AGGIORNAMENTO 20 GENNAIO: La replica della vedova Matacena e la nostra risposta
Amedeo Gennaro Raniero Matacena, armatore e politico, è morto a Dubai il 16 settembre 2022 poche ore dopo avere festeggiato il suo cinquantanovesimo compleanno insieme all’ultima compagna, Maria Pia Tropepi, 41 anni, nata anche lei il 15 settembre e sposata con Amedeo secondo notizie apparse lo scorso agosto.
Al momento della morte, improvvisa e imprevista, Matacena era latitante da nove anni e tre mesi. A giugno del 2023 avrebbe ritrovato la libertà perché la sua condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, allo scadere dei dieci anni, sarebbe diventata inesigibile, dunque annullata. Inoltre aveva recuperato da qualche settimana il suo patrimonio visibile, custodito nella holding italiana Amadeus e dissequestrato dal tribunale. A questo si aggiungeva la sua quota di eredità della madre, Raffaella De Carolis, morta anche lei a Dubai il 18 giugno 2022 poco dopo essersi trasferita negli Emirati con il figlio. Anche la signora De Carolis era stata coinvolta nell’indagine sulla fuga all’estero di Amedeo junior che nel 2014 ha portato in carcere l’ex nuora Chiara Rizzo e, con grande clamore mediatico, l’ex ministro forzista Claudio Scajola, oggi sindaco di Imperia, tuttora sotto processo d’appello a Reggio Calabria per l’inchiesta Breakfast aperta dal pubblico ministero Giuseppe Lombardo.
La procura di Reggio, secondo quanto risulta a L’Espresso, ha chiesto al ministero di Grazia e Giustizia di indagare sulle morti di Matacena e della madre che considera sospette. Il fascicolo è stato affidato a Sara Parezzan che ha anche sequestrato uno dei testamenti della madre di Amedeo. Per quanto macabro possa suonare, la salma di un latitante appartiene allo Stato e allo Stato deve essere restituita per eventuali accertamenti medico-legali. La competenza territoriale spetta alla Procura di Roma salvo che Reggio riesca dimostrare di avere buoni motivi per occuparsi dei fatti. I buoni motivi sono collegati a un altro importante processo, ’Ndrangheta stragista, dove alcuni collaboratori di giustizia come Pino Liuzzo hanno evidenziato il ruolo di Matacena come ufficiale di collegamento fra la politica e le cosche, ancora prima che Marcello Dell’Utri lo nominasse coordinatore regionale della Calabria per Forza Italia.
L’intervento della magistratura e dei familiari ha bloccato la cremazione dei due corpi che, secondo la vedova Maria Pia Tropepi detta Mapi, era nella volontà di suocera e marito. Per l’esattezza, la cremazione di Raffaella De Carolis è stata fermata dal suo secondogenito Elio, che vive a Roma e controlla due immobiliari a Miami (Ghope e Mhope). La cremazione di Amedeo è stata fermata, oltre che dalla Procura reggina, dai due figli dell’ex politico azzurro. Il primo, avuto dalla presentatrice tv Alessandra Canale, si chiama Amedeo come il padre e il nonno, e lavora come investment analyst a Invitalia. Il secondo, 23 anni, vive a Montecarlo ed è figlio di Chiara Rizzo, appena uscita dal processo Breakfast con la rinuncia all’appello della Procura generale. I due fratelli non hanno rapporti per la differenza di età ma c’è un tentativo di coordinare la strategia sulla morte del padre fra il legale di Athos, Bonaventura Candido, e quello di Amedeo, Francesco Cicciola, molto attivo negli Emirati e socio di Paolo Costantini, il capo antenna dei servizi dell’Aise negli Eau al tempo dell’arresto di Matacena. Cicciola e Costantini, che ha parlato di protezioni ad alto livello statale per il latitante Matacena, non hanno commentato con l’Espresso.
Ma c’è la voglia di andare fino in fondo. Athos ha anche avanzato sospetti sull’ultima compagna del padre che ha replicato accusandolo di scarso amore filiale. Eppure è stata lei il 16 settembre, ad avvertire Athos Matacena della morte del padre attraverso messaggi scritti e vocali. Poco dopo della neosignora Matacena si perdeva ogni traccia, inclusi i profili social, tutti chiusi nel giro di poche ore. Aveva dichiarato di essere incinta di due gemelli ma anche i suoi legali ne dubitano, a cominciare da Renato Vigna del foro di Palmi, noto alle cronache per avere patrocinato il Grande Oriente d’Italia, di cui è membro con il ruolo di giudice della corte centrale, nella causa per diffamazione contro il magistrato in pensione Agostino Cordova, autore di una storica indagine sulla massoneria negli anni Novanta.
«La signora Tropepi non è più mia cliente», dice Vigna a sorpresa. «Difendevo Amedeo che conoscevo da quando era consigliere comunale a Reggio, e stavo seguendo il suo ricorso contro la condanna per mafia alla Corte europea, sulle basi della giurisprudenza creata dal caso di Bruno Contrada. Amedeo mi ha chiesto di fare i salti mortali per ottenere il divorzio di Tropepi in Italia e risposarsi a Dubai. La gravidanza dovrebbe essere arrivata a buon fine perché era prevista a novembre. Lo spero o sarebbe stata tradita la mia fiducia».
La questione gravidanza resta poco chiara. L’Espresso ha potuto parlare con Stefania Franchini, avvocato italiano con base negli Emirati da quasi trent’anni che ha preso come cliente Tropepi e che in Italia è nota per l’affare dell’imprenditore Massimo Sacco, condannato per droga a 27 anni da una corte emiratina e graziato tre anni fa per intervento di Franchini. «La mia cliente non rilascia dichiarazioni», dice Franchini sull’affare Matacena.
Franchini è stata citata da Francesco Pazienza, custode di molti misteri d’Italia, come colei che ha aiutato l’allora senatore forzista reggino, e avvocato, Nico D’Ascola a scrivere i trattati bilaterali con gli Eau che avrebbero salvato Matacena dall’estradizione. Per queste frasi D’Ascola ha citato in giudizio Pazienza per diffamazione. La prima udienza è prevista a Firenze il 21 febbraio del 2023.
Insieme a Franchini lavorano per Tropepi due colleghi dall’Italia. Sono Carlo Zaccagnini e Alessandro Gamberini, noto per la difesa di parte civile nel processo sui crimini della Uno Bianca e per il patrocinio di Carola Rackete.
Tropepi, pur nata a Lamezia e a lungo residente a Sinopoli, un paesino della piana di Gioia Tauro commissariato per infiltrazioni del crimine organizzato con decreto dello scorso giugno, si dice discendente dei conti francesi Le Couteulx e laureata in medicina alla Federico II di Napoli. Ciò non toglie che, secondo quanto risulta all’Espresso, abbia processi penali pendenti a Reggio legati alle sue avventure nella dietologia con la dieta del sondino elaborata dal medico campano Vincenzo Siano. Ma il dottor Siano non ha risposto alle richieste di chiarimenti dell’Espresso e alla Federico II il nome Tropepi è ignoto. Sull’argomento l’avvocato Franchini taglia corto: «Non so se è laureata. Non ho il dovere di controllare i titoli di studio dei miei clienti». Di certo, il legale italiano con base nello studio Tlg di Abu Dhabi è un’esperta, fra l’altro, di diritto della famiglia secondo la shari’a tanto da scriverne, cinque anni fa, sulla rivista Abu Dhabi Week in un articolo dal titolo “Family laws: know your rights”.
In sintesi, la legge emiratina non consente il concubinaggio soprattutto in casi di persone note come Amedeo e Mapi. La coppia aveva esibito la sua relazione con un lungo articolo su Adn Kronos che, a ben guardare, è stato firmato non da un giornalista ma da una società di pr, la TiLinko di Img solutions srl.
Dopo l’approvazione della legge 14 del 2021 il matrimonio nel paese del Golfo è consentito anche a chi non si converte all’Islam, mentre prima i non musulmani potevano sposarsi solo in ambasciata o al consolato secondo la legge dello stato di provenienza. Gli Emirati hanno anche introdotto un tribunale della famiglia per non musulmani. Ma fra i requisiti necessari per sposarsi c’è un documento che provi l’inesistenza di matrimoni precedenti.
Un documento dell’anagrafe italiana consultato dall’Espresso e datato 20 settembre 2022, quindi quattro giorni dopo la morte di Matacena, mostra che l’ex politico ha divorziato da Chiara Rizzo, risposatasi nel frattempo, nel novembre 2019. Tropepi invece risulta ancora sposata. E se negli Eau non si scherza sul concubinaggio, ancor meno è gradita la bigamia soprattutto per un’imprenditrice che è tuttora attiva attraverso un centro di estetiste che si chiama Gada e una clinica che si chiama Centermed.
Il matrimonio a Dubai è una complicazione in più dei rapporti all’interno della famiglia Matacena, storicamente segnati da liti e parziali riconciliazioni. La prima rottura traumatica avvenne tra Amedeo Matacena senior, padre di Amedeo Gennaro Raniero e monopolista per decenni dei collegamenti navali sullo Stretto con la Caronte, e il fratello minore Elio. La quota societaria di Amedeo fu liquidata nel 1998 con 120 miliardi di lire, in larga parte cash.
Elio junior, che porta il nome dello zio, era in pessimi rapporti con il fratello fuggitivo. «Non avevo contatti con Amedeo da cinque o sei anni», dichiara. «Non conosco la vedova, se vogliamo chiamarla così, ma ho incontrato Vigna che al tempo era un fervido sostenitore del trasferimento a Dubai di tutti i soldi di mia madre». Secondo i legali vicini alla vicenda Matacena, non era rimasto molto nel conto presso la Compagnie monégasque de banque di Montecarlo. I 40 miliardi accreditati dal marito Amedeo senior a fine 2000, diventano circa 10 milioni di euro e nel 2004, un anno dopo la morte dell’armatore, passano ai figli. Nel suo ultimo viaggio a Dubai Raffaella De Carolis ha trasferito circa 2 milioni di euro. Ma è praticamente impossibile quantificare la ricchezza effettiva dei Matacena, accumulata in decenni di attività armatoriali legittimamente insediate all’estero, fra Panama e i paradisi offshore dei Caraibi. Oltre ai soldi c’erano gioielli, immobili e dalla casa reggina della signora Matacena, svaligiata dopo la sua morte, sarebbero scomparsi quadri da museo (Utrillo, De Chirico) durante un blitz in luglio, quando Amedeo era ancora vivo. Anche su questo è in corso un’indagine. Un’altra circostanza mostra le tensioni in famiglia. Dai manifesti funebri apparsi sui muri di Reggio e datati 19 settembre Dubai è stato cancellato a pennarello, uno per uno, il nome del figlio Athos su ordine della madre Chiara. Nella lista dei condolenti sono rimasti la moglie Mapi e gli amici. Quali amici è difficile dire. Amedeo aveva rotto con molti di loro così come aveva esonerato la maggior parte degli avvocati che lo seguivano da anni. Fra gli ex amici si conta il latitante brindisino Antonio Epifani che aveva lavorato con Matacena nel noleggio yacht della Dream Tours dopo la sua scarcerazione dalla prigione per stranieri di Dubai nell’autunno 2013.
Inoltre Amedeo non aveva smesso di litigare con l’ex moglie Chiara perché riteneva che lei si fosse appropriata di cose sue. «C’erano stati contatti», dice nel suo studio di Messina l’avvocato Bonaventura Candido, «per appianare questo dissidio dopo una serie di messaggi piuttosto pesanti di Amedeo. Ma nell’Amadeus c’era poco o nulla e l’appartamento di Miami è di Chiara e di Athos». Anche la motonave Athos Matacena, ormeggiata al porto di Reggio per anni, è stata appena venduta come rottame per 1,2 milioni di euro.
La linea ereditaria è complicata dalle volontà dei morti. Gli eredi di Raffaella De Carolis sono i figli Amedeo ed Elio ma esistono due testamenti della signora. Morto Amedeo, gli eredi sono i figli Amedeo e Athos, più la moglie Mapi che è anche esecutore testamentario del marito. Sull’ammontare del patrimonio tutti i legali concordano: tanti debiti. Ma ci sono troppe persone intorno all’alveare perché l’alveare sia vuoto. E poi c’è un’altra pista, più inquietante. La sintetizza Corrado Politi, per anni difensore di Amedeo prima di una recente rottura. «Magari Amedeo voleva rientrare in Italia per parlare. Non da pentito perché a giugno sarebbe stato libero ma per una collaborazione di tipo dichiarativo. Forse qualcuno lo ha voluto bloccare». Dagli archivi riemerge una frase di Matacena del marzo 2015. «Se succedesse qualcosa a me o ai miei familiari, verrebbero consegnati e pubblicati in Italia i numeri dei conti correnti svizzeri sui quali sono state depositati soldi delle tangenti Telekom Serbia». Tangenti o mafia, Matacena era l’uomo che sapeva troppo.