Con un mix di misure autoritarie. Oppure, come nel caso del provvedimento relativo ai medici no-vax o alla cancellazione del tetto dei contanti, provvedimenti permissivi. Cioè rispondenti a un’insofferenza verso le regole. Viene in mente l’antica e magistrale gag di Corrado Guzzanti con la quale definiva il Polo delle libertà (“Facciamo un po’ come cazzo ci pare” N.d.R)».