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Attualità
ottobre, 2023

Precari, sottopagati ed esternalizzati: così vengono trattati i lavoratori dei musei

Il caso della Valle Camonica è un esempio di come funziona il settore in molte parte d'Italia. Paghe che sfiorano i 6 euro l’ora e un contratto che non corrisponde alle mansioni reali. Con la ditta che ha vinto l’ultima gara d’appalto commissariata per sfruttamento del lavoro

Sono esterni, precari e sottopagati. Ma, quando hanno deciso di non prendere servizio, i musei statali della Valle Camonica, nella Lombardia orientale, tra le province di Bergamo e Brescia, sono rimasti chiusi. Dimostrando l’importanza del loro operato per il funzionamento quotidiano dei tre siti - il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri in località Naquane, il Museo Nazionale delle Preistoria della Valle Camonica a capo di Monte, il Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica a Cividate Camuno - in cui da 8 anni 13 persone (ad oggi) lavorano senza diritto a una paga dignitosa, riassorbiti di appalto in appalto, accanto al personale interno del ministero della Cultura. 

 

Lo sciopero è stato a dicembre 2022, quando la ditta Cosmopol di Avellino ha vinto la gara d’appalto indetta dalla la Direzione Regionale Musei Lombardia e ha chiesto al personale esterno di firmare il nuovo contratto «mai visto prima - spiega una lavoratrice - nel parcheggio di un centro commerciale. A poche ore da quando sarebbe dovuto entrare in vigore. Un contratto, abbiamo capito poco dopo, che proponeva condizioni peggiori delle precedenti: una paga di 5,37 euro lordi l’ora». Grazie alla resistenza dei lavoratori e alla contrattazione sindacale la retribuzione oraria è cresciuta fino a 6,25 euro lordi. Ma il contratto collettivo nazionale di riferimento è rimasto quello dei servizi fiduciari e vigilanza privata, livello D. 

 

«Un contratto nato per la vigilanza non armata, che non ha niente a che vedere con i luoghi della cultura: qui accogliamo i visitatori, diamo informazioni, stacchiamo i biglietti. Tanti di noi sono formati proprio per questo, altri hanno imparato sul campo», spiega Elisa, una delle lavoratrici, laureata in antropologia. «In uno dei tre siti siamo anche gli unici lavoratori. Non ci sono i dipendenti del ministero, senza di noi il Museo non apre proprio. Siamo ormai da 8 anni parte indispensabile del meccanismo. Vorremmo che quegli stessi enti e persone che spendono tempo e parole a ricordare il valore e la bellezza del patrimonio culturale italiano, valorizzino anche le persone che ci lavorano, che rendono possibile visitarlo, offrendoci un posto stabile e paghe dignitose».

 

Ma non succede: la ditta Cosmopol è stata commissariata dalla magistratura di Milano per pratiche di sfruttamento lavorativo e buste paga «sotto la soglia di povertà» - «per noi non è cambiato niente, solo i responsabili a cui dobbiamo fare riferimento», spiega Elisa. Ed è lo stesso bando della Direzione Regionale Musei Lombardia che è stato scritto per l’appalto a indicare che la tipologia di contratto per inquadrare i lavoratori esterni è quella servizi fiduciari e vigilanza privata. 

 

«Un tipo di contratto già di per se poco tutelante, il peggiore tra quelli firmati dai sindacati. Che con il settore della cultura non c’entra proprio nulla. Anche se dalle nostre indagini emerge che nei fatti è, invece, tra quelli che sta prendendo più piede, soprattutto al Nord, perché permette di tenere basso il costo del lavoro», spiega Federica Pasini, attivista di Mi Riconosci?, l’associazione nata dal basso a tutela dei professionisti dei beni culturali.

 

«Quello che succede in valle Camonica è esemplificativo di quello che succede in tutta Italia: manca il personale e il Ministero esternalizza il lavoro attraverso appalti al ribasso che causano condizioni di lavoro degradanti. La cosa che si può fare ora per i lavoratori esterni dei siti museali della Direzione regionale musei Lombardia è lavorare sul prossimo bando». In modo che agli operatori della cultura venga applicato il contratto di Federculture, invece espressamente dedicato ai dipendenti delle aziende dei servizi pubblici della cultura, del turismo, dello sport e del tempo libero, più coerente per gli obiettivi dell’appalto e dignitoso dal punto di vista retributivo . 

 

«Sempre se avremo ancora la possibilità di lavorare» - commenta Elisa - visto che da ottobre la Direzione regionale ha ridotto le aperture dei Musei solo al mattino dal martedì alla domenica. Una decisone presa senza aver avviato alcun confronto, comunicata con soli tre giorni di preavviso, che porterà alla riduzione di più di 400 ore lavorative mensili per gli operatori esterni che già, con una paga oraria di 6,25 euro lordi l’ora facevano molta fatica ad arrivare alla fine del mese»

 

«La decisione è da imputare alla carenza di personale interno al Ministero, e non, come segnalato sui siti ufficiali della Direzione, al consueto cambio orario da estivo a invernale, che non ha mai portato alla totale chiusura pomeridiana, e comunque ha sempre avuto inizio dal mese di novembre», si legge nel testo con cui la Filcams Cgil ha indetto lo stato di agitazione sindacale per i lavoratori esterni: «Spiace soprattutto evidenziare il mancato riguardo nei confronti non solo delle lavoratrici e dei lavoratori esterni, che da anni garantiscono l’apertura dei siti tanto quanto i dipendenti statali, ma anche dei visitatori, degli operatori turistici del territorio e della cittadinanza, che restano completamente esclusi da qualsiasi possibile confronto con la Direzione Regionale Musei Lombardia riguardo all’apertura di un bene pubblico come il Parco di Naquane». Che l'Unesco ha riconosciuto patrimonio dell'umanità.

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