Avanzi vegetali diventano fiocchi di biomateriale adatto a realizzare oggetti di ogni genere. Così tre ragazzi trasformano il riciclo in un'opportunità

Dalle bucce di arancia alle lampade stampate in 3D: la startup che trasforma gli scarti in design

Lampade, sgabelli, cestini e vassoi realizzati da bucce, gusci, semi e fondi del caffè. Lo scarto organico alimentare diventa un nuovo materiale totalmente biodegradabile e compostabile, adatto a tutte le forme della stampa 3D. L’idea è venuta a tre amici di Milano: Ivan Calimani, Yack Di Maio e Martina Lamperti. Ivan stava lavorando a un biomateriale a partire dalla patata, mentre Yack e Martina erano già esperti di progetti e stampe in 3D. 

 

Perché non unire le esigenze e cercare di produrre un filamento nato dagli scarti alimentari e in grado di sostituire la plastica? L’intuizione funziona e rapisce i ragazzi, ma necessita di ostinazione, ricerca e tanto materiale di scarto. La società Autogrill ne vede il potenziale e aiuta l’avvio del progetto fornendo le bucce d’arancia consumate al banco. 

 

Dopo più di un anno di ricerche e tentativi arriva il risultato. I semi, le bucce e i fondi del caffè vengono tritati, essiccati e diventano polvere che, unita a un collante naturale nato dalla fermentazione batterica degli zuccheri, si trasforma in coriandoli adatti a essere scaldati e diventare un filamento. Rekrill è il risultato del processo e prevede ancora un ultimo step: il biomateriale, a questo punto, può adattarsi a qualsiasi nuova forma compatibile con la stampa 3D. Lampade, vassoi, cestini utili alla stessa realtà che ha fornito lo scarto chiudono il ciclo d’economia circolare. 

 

Krill Design produce anche una propria gamma di oggetti, tra cui lampade e a breve anche sgabelli, per mostrare alcune applicazioni realizzabili, ma l’obiettivo principale è di dare un nuovo valore agli scarti organici delle aziende trasformandoli in prodotti di eco-design e mostrando un modo innovativo di gestire il riciclo dei rifiuti. Le collaborazioni sono già molteplici e vantano grandi marchi come Sanpellegrino, Seletti, Lavazza, Enel e il comune di Milano.

 

Entro il 2024 si punta a vendere direttamente il filo di biomateriale a qualsiasi studio di progettazione e stampa 3D. Non stupitevi dunque, se consumando un caffè o bevendo un’aranciata, una voce vi dirà «Io un giorno diventerò dell’altro».

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